Un po’ di pubblicità…

30 gennaio 2009

copertina-libro-feldman3

Cari amici, sono felice di comunicarvi che è stato appena pubblicato il mio libro L’estetica musicale di Morton Feldman, prima monografia italiana sul compositore americano. Spero possa contribuire a far conoscere meglio nel nostro paese le opere e le idee di questo importante musicista, già consacrato internazionalmente, e ad alimentare il dibattito sulla contemporaneità musicale. Vi saluto tutti con affetto.

 

M. Lenzi, L’estetica musicale di Morton Feldman, Milano, Ricordi-Lim, 2009, pp. 240 (ill.), € 25,00.

 

Chi è?

27 gennaio 2009

un-signore2

Non lo so. L’ho trovato aprendo l’home page di WordPress, il sito gestore di blog che mi ospita, mi è piaciuto e ce l’ho messo.

beethoven

Quale sarà il futuro della musica classica? Che strana domanda… Penso non si possa che rispondere così: “Il futuro della musica classica è presto detto – essa è destinata a rimanere per sempre la musica classica, un po’ come l’arte slava del secolo decimoquarto sarà per sempre l’arte slava del secolo decimoquarto”. Infatti, proprio come l’arte slava del secolo decimoquarto, anche la musica classica, da un numero imprecisato di anni, non è più un organismo vivente ma è diventata una ‘cosa’, un oggetto. Anche se qualcuno continua ad avere qualche difficoltà a capirlo e accettarlo,  essa ha cessato di vivere di vita propria, per così dire, e continua a vivere solo grazie a coloro – una certa categoria di musicisti – che hanno deciso di perpetuarne il ricordo continuando a eseguirla. Ora, se per musica classica si intende quello sterminato, straordinario repertorio che va da Monteverdi a Puccini (al quale andrebbero aggiunte, in qualità di musiche ‘colte’ e di tradizione scritta, la musica antica – dal canto gregoriano alla polifonia rinascimentale – e quella moderna e contemporanea – da Stravinskij a Sciarrino) allora non può non saltare all’occhio il limitato orizzonte temporale che la racchiude (appena tre secoli) e il sempre più ampio ‘vuoto’ che la seguirà man mano che, nel tempo, ci si allontanerà da essa.

Oggi non è più possibile pensare nei termini di una gerarchia di valori che intenda attribuire un primato a quella tradizione musicale detta appunto ‘classica’ rispetto alle altre. È stato detto già mille volte e non mi pare il caso di tornarci su, ma se qualcuno avesse ancora dei dubbi sappia dunque una volta per tutte che Ellington, Parker, Monk, Coltrane, Davis, Beatles, Pink Floyd, Hendrix, Kraftwerk, Eno, Zappa, Zorn e Björk valgono Schönberg, Boulez, Berio, Glass, Morricone, Piazzolla, Schnittke. Non ha ormai più senso fare distinzioni di genere che siano distinzioni di qualità. Se si volesse essere un po’ più brutali, si potrebbe perfino arrivare a dire che oggi ormai non esiste altro che il Pop, significando con questo termine appunto non un genere, ma l’intero spazio in cui si produce e si consuma musica. In questo senso, anche Stockhausen è pop. D’altra parte, che cos’era la musica pop in senso stretto già trent’anni fa, se annoverava nei suoi ranghi Al Bano e Ian Curtis dei Joy Division? Come si può dare un nome, mi chiedo, a una categoria che comprenda in sé i Kraftwerk e Orietta Berti? Sarebbe sufficiente dire che è musica ‘non scritta’? C’è molta più distanza tra i Kraftwerk e Orietta Berti che tra i Kraftwerk e Perotino; come Ian Curtis è infinitamente più lontano da Al Bano che da Gesualdo.

I Conservatori e le altre istituzioni musicali (gli enti lirici e concertistici), se non vogliono trasformarsi definitivamente in musei, non potranno continuare a ignorare tutto questo ancora per lungo tempo: una svolta inevitabile dovrà in qualche modo profilarsi nel loro orizzonte. I Conservatori dovranno diventare scuole di musica a tutti gli effetti, non solo e non più istituti professionali – pur nel senso più alto del termine – per la formazione di musicisti classici; dovranno ampliare la loro offerta formativa fino a comprendere la storia e la prassi (o meglio le storie e le prassi) del Pop, le tecniche di arrangiamento (e non più solo di orchestrazione alla vecchia maniera) e la produzione artistica, l’elettronica e l’informatica musicale estese a tutti i livelli, la critica musicale e l’etnomusicologia, la musicoterapia e il design acustico, ecc. ecc. Ossia dovranno adeguarsi a tutte quelle nuove professionalità che negli ultimi tempi sono sorte in seno alla musica. Se non lo faranno, se continueranno a difendere caparbiamente la cosiddetta ‘grande musica’ dalle ‘contaminazioni’ del moderno, erigendosi a custodi di un repertorio sacro e intoccabile che non può e non deve confrontarsi con il presente, finiranno per avere lo stesso ruolo che già da molto tempo hanno il museo rispetto all’arte, la biblioteca rispetto alla letteratura e più in generale la scuola rispetto alla vita: luoghi in cui si possono ancora assimilare competenze fondamentali, ma che hanno sempre meno da dirci riguardo al conferire loro un senso.

 

Albano [sic]: perché?

23 gennaio 2009

 

 

La tristezza, la desolazione  è aver visto, l’altra sera, Albano [sic] a ‘Porta a Porta’, il programma patinato del viscido Vespa. Uno spettacolo pietoso, un pietoso one-man show di due ore che ha (o meglio avrebbe) consacrato l’eroe di Cellino S. Marco consegnandolo alla storia del costume (e quindi, ormai, anche della cultura) di questo paese; un paese che, nonostante tutti gli sforzi, non riesco più neanche ad aggettivare. Siamo davvero alla frutta, anzi ai torsoli. Sotto l’egida di un titolo come ‘Storia di un italiano’, tra l’altro mutuato da una serie di trasmissioni che anni fa la Rai dedicò ad Alberto Sordi (stessa levatura, no?),  la sottocultura trionfante ha celebrato il suo ennesimo inganno, quella truffa mafiosa nazional-popolare che solo gente come Del Noce o Vespa riesce ad allestire con tanta mielosa goffaggine. Già, perché poi, in fondo, al di là dei do di petto e dei Padre Pio, la domanda metafisica numero uno è: ma quanti cazzo di dischi pensate che venda, Albano? Ma avete mai visto qualcuno comprare un disco di Albano? avete mai visto un disco di Albano in casa dei vostri amici? Io penso, anzi sono convinto, che John Cage venda di più.

Rappresentante di una tradizione, quella che un tempo veniva detta ‘melodica’ e che annoverava tra i suoi maggiori interpreti gente di ben altra bravura come Claudio Villa, Nilla Pizzi, Achille Togliani o Tullio Pane, già dichiarata fuori moda dai seguaci dei primi ‘urlatori’ (Celentano, Mina, Tony Dallara, Betty Curtis) alla fine degli anni Cinquanta ed oggi del tutto estinta – Albano, nonostante questo, continua ad essere letteralmente onnipresente in televisione. Mettiamo pure che la musica sia solo un pretesto: è bello, mi chiedo? È bravo? È intelligente? È simpatico? No: è inguardabile (almeno per le donne sotto i sessant’anni), mediocre (non basta essere ‘intonati’ per essere dei bravi cantanti, bisogna anche saper interpretare e lui canta tutto sempre e solo in unica maniera), stupido (dice cose insulse condensate in frasi brevi) e antipatico (è un violento, picchia le donne e si innervosisce con estrema facilità) . E allora? Qualcuno mi aiuti a capire.

 

PS ah, e ovviamente la domanda metafisica numero due è: perché Romina Power l’ha sposato?

La meningite di Allevi

18 gennaio 2009

allevi-3-bis

Ricevo e pubblico molto volentieri:

 

Milano, 18 gennaio 2009

 

Il pianista e compositore Giovanni Allevi è stato colpito, durante l’ultimo tour svedese, da una grave forma di meningite che ha ulteriormente aggravato le già precarie condizioni di salute. Il musicista piceno, novello Mozart e portavoce della creatività italiana nel mondo, non è stato riconosciuto dai familiari all’arrivo in aeroporto e lui stesso ha avuto qualche difficoltà nel riconoscerli; a una breve ma intensa crisi d’identità è seguito un violento attacco di panico che ha messo in allarme il personale dell’aereoporto e le migliaia di fans accorsi da tutto il mondo. Al momento è ricoverato nella clinica ‘Fatebenefratelli’ di Abbiategrasso in prognosi riservata. Secondo indiscrezioni, pare che la Musica, sua ‘strega capricciosa’, abbia approfittato dell’occasione per rigenerarsi in un centro di benessere altoatesino.

 

Fonte: ansa

 

 

florian

Un paio di giorni fa ho letto da qualche parte che Florian Schneider ha lasciato i Kraftwerk. Com’era da aspettarsi, dato il ben noto riserbo che da sempre avvolge la band, non è stata rilasciata alcuna dichiarazione al riguardo da parte del diretto interessato. Il membro più misterioso del più misterioso gruppo nella storia del Pop pone così fine, dopo quarant’anni di attività, a una delle avventure più affascinanti e originali della musica moderna. Formatisi nel clima sperimentale del progressive rock tedesco dei primi anni Settanta, i Kraftwerk hanno elaborato un’idea di musica la cui influenza sul Pop successivo è paragonabile a quella esercitata dai Beatles o da Bob Dylan. Con soli sei dischi (da Autobahn del 1974 a Electric café del 1986, passando per Radioactivity, Trans-Europe express, The man-machine e Computer world) il quartetto di Duesseldorf ha rivoluzionato la canzone pop ridisegnandone la  forma e la struttura sulla base di rigide coordinate geometriche e introducendovi le esperienze della musica elettronica colta e del minimalismo. Anche i testi, ridotti al minimo livello semantico, epurati di ogni inflessione espressiva e trattati come puro materiale sonoro, hanno subito radicali innovazioni. Perfetta incarnazione sonora delle istanze messianiche che animavano alcune correnti artistiche d’avanguardia del primo Novecento, dal Costruttivismo russo al Neoplasticismo, la musica dei Kraftwerk si consegna così alla storia con un’aura di perfezione classica, monumento imperituro all’inesaurita e inesauribile ricerca del nuovo.

Senza parole

16 gennaio 2009

Un nipotino del Bona

16 gennaio 2009

 bimba

 

Anche questo non è male:

 

 

Quando si tenta di descrivere l’avvicendarsi degli eventi sonori in funzione del tempo, nel fare riferimento sia al sistema notazionale che a quello cartesiano molto spesso si privilegiano solo due delle quattro dimensioni in cui si propaga il suono (lo spazio-tempo): la dimensione “orizzontale” e quella “verticale”. Queste non sono ovviamente dimensioni in senso propriamente fisico, quanto piuttosto metafore utili ad isolare e illustrare, in oggetti complessi quali sono quelli musicali, nell’un caso il loro sviluppo nel tempo e nell’altro la loro manifestazione istantanea. Ai fini della descrizione della natura e dell’evoluzione degli eventi musicali, la loro scomposizione analitica in “orizzontalità” e “verticalità” è un espediente che dovrebbe sempre accompagnarsi alla consapevolezza che la ri-composizione delle parti non può restituire (ossia non può “spiegare”) l’evento nella sua originaria integrità, ma offrirne solo un’immagine più o meno fedele. Così ci si può chiedere perfino se abbia senso un discorso sulla orizzontalità della musica separato da quello sulla sua verticalità, se la “separazione” non implichi di per sé una “distorsione”, non induca fin dall’inizio a descrivere non la cosa in sé, ma la sua riduzione a ciò che di essa ci si raffigura.

 

(L. Azzaroni, Canone infinito. Lineamenti di teoria della musica, Bologna, Clueb, 20012, p. 315)

 

Ecco, provate ora a rileggerlo a voce alta immaginando di avere davanti a voi Keith Richards dei Rolling Stones.

 

Un amico del Bona

16 gennaio 2009

dacci

Giusto Dacci (1840 – 1915)

Il tempo viene distinto in tempo realesemplice e composto.

Il 4/4-2/4-3/4 sono tempi reali perché le varie figure non subiscono alcuna alterazione nel loro valore che hanno, rispondendo esattamente al valore appropriato dai movimenti o quarti, occorrenti nei tempi indicati.

Il 2/2-3/8 sono tempi semplici poiché si considera il valore delle figure componenti le misure, non nel loro valore intrinseco in confronto ai movimenti del tempo, ma in proporzione minore: p.es. il tempo 2/2 le minime si appropriano un movimento ciascuna, e il 3/8 le crome rappresentano i tre movimenti del tempo stesso.

Sono tempi composti, e si chiamano tali perché il valore delle figure necessarie per la formazione delle singole misure viene fissato in più di quello che rappresentano, sempre in rapporto ai movimenti o quarti frazionanti le misure dei tempi suddetti.

I tempi composti sono il 3/2 ove le minime tengono un quarto di movimento, il 6/4 dove tre semiminime rappresentano il valore di un quarto o movimento, il 6/8 perché tre crome si considerano rappresentanti un movimento o quarto, il 12/4 dato che ogni movimento viene indicato da una minima puntata, e finalmente il tempo di 12/8 che tre crome rappresentano un quarto o movimento.

Le considerazioni citate devonsi valutare anche pei tempi 9/4 e 9/8.

 

(G. Dacci, Il musicista perfetto. Trattato teorico-pratico di lettura e divisione musicale, Milano, Ricordi, s. a., pp. 11-12).

Do 100.000 euro a chi mi spiega cosa cazzo vuol dire tutto questo.

 

 

 

È Buongiorno Leonora, un antico motivetto popolare di origine – credo – settentrionale. È orrenda. Me la cantava a voce alta una delle signorine dell’asilo tenendomi sulle ginocchia e dondolandomi controtempo. Nonostante vari tentativi apotropaici, non sono mai riuscito a liberarmene del tutto: me la porto dunque dentro da trentott’anni. Mi ha segnato la vita e credo sia alla base di tutta la musica che ho scritto; se andassi in analisi sono convinto che emergerebbe un qualche nesso. Ovviamente, come tutte le cose che si odiano profondamente, la amo alla follia. Tempo fa progettai anche, ricordo, di scrivere una serie di variazioni su di essa, ispirate alle Diabelli Variationen op. 120 di Beethoven (ve lo immaginate? qualcosa tipo 59 variazioni su ‘Buongiorno Leonora’ per ocarina, frusta, banjo e due organi idraulici). Eccone il testo (parziale):

 

Buongiorno Leonora tonfa tonfa

Trallallallerollallalla

Buongiorno Leonora son qui per il buon dì

Col trallallallà, col chicchirichì

 

Io vengo a macinare tonfa tonfa

Trallallallerollallalla

Io vengo a macinare allo vostro mulin

Col trallallallà, col chicchirichì

 

Il mio mulino è rotto tonfa tonfa

Trallallallerollallalla

Il mio mulino è rotto ci manca il nottolin

Col trallallallà, col chicchirichì

 

Etc. etc.

 

Ovviamente, era anche molto lunga…

 

PS Non ho trovato nessuna traccia della canzoncina su internet: informazioni più dettagliate da parte di chicchessia saranno accolte con molta riconoscenza e viva simpatia.