Lo strapotere della musica
13 ottobre 2011
Prendiamo ora la voce di lei. Non è ‘la voce di una cantante’, bella, brutta o anonima che sia. Essa è LA VOCE di una certa Italia giovanile degli anni Settanta (anzi, della seconda metà degli anni Settanta). Una voce totalmente estinta – un tipo di sensualità vocale, anche, completamente estinto. (Provate a cercare, tra quelle di oggi, una voce femminile con le stesse inflessioni, lo stesso timbro e lo stesso stile, o anche solo con caratteristiche simili…). L’ ‘effetto di verità’ che produce sull’ascoltatore che ha vissuto quegli anni è sconvolgente: non è una donna che canta – sono i pantaloni a campana e i vestiti larghi, la 127, i capelli lunghi e le barbe incolte, il vinile graffiato e i primi orribili televisori a colori, le zie e gli zii giovani, i lunghi e infruttuosi pomeriggi piovosi. Non c’è foto, film, monumento, poesia, dipinto capace di restituirci quel mondo con la stessa intensità, con lo stesso ‘effetto di verità’ che produce la voce (quella voce). La musica scava più a fondo. Ecco, ma la musica DA DOVE CAZZO TRAE questo STRAPOTERE che ha?!?!
nei primi otto secondi, il membro del gruppo nel mezzo vestito di bianco.
(ho deciso: morton feldman e il daniel sentacruz ensemble sono la stessa cosa. lo farò scrivere sulla mia tomba).
provare alla fine una sensazione di dolcissima tenerezza, senza un filo di risentimento.
vedere negli altri quello che gli altri non vedono e non possono vedere di sé.
ahahahahahhah. Bravo!
Anche il tipo vestito di bianco, però, rappresenta, esprime e si riferisce a qualcosa di MOLTO preciso, seppure al modo di un “non so che”.
E la salopette? Amici: tenete d’occhio la salopette…
Avevo dodici anni o giù di lì, e con i risparmi della “musina” comprai il primo 45 giri della mia vita, per il compleanno di mia madre (Odalinde detta “Linda”)…
benvenuta donatella.