Il ‘nuovo’ metodo Bona

5 gennaio 2009

 

Bona. Il solfeggio, edizione definitiva a cura di Renato Soglia e Pier Giacomo Zauli, Milano, BMG Publications, 2004, pp.142, € 6,50.

 

Stavolta dovrebbe davvero essere vicina la fine del mondo, perché è uscita l’edizione definitiva del Bona. Così almeno sembrano suggerire Renato Soglia e Pier Giacomo Zauli, i curatori di una revisione aggiornata e integrata del più celebre e diffuso manuale di solfeggio. Le innovazioni e i cambiamenti apportati all’originale consistono essenzialmente in un ampliamento delle nozioni di teoria dell’Altavilla (in verità più ampliate che aggiornate, se non nel linguaggio…), in un incremento del numero dei solfeggi (da 120 a 175, per quanto i primi 37 non siano altro che esercizi preparatori) e nell’aggiunta di un certo numero di solfeggi cantati (scaricabili gratuitamente dal sito internet della BMG Publications) e di solfeggi ritmici, assenti nell’originale. Oltre a ciò, il nuovo Bona si distingue anche per la redistribuzione degli argomenti trattati, qui divisi in tre ‘moduli’ – secondo l’orrendo ma ormai consueto vocabolario della ‘nuova’ pedagogia – a loro volta suddivisi in diverse unità, da tre a cinque; infine si trovano undici questionari per verificare le competenze acquisite dall’allievo e una piccola appendice di approfondimenti teorici.

Che dire? Una nota di merito va senz’altro attribuita al prezzo contenuto (6,50 euro). Quanto invece al rigore nella definizione dei concetti e alla perspicuità degli esempi riportati si possono fare alcune riserve: perché, ad esempio, continuare a definire la musica ‘arte dei suoni’ (pag. 2), oltretutto identificando questi con le note musicali, dopo più di un secolo di ricerche sulla rumoristica e sull’elettronica? Perché ribattezzare ‘tagli in collo’ i tagli addizionali in gola (pag. 3), o ‘cediglie’ le codette (pag. 10), o ancora ‘spezzabattute’ le stanghette (pag. 16)? Perché affermare che le pause “servono per dare maggiore varietà ed espressività” a un brano musicale (pag. 11), quando ne costituiscono un’importante funzione strutturale? Perché continuare a confondere due concetti così diversi come ritmo e metro, allorché si definisce il primo “la regolare successione di insiemi di note (battute [sic]) di ugual valore” (pag. 16) e cioè attraverso il significato del secondo? Perché scrivere la parola ‘autore’ con la maiuscola (pag. 78), ancora oggi? Perché parlare di abbellimenti ‘attualmente’ più utilizzati (ibid.) quando nessuno ne fa praticamente più uso da tre secoli (almeno secondo quel sistema di segni mutuato dalla musica barocca)? E ancora, perché definire la tonalità “l’organizzazione della musica attorno ad una determinata nota” (pag. 136) – oh Dio, nooo… – quando è ormai universalmente accettato che il concetto di tonalità è un concetto storico-culturale (e dunque legato all’atteggiamento, al modo di sentire di un’epoca) e non un concetto fisico-matematico?… E così via.

Insomma, come si vede, progressi non è che ne siano stati fatti molti dal 1870 quanto ad apertura mentale e a capacità di parlare alle nuove generazioni di aspiranti musicisti partendo dal loro linguaggio, dal loro vissuto e dal loro milieu culturale, cosa dalla quale nessun buon insegnante dovrebbe mai prescindere, una volta compreso che l’apprezzamento del passato è sempre direttamente proporzionale al suo legame col presente… Ma, evidentemente, i pregiudizi legati alla presunta ‘superiorità’ della musica classica sulla moderna (e quando dico moderna non mi riferisco a Debussy o a Schönberg, per quanto potrei tranquillamente farlo) sono ancora tardi a morire. E non è che l’ennesima, estenuante ma – questa volta almeno spero! – definitiva querelle da dirimere.

 

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23 Risposte to “Il ‘nuovo’ metodo Bona”

  1. gadilu said

    Solo un fugace abbraccio. Siamo arrivati, stiamo bene. A presto. Qui e altrove.

  2. bacci said

    grazie della segnalazione… povero pasquale!
    ho una edizione del bona dell’800 senza tanti fronzoli e senza tanti discorsi, ora arrivano i genii della musica e riformano il Bona!?
    so anche di un’associazione milanese “per l’abrogazione del solfeggio”. Non so che altro dir, so che all’estero ci prendo in giro per questo solfeggio carico di infinite sud-di-vi-s-i-o-ni.

  3. martino said

    io piu che studio musica e più mi rendo conto che il 90% delle cose serve solo a creare ancora più confusione.. tra queste i vari metodi, almeno secondo il mio parere.
    Non sono totalmente contrario perchè la didattica è importante, ma ritengo altrettanto importante quello che diceva F. Zappa “parlare di musica è come ballare di architettura”.. la meglio didattica è quella sul campo. (e anche qui zappa diceva “shut up and play yer guitar”…)

  4. marcolenzi said

    caro martino,
    concordo con te (e con zappa). forse però farei una sottile distinzione tra il parlare di musica nel senso del cercare di ‘spiegarla’ – come pretendono di fare alcuni trattati e alcuni musicologi – e il parlarne invece nel senso del raccontare e condividere con gli altri un’esperienza di ascolto. in questo secondo senso parlare di musica a mio avviso è cosa molto positiva, non ti pare? un caro saluto

  5. paolo de felice said

    caro marco,
    pur condividendo pienamente le tue osservazioni sul metodo bona, sono uno degli insegnanti di solfeggio che ne fa ancora uso, sebbene solo al corso preparatorio. sono convinto che metodi più aggiornati nel linguaggio e nelle definizioni fornirebbero agli allievi una preparazione teorica più costruttiva e una visione d’insieme attuale. sicuramente per un tipo di allievo che ha intenzione di affrontare lo studio della musica a livello professionale. ma per allievi che si accostano alla musica da adulti o comunque a livello amatoriale penso che il linguaggio un po’ retrò del bona possa anche risultare affascinante proprio perché d’altri tempi. insieme al bona ci sarebbero altri tre o quattro metodi da rinchiudere in una teca di un museo paleomusicale. che dire ad esempio del dacci o del pozzoli, quest’ultimo sicuramente più recente ma che conserva uno stampo ancora di scuola ottocentesca? in fondo, è la materia in sé ad essere inattuale, se pensiamo che un ragazzino di scuole medie che non ha conoscenze musicali ma sa “aggeggiare” un po’ con il computer sarebbe in grado di scrivere una melodia con accompagnamento preconfezionato e ottenere l’iscrizione alla siae come compositore!
    paolo

  6. Klingo said

    Ma noi che siam di scuola Ripoli il Bona l’abbiamo vissuto doppiamente come una ferita non rimarginabile

    Non lo ricordo più quindi leggo quello che ci descrivi tu della nuovissima e definitivissima edizione. Sulla definizinoe di “tonalità” mi son cascate le palle c’ho la moglie ancora in giro per la cucina a rincorrerle… Ma direi d’acchito pur non avendolo sfogliato che se quello è il taglio.

    Verrebbe voglia di farne una vignetta del “Bibliotecario” del maestro Sardelli

    “Prego polita utente”
    “Grazie, volevo sapere se tenete l’ultima edizione del Bona”
    “Ma le parve il caso che ci mancasse?”
    “No! Ma lei mi deve assicurare che è l’ULTIMA!”

    (stavolta vince la vecchina)
    Comunque il nome del tuo blog è eccezionale.

  7. marcolenzi said

    grazie caro leo,
    ti abbraccio forte. a presto!

  8. martino said

    Si, nel mio commento mi sono espresso in modo poco chiaro, concordo moltissimo sul fatto che insegnamento sia principalmente condivisione, ritengo altrettanto fondamentale reimpiegare tutto il bagaglione didattico appreso uscendo e confrontandosi. (bella scoperta è. ahah)
    ti saluto calorosamente .
    martino

  9. Adriano said

    Vi leggo con distanza, criticate la teoria musicale o i suoi vecchi metodi parlando, teoria della teoria, illustri insegnanti la mente va educata dall’educatore, che se capace e bravo SA trasmettere qualcosa, metodi musicali, ascolto, coivolgimento usate tutto……

  10. marcolenzi said

    ?

    (la critica si fa con le parole, no?! specialmente in un blog, cioè in un luogo in cui generalmente si scrive. che poi nella didattica musicale alle parole debbano seguire i fatti, è una cosa di cui sono perfettamente consapevole. non ho proprio capito cosa intendi dire, adriano)

    (ah, e poi io sono tutto meno che illustre)

  11. marcolenzi said

    devo ammettere che quelli che vengono qui, lasciano un commento critico e poi si levano di ‘ulo mi stanno un po’ sul cazzo.

  12. Christian said

    Ciao Marco,

    Sono Christian si pianosolo.it.
    Sto scrivendo un libro, e volevo chiederti se potevo prendere in prestito, sotto citazione, parti di questo articolo che ritengo ben fatto.

    Cosa ne pensi?

    Christian

  13. marcolenzi said

    certamente, prendi pure. posso sapere di che libro si tratta? cari saluti

    Ps non ho capito l’espressione “si pianosolo.it” (è il tuo sito?)

  14. Christian said

    Si ciao, quel “si” era un “di” ho scritto velocemente e quindi non ho visto l’errore 🙂 .

    Comunque è un libro di pianoforte che aiuta i principianti ad avere delle solide basi!

  15. marcolenzi said

    perfetto (era ovvio ma sai, non sono granché sveglio 🙂 ). ciao christian e buon lavoro!

  16. Christian said

    Eheh, figurati, grazie ancora! Ti segnalerò poi la copia del libro se vorrai dargli un’occhiata! E grazie ancora, sei stato molto gentile e molto utile! 😉

    Christian

  17. Christian said

    Ecco finito il lavoro Marco: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=516564

    Tra l’altro sto di nuovo utilizzando le tue sagge parole per un Repoert gratuito sul mio sito. Grazie ancora! 😉

  18. marcolenzi said

    figurati. bella cosa, complimenti christian! a presto.

  19. […] Il ‘nuovo’ metodo Bona January 2009 18 comments Pubblicato da marcolenzi Inserito altro Lascia un commento » LikeBe the first to like this post. […]

  20. Dirk said

    This is really the 3rd blog post, of your blog I personally read through.
    Still I enjoy this 1, “Il nuovo metodo Bona RIFIUTANDO IL METODO BONA” the most.
    Thanks -Chantal

  21. marcolenzi said

    thank you very much, dear chantal! hope to read you again here. all the best,
    marco

  22. nicbos said

    Ciao Marco, complimenti per l’articolo. Stavo cercando recensioni del metodo Bona e mi sono imbattuto nel tuo sito, e temevo una cosa del genere con questa versione rivisitata del metodo… sigh. Ma ora sono preoccupato: quale metodo posso adottare in sostituzione? Grazie et saluti, Nicola

  23. marcolenzi said

    ciao nicola,
    purtroppo non sono aggiornato sulle ultime novità in fatto di teoria elementare e solfeggio… io mi sono formato, da bimbetto, sui vecchi bona, pozzoli, pedron, etc. li integrai, in seguito, con arkossy-ghezzo, hindemith etc. ma si parla sempre di anni luce fa. 🙂 l’unico consiglio che posso darti è trovare un buon insegnante di solfeggio cantato e fare degli esercizi che sviluppino il senso ritmico. i nomi dei metodi però non li so, mi spiace. un abbraccio.

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