Musica e televisione

9 gennaio 2009

Per tornare ancora su temi televisivi dopo l’intervallo delirante del post precedente, chiediamoci ora: quanto è stata importante la musica della televisione per la nostra formazione culturale? E quanto dovremo aspettare prima che gli venga riconosciuto un posto di tutto rispetto  nella storia della musica contemporanea italiana?

Se si vuole approfondire questo tema non si può fare a meno di parlare di Franco Godi. Chi è Franco Godi? Pochissimi sanno chi sia, eppure devo ammettere che non mi costa troppa fatica considerarlo, senza mezzi termini, uno dei compositori che hanno esercitato l’influenza più profonda sulla cultura italiana dagli anni Sessanta agli anni Ottanta. Senza aver praticamente mai pubblicato, per quanto ne sappia, un disco a suo nome, senza mai aver fatto concerti né stampato sue partiture, Franco Godi è riuscito a imprimere nella memoria di milioni di italiani i suoi geniali jingles pubblicitari e le sue straordinarie, originalissime sigle televisive. Quali? Un elenco completo richiederebbe un post di venti pagine; vediamo se possono bastare questi jingles di Carosello (mi rivolgo ovviamente ai nati tra – diciamo – il 1950 e il 1970, e a costoro chiederei anche di calcolare quanti centesimi di secondo sono stati necessari per associare la musica ai titoli):

 

  • Olio Bertolli [Le avventure di Olivella]
  • Lievito Bertolini [Maria Rosa]
  • Orzoro
  • Baci Perugina
  • Ondaflex [Bidibòdi-bu]
  • Talmone [Miguel son mì]
  • Fernet Branca

 

O queste sigle di cartoni animati:

 

  • La linea
  • Supergulp!
  • Il gruppo TNT
  • Nick Carter
  • Giumbolo
  • Le avventure del Signor Rossi

 

O ancora queste sigle di programmi televisivi:

 

  • Parola mia
  • Uno mattina
  • Domenica in

 

etc. etc.

 

Insomma, signori, lascio a voi giudicare: siamo o no di fronte a un fenomeno importante? Io penso di sì. Ma ecco, la parola ‘importante’: una parola importante, sembrerebbe. Eppure, confesso che non sempre riesco a coglierne il reale significato. Per esempio, quando qualcuno mi dice che Azio Corghi – tanto per fare un nome – è un compositore importante, io non capisco bene cosa si intenda dire… Che vuol dire ‘importante’? Che ha studiato tanto ed è eseguito in mezzo mondo? Che sa la musica? Barnett Newman, il pittore americano, una volta disse che in un’opera d’arte non è importante quello che l’artista ci mette dentro, ma quello che lascia fuori…

Mah, chissà perché i pittori sono sempre stati più svegli e intuitivi dei musicisti!

 

 

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24 Risposte to “Musica e televisione”

  1. Tiziano said

    Carissimo Marco,
    ne abbiamo parlato tante volte e merita senz’altro ritornarci sopra: l’arte, la musica in particolare, rifiuta (rifiutando il metodo Bona)le categorie dell’accademico (leggi Azio Corghi ma non solo), del patinato (leggi quasi tutto il pop degli ultimi venti anni, Nyman, forse l’ultimo Glass, in buona parte Riley, Bedford, lo stesso Allevi), del rituale (leggi gran parte dei programmi delle stagioni liriche e sinfoniche). Perciò onore a Franco Godi e, se posso fare un altro nome, a Roberto Lupi, autore del celebre “Armonie di Saturno” per anni terrorizzante sigla di fine trasmissioni RAI. Vorrei inoltre invitare i lettori di questo blog a scoprire un compositore americano quasi dimenticato, Richard Maxfield, antiaccademico, antipatinato e antirituale per eccellenza.

  2. marcolenzi said

    carissimo tiziano,
    a lupi e al suo ‘saturno’ dedicherò presto un post, figurati se non ci avevo già pensato… Maxfield è un compositore davvero interessante, ho riascoltato sue cose di recente e mi sono piaciute molto.

  3. np (non pervenuto) said

    una domanda a voi musicisti e musicologi:
    Gavin Bryars dove rientra, a vostro giudizio?
    Jesus blood never failed me yet: devo dirlo, anni fa lo comprai, essendo un ammiratore di Tom Waits. Riconoscevo la melensità ruffiana dell’orchestra e dell’arrangiamento, al tempo stesso trovavo la melodia della filastrocca una di quelle cose banalissime e semplicissime che però ti entrano in testa come un foglio di platino.
    E quindi, mah, sono sempre interdetto quando penso a questo brano.

  4. marcolenzi said

    eh, bella domanda…
    per me è tra i compositori più sopravvalutati del momento; fa parte di quella generazione di post-minimalisti (o massimalisti o neo-tonali o new simplicity, insomma chiamali un po’ come ti pare) europei alla quale appartengono anche nyman e i più giovani mertens ed einaudi. mah, che dire? ho ascoltato molta sua musica, il cui valore è talmente discontinuo… ci sono delle cose orrende (per esempio le prime, raccolte nel cd ‘hommages’ – pura spazzatura) ed altre interessanti (p. es. il cd ‘after the requiem’, inciso per ecm). il suo pezzo più noto, ‘the sinking of the titanic’ (inciso per la prima volta nella storica collana ‘obscure records’ curata da brian eno negli anni settanta) a mio avviso è molto bello, ma quello di cui parli è senza’ombra di dubbio il suo pezzo migliore. almeno, io lo apprezzo molto. al di là di ciò, ribadisco il giudizio di generale sufficienza. non so cosa ne pensi tiziano. un abbraccio
    marco

    PS quello che penso di bryars lo penso in tutto e per tutto anche di nyman.

  5. Tiziano said

    Gavin Bryars è troppo dolciastro per i miei gusti. Lo trovo noioso e stucchevole. Jesus blood never failed me yet è un brano che ha una sua nobiltà, d’altra parte concordo con il giudizio, ovviamente generale, che è stato di Edgard Varèse e di Paul McCartney (a detta di George Martin) a proposito di un diffuso uso degli archi troppo pesante, rude, ruffiano, di pancia. Giudizio che estendo anche a Mertens. A proposito di pancia: The Belly of an Architect è, tra le cose che conosco, una delle migliori, ma ascoltate il trattamento che Mertens fa degli archi e poi ditemi:

    http://it.youtube.com/watch?v=MqpHHWE_57I

    e confrontatelo con questo:

    http://it.youtube.com/watch?v=ONXp-vpE9eU

  6. odid said

    Marco, che ne pensi della musica di tiersen ? Io non posso dire di conoscerlo ( ho visto Amélie, ma non altro ), alcuni lo paragonano a nyman, altro lo abbassano ad allevi, altri lo esaltano. Tu che ne pensi ?

  7. odid said

    * altri

  8. odid said

    ( Poi non rompo più di oggi, promesso ) Mi hai consigliato in un commento la musica di glass, la trovo molto interessante, mi piace ! Tu che pensi anche di questo compositore? giacché siamo in tema di minimalismo e pareri tuoi !

  9. marcolenzi said

    caro odid,
    per prima cosa non preoccuparti, non mi rompi affatto!
    sinceramente ho qualche difficoltà a esprimere giudizi sui singoli esponenti di questo ormai notevole (anzi, bisognerebbe dire notevolissimo – anche se, per quanto mi riguarda, soltanto sotto il profilo statistico) movimento di una nuova semplicità (io lo chiamerei ‘nuova banalità’ però, visto che quello della ‘nuova semplicità’ era già stato un movimento musicale europeo del periodo 1975-85 ca.). comunque, in questa allegra compagine (tiersen, einaudi, allevi, cacciapaglia, rea e – ormai – un’infinità di altri) mi sembra che allevi sia decisamente il peggiore, mentre a einaudi riconosco, in qualche pezzo, un certo gusto e una certa eleganza. il migliore (e a questo punto mi sentirei di dire il capostipite) di tutti loro è un compositore che andava molto di moda nella seconda metà degli anni ottanta / primi anni novanta: il belga wim mertens. la sua discografia ha dei tonfi clamorosi, ma anche delle pagine molto originali e suggestive (molto bello, p. es. è l’album ‘strategie de la rupture’ del ’91, ma anche i primi sono buoni – ‘vergessen’, ‘maximizing the audience’ – così come alcuni dei più ‘recenti’ – p. es. ‘jardin clos’). il problema, al quale ho dedicato recentemente un piccolo post intitolato ‘sublime semplicità’, è che mi sembra sia sempre più difficile distinguere tra semplicità e banalità. ‘fur alina’ di arvo part o la ‘music for airports’ di brian eno sono brani che si basano su pochissime note ma che riescono a veicolare messaggi di grande respiro e di profonda spiritualità, mentre i pezzi di allevi e dei suoi amici, che siano semplici o meno semplici, non veicolano nulla – acqua tiepida, aria fritta, chiamala come ti pare: sono completamente privi di UN CONTENUTO SPIRITUALE. sono pezzettini scritti col lapis e messi lì per commentare le storie d’amore di moccia. questo è quello che penso. che altro dirti?
    tiersen non lo conosco abbastanza, ma da quello che ho sentito non mi sembra sia un compositore da ‘esaltare’… ho apprezzato però alcune sue orchestrazioni.
    philip glass è invece un grande compositore che non c’entra assolutamente niente con i suoi presunti ‘nipotini’. punto. il suo capolavoro rimane, a mio avviso, la monumentale ‘music in twelve parts’; notevolissima, anche per l’importanza storica che ha assunto, rivoluzionando il mondo dell’opera lirica, e l’opera ‘einstein on the beach’, scritta nel 1975 col grande regista teatrale bob wilson.

    scrivimi quando vuoi e sentiti in diritto di pormi tutte le domande che ti pare, perché mi stai simpatico 😉

  10. Alessio said

    Salve,
    grazie per le informazioni.
    Mi piacerebbe riuscire a trovare la colonna sonora di Franco Godi
    del film PAOLO IL FREDDO.
    Qualcuno sa dove potrei trovarla?
    Mi basterebbe anche in versione mp3
    Grazie ancora, Alessio

  11. marcolenzi said

    caro alessio, mi spiace non poterti aiutare (immagino tu abbia già cercato su e-bay etc.). se mi capita l’occasione di sentire godi glielo chiedo direttamente a lui.

  12. Alessio said

    Ciao Marco,

    grazie mille, speriamo.
    Nel caso tu lo incontrassi, fagli i miei complimenti!
    Alessio

  13. marcolenzi said

    non è che sia propriamente un mio amico (lo invitai a pisa a tenere una conferenza un paio d’anni fa e mi lasciò il suo numero), ma se lo sento gli porterò senz’altro i tuoi complimenti. ciao di nuovo

  14. Elgara said

    Salve a tutti, anch’io ero un bambino terrorizzato dalla sigla di fine delle trasmissioni RAI e condivido con molti quella strana sensazione di angoscia e nostalgia che hanno in molti in rete.
    Ho finito gli esami al DAMS di Bologna e vorrei fare la tesi sull’armonia di gravitazione e sull’aria di saturno di Roberto Lupi; non è facile reperire materiale, (vinili, cd partiture) qualcuno può aiutarmi? grazie
    Elgara

  15. marcolenzi said

    caro elgara,
    innanzitutto benvenuto nel blog.
    io credo di avere praticamente tutto quello che si può (pur con difficoltà) reperire su lupi: il trattatello ‘armonia di gravitazione’, il suo testamento spirituale ‘il libro segreto di un musicista’, il trattato teorico-pratico ‘ars bene movendi’, e il volume monografico a lui dedicato qulche anno fa dalla rivista ‘civiltà musicale’. ho poi riversato in cd il vinile che uscì allegato alla rivista ‘1985: la musica’ e tutte le altre (poche, purtroppo) composizioni che sono apparse su cd. ho infine molte partiture (una ventina circa), compresa quella di ‘saturno’, la vecchia sigla della fine delle trasmissioni. quindi se vuoi vieni pure a trovarmi a livorno che ti metto a disposizione quello che ho. posso anche metterti in contatto con alcuni compositori che sono stati suoi allievi (gaetano giani-luporini, p. es.).

  16. massimo said

    curioso di sapere che ne pensi del “libro segreto di un musicista”, considerato che parla malissimo della musica del suo tempo…

  17. Pippo said

    Ciao.
    Io e te non ci conosciamo.
    Per favore, non mandarmi più mail.
    Grazie mille.

  18. marcolenzi said

    @ pippo
    non ho capito se ti riferisci a me o a massimo. io non ti ho mai mandato alcuna mail.

    @ massimo
    che ne penso del ‘libro segreto di un musicista’? ne penso bene. non è che parli ‘malissimo’ della musica del suo tempo: lupi detestava il suono elettronico (perché ritenuto privo d’anima e di spiritualità e quindi puramente materialistico) e anche le composizioni per sola percussione come ionisation di varèse. certo, quel libro è ‘viziato’ dalla stretta osservanza steineriana e pecca un po’ di ingenuità, ma è ricco di spunti interessanti. sono insomma di più i suoi pregi che i suoi difetti. in generale, la figura di lupi mi interessa molto. era un modernista della generazione di petrassi e dallapiccola, e come loro ha diciamo ‘subito’ il fatto di appartenere a una generazione ‘di mezzo’, a metà strada tra quella dell’ottanta e quella dei compositori d’avanguardia nati negli anni venti, i quali ultimi, per la loro radicalità, hanno adombrato i precedenti. ha scritto delle cose straordinarie, specialmente per orchestra. i ‘sette ideogrammi’ sono un capolavoro obliato. la sua musica è sempre suggestiva e pervasa da un’aura mistica. credo lupi sia uno dei grandi dimenticati del novecento italiano. da rivalutare, dunque, e riscoprire.

  19. Elgara said

    gentilissimo Marcolenzi grazie per la tua disponibilità, vengo più che volentieri a Livorno, ho fattto tantissimi anni di vacanze in toscana (Baratti), ho suonato quattro estati all’isola d’Elba,,insomma è un piacere tornare in toscana ogni volta che posso
    Io verrei in gennaio, dopo il 15, così posso fissare un incontro col docente per febbraio e presentarmi ben documentato; fammi sapere quando sei comodo.
    Un ossessione infantile può diventare la mia tesi
    grazie mille
    Elgara

  20. Pippo said

    Io non conosco né te, né Massimo,
    per cui cancellatemi dalla vostra mailing list.
    Speriamo di essere stato chiaro.

  21. marcolenzi said

    pippo, mi spiace molto se vieni subissato di mail, ma io non vedo proprio come potrei cancellarti dalla mia mailing list visto che non ci sei.

    PS scusa, ma te non sei (anche) quell’alessio poco più sopra che un anno e mezzo fa così gentilmente chiedeva informazioni su franco godi e sulla colonna sonora del film ‘paolo il freddo’?

    @ elgara sì, ok, ti aspetto allora. scrivimi ovviamente non qui ma al mio indirizzo mail (lo trovi nella pagina ‘chi sono e perché ho aperto questo blog’) e ci mettiamo d’accordo.

  22. Riccardo said

    Gentile MarcoLenzi, ho letto con piacere il suo articolo e ancora di più tutti i commenti. Spero vivamente che questo blog sia ancora attivo perché leggo 2011 alla data dell’ultimo commento e sono passati ben 4 anni!

    Sono un giovane compositore e mi sono imbattuto in questa pagina perché in cerca di informazioni riguardo Lupi e i suoi lavori sia teorici che musicali.

    Sto cercando di approfondire -in modo autonomo- la sua armonia di gravitazione sfruttando il “libricino” che ne spiega brevemente la teoria. Leggo qui, in realtà, che esistono altri lavori teorici del Maestro e partiture. I lavori che sto ascoltando sono -ahimè solo- quelli che trovo in internet.

    Tuttavia vorrei chiederle gentilmente se saprebbe indicarmi dove posso trovare gli altri lavori del M. Lupi (sia il trattato teorico pratico che le partiture, che mi piacerebbe studiare in modo approfondito anche nell’orchestrazione che trovo sorprendente).

    La ringrazio molto per l’aiuto che riuscirà eventualmente a darmi.
    Cordiali saluti!

  23. marcolenzi said

    caro riccardo,
    innanzitutto benvenuto nel mio blog. sì, è sempre attivo come vedi, anche se ci scrivo ormai rarissimamente…
    i ‘lavori’ del maestro lupi li trova a casa mia. 🙂
    (per cui non farti scrupoli a scrivermi. il mio indirizzo e-mail lo trovi nella pagina “chi sono e perché ho aperto questo blog”. un caro saluto).

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