…solo il nome, basterebbe solo quel nome così ruvido – che dev’essere pronunciato con quella raucedine più tipica dei livornesi che dei fiorentini (e infatti mi ha sempre stupito che fosse fiorentino – ‘marino groovy’ è un nome ASSOLUTAMENTE, PERFETTAMENTE livornese, che avrebbe avuto la sua collocazione ideale al mercatino americano piuttosto che a du’ metri dalla tomba di francesco landini in san lorenzo). ancora oggi, a trent’anni di distanza, la sola pronuncia di quel nome è capace di fare terra bruciata di giorni e giorni di serie riflessioni su un qualsiasi serio argomento. è talmente DEVASTANTE da rasentare la commozione. non mi dispiacerebbe affatto se fossero le mie ultime parole (visione sublime: ve la immaginate? io morente nel letto con intorno figli e nipoti che piagnucolano – e a un tratto: “shh, zitti, zitti!!! babbo sta dicendo qualcosa!… dicci qualcosa, babbino! cosa vuoi dire, babbino?! e io con un filo di voce: “ma… ma… ma…” – “vuoi la tua mamma? babbo, la tua mamma non c’è più!…”, e io, che faccio cenno di no con la testa e stringo le braccia di mia figlia: “ma… ma… mar… marì… MARINO GROOVY!”
già, ah ah ah ah ah ah! me l’ero dimenticato.
(una volta avevo detto, a commento di una notizia che celebrava le virtù rianimatrici delle canzoni di venditti, che se fossi andato in coma l’unica possibilità di risvegliarmi sarebbe stata quella di farmi sentire la sigla di ‘90° minuto’ – mentre venditti mi avrebbe sospinto oltre la soglia).
ah ah ah! grazie tiziano, non me lo ricordavo più.
No. L’avete evocata e ora ve la puppate. Fra parentesi, a me mi piaceva sempre quell’improvvisato giro d’Italia “impellicciato”: la nostra Toscana, la nostra Liguria, da Milano a Palermo… Indimenticabile.
la toscana in pelliccia è un diritto… e anche la liguria in pelliccia… e di trieste… e la toscana in pelliccia… e da palermo a milano. Oggi stesso, vengono oggi stesso.
Un bacione a tutti sono onorato di voi.
Ah, Mammafranca:
la ricordo seduta di fronte alla ‘bottega’ di piazza XX, con la sua indicibile capigliatura e il trucco ‘drag-queen’, in mezzo ad algidi manichini di ‘belle-passere-impellicciate’
Era difficile – e forse inutile- tentare di capire chi fosse di plastica
Uno splendido cortocircuito tra ‘realta’ e ’simulacri’ che avrebbe potuto proiettare Livorno ai vertici dell’ arte contemporanea
(Mama al MOMA ? )
Idea per un racconto
[titolo provvisorio: Pet Terapy]
Robertino e’ un adolescente schizofrenico che gestisce assieme alla madre una piccola pellicceria [in Piazza XX] e nel tempo libero si dedica alla costruzione di piccoli robot.
Per combattere la solitudine decide di costruire delle donne robotiche che di giorno utilizza come manichini nella pellicceria di famiglia e di notte diventano le sue amanti.
Tutto procede nel piu’ tranquillo squallore finche la morte della madre sconvolge la sua vita. Robertino – imbottito di psicofarmaci – lavorando giorno e notte costruisce una replica della defunta.
La replica in processori e lattice – una parodia bionica dell’ originale – e’ un patetico fallimento ma, nella sua spettacolare iperbolicita’, si rivela perfetta per le televendite. Gli affari vanno a gonfie vele e Robertino a gonfie vene.
Lentamente pero’ l’androide si mostra dotata di una propria personalità, più umana e ‘reale’ di chi l’ ha costruita. Sofferente per il proprio aspetto ridicolo, e per le subroutine che la costringono nel ruolo della venditrice, capisce di essere un robot senziente circondata da umani miserabili. [riflessioni esistenziali]
Mammafalsa, delusa e amareggiata dalla vita, abbandona l’attivita’ di commercio di pellicce ["Mollo baracca e burattini !"] e – spacciandosi per un transessuale lituano – si avvia alla piu’ gratificante carriera della prostituzione [Torre del Lago] sotto la protezione di Marino Groovie.
Robertino – in preda al delirio e alla stizza – prova a rivelare la verita’ ma gli viene diagniosticata la Sindrome di Capgras e viene internato in una clinica psichiatrica.
Cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Capgras
Mi pare ottimo. Io terrei come titolo “Mamma Falsa”, che mi pare geniale. Abbiamo anche il regista. Mi sono scordato il nome del regista (Marco e Nicola lo sanno: un anno fa mi hanno propinato un suo agghiacciante film d’ambientazione livornese). Non dovrebbe essere un problema contattarlo.
Sulla sindrome di Capgras conoscerai senz’altro il racconto di Dick “L’impostore”.
Propongo che il racconto prosegua con un drammatico dialogo tra Marino Groovie e il simulacro di MammaFranca nel quale il lettore scopre che Robertino, credendo di costruire il PROPRIO simulacro di MammaFranca, in realtà operava, invasato e incosciente, per conto dell’ineffabile Marino Groovie. Egli gli aveva fatto credere tramite l’ipnopedia che la madre fosse morta e poi che lui l’avesse rimpiazzata con un simulacro. In realtà MammaFranca, viva e complice del disegno di Marino Groovie, poteva così liberarsi dell’ingombrante presenza del figlio e abbandonarsi al piacere più assoluto e corrotto.
Il lettore del racconto, a questo punto, è trascinanto attraverso un epico finale in un’orgia mascherata organizzata nei sinistri sotterranei di una fortezza medicea. Lì il corpo di MammaFranca si irrigidisce d’improvviso e, con un sordo suono metallico, attrae a sé l’attenzione di tutti gli orgianti. Pochi secondi trascorrono prima che qualcuno si renda conto di uno strano meccanismo simile a un orologio dentro uno degli occhi sbarrati di MammaFranca. Marino Groovie è sconvolto: che cos’era colei che aveva creduto una donna? Pochi attimi ancora e un’esplosione immane deflagra da quella MammaFranca “halb wesen halb ueberding”. Tutto distruggendo.
Complimenti Tiziano, ottimi spunti per lo sviluppo!
(in effetti il finale andava rivisto un po’ e Marino merita senz’altro piu spazio)
Dunque:
Robertino, mentre costruiva il ’suo’ simulacro di mamma, era manipolato da Marino Groovie – un potente ipnotelepate – che lo aveva convinto della morte di lei sicuro che l’avrebbe rimpiazzata con un simulacro. MammaFranka e’ viva e complice del piano di Marino con l’obbiettivo di liberarsi dell’ asfissiante presenza edipica del figlio e fuggire col Groovie.
A questo punto abbiamo:
M.Falsa che ha comnquistato l’autonomia di (falso) transgender a Torre del lago [niente protettori: e' 'free-lance']; M.Franka che convive con MG (ipno-telepate); Robertino (allucinato) in manicomio per equivoco diagnostico.
Robertino -tra un farmaco e l’altro- capisce tutto e fugge dal manicomio; i quattro si incontrano in un finale nei sinistri sotterranei di Fortezza Vecchia [ambientazione tra il finale de 'il terzo uomo' e ' la signiora di Shangay']
In seguito ad un confuso e furibondo combattimeneto le mamme vengono colpite.
Il Groovie, mentre sta per convincere a suicidarsi l’inerme Robertino, rivela di aver manipolato anche M.Franka per impossessarsi delle sue pellicce (e’ feticista…) e di aver organizzato tutto per ucciderla e far ricadere la colpa su di lui. Interviene pero’ M.Falsa (era solo ferita) che elimina l’ ipnotelepate liberando lui e Franka dalle sue perfide manipolazioni.
In un’ ultima scena sotto la pioggia [un classico] i tre si separano: una (non si capisce chi) andra’ a fare il – falso – transgender lituano a Torre del lago, l’altra a fare la – vera – maitresse in Lituania e Robertino proseguira’ verso un futuro senza mamme ne robot.
PS:
-No,non conosco quel racconto: dove si trova ?!
Cmq effettivamente pensavo qualcosa tra Dick e Almodovar in salsa labronica…
-Chi e’ il regista ?
[ovviamente per la musica poi vediamo ]
Siamo entrati nel post dell’anno, un anno freddo, speriamo di no. Antonio Cristiano è il regista, per il Mulholland Drive del nuovo decennio. Da Palermo a Milano.
@ mago
ah ah ah ah ah ah ah!!! mago, non perdi mai un colpo, eh? d’altronde, la classe non è acqua… un abbraccio e grazie infinite
@ zap
ho capito, vuoi tenermi sulle spine per un altro po’, via… ma la mia curiosità è salita a mille quando ho capito che sei di livorno. vabbe’, dai, vorrà dire che prima o poi mi farai un bausette nella vita reale (reale?!). un abbraccio anche a te.
Beh, visto che ormai avete deciso che si tratta di un film (vox POPuli…)lo ambienterei nel 1984 ca. e per la ’soundtrack’ mi affiderei al Trash duro&puro (qui i cultori non mancano !)
Intanto pero’ ho pensato ad alcune scene specifiche:
* Int.notte: M.Franka e M.Groovie svaccati sul divano pomiciano davanti alla TV(‘filmetti’,televendite,MTV)
[giochi di montaggio tra il clip in TV e il film]
* est. notte: M.Falsa ‘reload’ a Torre del Lago
ovviamente
-Franka Goes to Frau !-
* Robertino -con i manichini- ascolta ininterrottamente:
Duran Duran (Rio)
* Scene del finale in Fortezza:
Einstürzende Neubauten
* Robertino in manicomio e’ momentaneamente ossessionato dagli inni nazionali delle dittature africane
ahaha bellissimo!
ohiohiohi…l’avevo rimosso!
e qui scatta LA LODE.
È un po’ come la Nike di Samotracia della nostra adolescenza.
…solo il nome, basterebbe solo quel nome così ruvido – che dev’essere pronunciato con quella raucedine più tipica dei livornesi che dei fiorentini (e infatti mi ha sempre stupito che fosse fiorentino – ‘marino groovy’ è un nome ASSOLUTAMENTE, PERFETTAMENTE livornese, che avrebbe avuto la sua collocazione ideale al mercatino americano piuttosto che a du’ metri dalla tomba di francesco landini in san lorenzo). ancora oggi, a trent’anni di distanza, la sola pronuncia di quel nome è capace di fare terra bruciata di giorni e giorni di serie riflessioni su un qualsiasi serio argomento. è talmente DEVASTANTE da rasentare la commozione. non mi dispiacerebbe affatto se fossero le mie ultime parole (visione sublime: ve la immaginate? io morente nel letto con intorno figli e nipoti che piagnucolano – e a un tratto: “shh, zitti, zitti!!! babbo sta dicendo qualcosa!… dicci qualcosa, babbino! cosa vuoi dire, babbino?! e io con un filo di voce: “ma… ma… ma…” – “vuoi la tua mamma? babbo, la tua mamma non c’è più!…”, e io, che faccio cenno di no con la testa e stringo le braccia di mia figlia: “ma… ma… mar… marì… MARINO GROOVY!”
[buio pesto - fine - sipario]
(mi fa ‘na sega a me, jarry, eh?
)
Ma allora se tu dovessi andare in coma marino groovy subito dopo novantesimo minuto?
già, ah ah ah ah ah ah! me l’ero dimenticato.
(una volta avevo detto, a commento di una notizia che celebrava le virtù rianimatrici delle canzoni di venditti, che se fossi andato in coma l’unica possibilità di risvegliarmi sarebbe stata quella di farmi sentire la sigla di ‘90° minuto’ – mentre venditti mi avrebbe sospinto oltre la soglia).
ah ah ah! grazie tiziano, non me lo ricordavo più.
scusa, non resisto… anche questo turbò molti miei giorni, con quella polisemia ostentata:
bellissimo.
No. L’avete evocata e ora ve la puppate. Fra parentesi, a me mi piaceva sempre quell’improvvisato giro d’Italia “impellicciato”: la nostra Toscana, la nostra Liguria, da Milano a Palermo… Indimenticabile.
la toscana in pelliccia è un diritto… e anche la liguria in pelliccia… e di trieste… e la toscana in pelliccia… e da palermo a milano. Oggi stesso, vengono oggi stesso.
Un bacione a tutti sono onorato di voi.
sui commenti a questo post mi sa che le lodi si sprecano: signori, un tale spiedino di capolavori ‘un s’era mai visto… siamo davvero bravi
(mancherebbe, tra gli altri, il contributo del mago afono, ma solo a pensarci mi vengono i sudori freddi…)
Ah, Mammafranca:
la ricordo seduta di fronte alla ‘bottega’ di piazza XX, con la sua indicibile capigliatura e il trucco ‘drag-queen’, in mezzo ad algidi manichini di ‘belle-passere-impellicciate’
Era difficile – e forse inutile- tentare di capire chi fosse di plastica
Uno splendido cortocircuito tra ‘realta’ e ’simulacri’ che avrebbe potuto proiettare Livorno ai vertici dell’ arte contemporanea
(Mama al MOMA ? )
non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello.
Idea per un racconto
[titolo provvisorio: Pet Terapy]
Robertino e’ un adolescente schizofrenico che gestisce assieme alla madre una piccola pellicceria [in Piazza XX] e nel tempo libero si dedica alla costruzione di piccoli robot.
Per combattere la solitudine decide di costruire delle donne robotiche che di giorno utilizza come manichini nella pellicceria di famiglia e di notte diventano le sue amanti.
Tutto procede nel piu’ tranquillo squallore finche la morte della madre sconvolge la sua vita. Robertino – imbottito di psicofarmaci – lavorando giorno e notte costruisce una replica della defunta.
La replica in processori e lattice – una parodia bionica dell’ originale – e’ un patetico fallimento ma, nella sua spettacolare iperbolicita’, si rivela perfetta per le televendite. Gli affari vanno a gonfie vele e Robertino a gonfie vene.
Lentamente pero’ l’androide si mostra dotata di una propria personalità, più umana e ‘reale’ di chi l’ ha costruita. Sofferente per il proprio aspetto ridicolo, e per le subroutine che la costringono nel ruolo della venditrice, capisce di essere un robot senziente circondata da umani miserabili. [riflessioni esistenziali]
Mammafalsa, delusa e amareggiata dalla vita, abbandona l’attivita’ di commercio di pellicce ["Mollo baracca e burattini !"] e – spacciandosi per un transessuale lituano – si avvia alla piu’ gratificante carriera della prostituzione [Torre del Lago] sotto la protezione di Marino Groovie.
Robertino – in preda al delirio e alla stizza – prova a rivelare la verita’ ma gli viene diagniosticata la Sindrome di Capgras e viene internato in una clinica psichiatrica.
Cfr:
http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Capgras
@ zerpruder
Mi pare ottimo. Io terrei come titolo “Mamma Falsa”, che mi pare geniale. Abbiamo anche il regista. Mi sono scordato il nome del regista (Marco e Nicola lo sanno: un anno fa mi hanno propinato un suo agghiacciante film d’ambientazione livornese). Non dovrebbe essere un problema contattarlo.
Dimenticavo: la nostra Liguria…
… che è un’annata molto fredda quest’anno… e la Liguria in pelliccia… speriamo di no…
Sublime Zapruder!
Sulla sindrome di Capgras conoscerai senz’altro il racconto di Dick “L’impostore”.
Propongo che il racconto prosegua con un drammatico dialogo tra Marino Groovie e il simulacro di MammaFranca nel quale il lettore scopre che Robertino, credendo di costruire il PROPRIO simulacro di MammaFranca, in realtà operava, invasato e incosciente, per conto dell’ineffabile Marino Groovie. Egli gli aveva fatto credere tramite l’ipnopedia che la madre fosse morta e poi che lui l’avesse rimpiazzata con un simulacro. In realtà MammaFranca, viva e complice del disegno di Marino Groovie, poteva così liberarsi dell’ingombrante presenza del figlio e abbandonarsi al piacere più assoluto e corrotto.
Il lettore del racconto, a questo punto, è trascinanto attraverso un epico finale in un’orgia mascherata organizzata nei sinistri sotterranei di una fortezza medicea. Lì il corpo di MammaFranca si irrigidisce d’improvviso e, con un sordo suono metallico, attrae a sé l’attenzione di tutti gli orgianti. Pochi secondi trascorrono prima che qualcuno si renda conto di uno strano meccanismo simile a un orologio dentro uno degli occhi sbarrati di MammaFranca. Marino Groovie è sconvolto: che cos’era colei che aveva creduto una donna? Pochi attimi ancora e un’esplosione immane deflagra da quella MammaFranca “halb wesen halb ueberding”. Tutto distruggendo.
Complimenti Tiziano, ottimi spunti per lo sviluppo!
(in effetti il finale andava rivisto un po’ e Marino merita senz’altro piu spazio)
Dunque:
Robertino, mentre costruiva il ’suo’ simulacro di mamma, era manipolato da Marino Groovie – un potente ipnotelepate – che lo aveva convinto della morte di lei sicuro che l’avrebbe rimpiazzata con un simulacro. MammaFranka e’ viva e complice del piano di Marino con l’obbiettivo di liberarsi dell’ asfissiante presenza edipica del figlio e fuggire col Groovie.
A questo punto abbiamo:
M.Falsa che ha comnquistato l’autonomia di (falso) transgender a Torre del lago [niente protettori: e' 'free-lance']; M.Franka che convive con MG (ipno-telepate); Robertino (allucinato) in manicomio per equivoco diagnostico.
Robertino -tra un farmaco e l’altro- capisce tutto e fugge dal manicomio; i quattro si incontrano in un finale nei sinistri sotterranei di Fortezza Vecchia [ambientazione tra il finale de 'il terzo uomo' e ' la signiora di Shangay']
In seguito ad un confuso e furibondo combattimeneto le mamme vengono colpite.
Il Groovie, mentre sta per convincere a suicidarsi l’inerme Robertino, rivela di aver manipolato anche M.Franka per impossessarsi delle sue pellicce (e’ feticista…) e di aver organizzato tutto per ucciderla e far ricadere la colpa su di lui. Interviene pero’ M.Falsa (era solo ferita) che elimina l’ ipnotelepate liberando lui e Franka dalle sue perfide manipolazioni.
In un’ ultima scena sotto la pioggia [un classico] i tre si separano: una (non si capisce chi) andra’ a fare il – falso – transgender lituano a Torre del lago, l’altra a fare la – vera – maitresse in Lituania e Robertino proseguira’ verso un futuro senza mamme ne robot.
PS:
]
-No,non conosco quel racconto: dove si trova ?!
Cmq effettivamente pensavo qualcosa tra Dick e Almodovar in salsa labronica…
-Chi e’ il regista ?
[ovviamente per la musica poi vediamo
Siamo entrati nel post dell’anno, un anno freddo, speriamo di no. Antonio Cristiano è il regista, per il Mulholland Drive del nuovo decennio. Da Palermo a Milano.
@ Zapruder
“L’impostore” lo trovi in questa raccolta:
Philip K. Dick, “Rapporto di minoranza e altri racconti”, Fanucci, 2004
bene, cari amici. MOLTO bene.
)
(ora però, zap, dopo queste ultime brillanti uscite, ci potresti anche di’ chi sei, eh?
Ho appena letto la biografia di Antonio Cristiano.
Una perla.
(E chi scrive piu’…)
http://www.webalice.it/pachino/ANTONIO_CRISTIANO_REGISTA_LIVORNESE.html
Questa ve la riordate? Potrebbe esse lo sponzo di vesto blogghe:
@marcolenzi
“Non sono nulla di tutto cio’ che credi io sia”
@ mago
ah ah ah ah ah ah ah!!! mago, non perdi mai un colpo, eh? d’altronde, la classe non è acqua… un abbraccio e grazie infinite
@ zap
ho capito, vuoi tenermi sulle spine per un altro po’, via… ma la mia curiosità è salita a mille quando ho capito che sei di livorno. vabbe’, dai, vorrà dire che prima o poi mi farai un bausette nella vita reale (reale?!). un abbraccio anche a te.
tutte le migliori marche dimmondo.
Beh, visto che ormai avete deciso che si tratta di un film (vox POPuli…)lo ambienterei nel 1984 ca. e per la ’soundtrack’ mi affiderei al Trash duro&puro (qui i cultori non mancano !)
Intanto pero’ ho pensato ad alcune scene specifiche:
* Int.notte: M.Franka e M.Groovie svaccati sul divano pomiciano davanti alla TV(‘filmetti’,televendite,MTV)
[giochi di montaggio tra il clip in TV e il film]
* est. notte: M.Falsa ‘reload’ a Torre del Lago
ovviamente
-Franka Goes to Frau !-
* Robertino -con i manichini- ascolta ininterrottamente:
Duran Duran (Rio)
* Scene del finale in Fortezza:
Einstürzende Neubauten
* Robertino in manicomio e’ momentaneamente ossessionato dagli inni nazionali delle dittature africane
oops:
1
http://www.youtube.com/watch?v=GuSSQS7asGk
2
Che guerra ragazzi!
che guerra?
La guerra della moda.
da palermo a milano. e anche trieste.
A questopunto per i titoli di coda – del film e del post – propongo:
http://www.youtube.com/watch?v=K26Ersrc8L0
(non poteva non essere una ‘cover’ !
Lui e’ odiosetto ma la ‘version’ non e’ malaccio)
C-U later…
(da Collesalvetti a Tokyo, passando per Mumbai !)