Ancora su musica e televisione (poi basta)

12 gennaio 2009

acomeandromeda

 

Parlavo di Franco Godi, dell’ancora non riconosciuta importanza di questo compositore i cui jingles continuano a girare nella testa di milioni di italiani dopo quarant’anni. Lo stesso discorso può essere esteso a molti altri musicisti che hanno lavorato per la televisione in quegli anni, hanno scritto musica importante e non vengono neppure citati nei libri di storia della musica, per quanto ‘aggiornati’ essi siano. Fiorenzo Carpi (chi può dimenticare le impareggiabili musiche del Pinocchio di Comencini?), Mario Nascimbene (interessante compositore e sperimentatore che ha scritto molta musica per il Rossellini televisivo – Socrate, Atti degli apostoli, ecc.), Romolo Grano (autore della musica di alcuni tra gli sceneggiati più indimenticabili della Rai, da Il segno del comando a Ho incontrato un’ombra a L’amaro caso della baronessa di Carini), Enrico Simonetti (grande pianista e improvvisatore, scrisse tra l’altro la bellissima colonna sonora dello sceneggiato Gamma), Mario Migliardi (sue sono le musiche straordinarie di A come Andromeda e la stupenda canzone Una musica, sigla finale dell’edizione 1972-73 di Rischiatutto); e come dimenticare l’orchestra scintillante di Bruno Canfora, o quella calda e dolce di Pino Calvi? Compositori e arrangiatori che hanno contribuito, insieme ad altri ben più noti e riconosciuti, a definire il suono del secondo Novecento italiano. Su di loro non vi è alcuna bibliografia e poca (o punta) discografia. Ma in fondo non c’è da meravigliarsi; la stessa sorte è toccata ai produttori, figure oggi di primaria importanza nella musica pop, veri e propri designers acustici capaci di trasformare un prodotto virtualmente mediocre in un capolavoro (si pensi solo a una figura centrale come Brian Eno). Si è mai letto, del resto, in un libro di storia della musica, un capitolo o un paragrafo dedicato, che ne so, a George Martin, Phil Spector, Conny Plank, Bob Ezrin o Giorgio Moroder, per citare soltato alcuni nomi? Eh, ce n’è di lavoro da fare per chi dovrà scrivere la storia della musica degli ultimi sessant’anni!

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3 Risposte to “Ancora su musica e televisione (poi basta)”

  1. stefano said

    George Martin e Phil Spector stanno onestamente tenendo bòtta al passare dei giri di sveglia, sicuramente le loro figure però faticheranno a tenere il passo dei miti che hanno contribuito a creare, questo soprattutto perchè la figura dell’ingegnere del suono-produttore-pigmalione-creatore di paesaggi sonori è sempre più sottomessa ai voleri del music business, tendente a creare modelli sempre più stereotipati di forma-canzone, privilegiando i cosiddetti “camerieri” della sala d’incisione. Ad esempio sono curioso di vedere se e come sarà ricordato tra vent’anni il grandissimo Steve Albini, l’uomo dietro i Big Black ma anche dietro la ridefinizione noise che il rock ha avuto negli anni ’90, tanto per citarne uno. Credo che la storia della musica così come verrà agiografata negli anni a venire rischia di svuotarsi dei suoi contenuti essenziali, si tratta solo di come opporsi a questo rischio a partire da adesso.

  2. marcolenzi said

    caro stefano,
    penso ci sia solo un modo per opporsi al rischio di uno sciagurato revisionismo, peraltro oggi più incombente che mai: e cioè coniugare il cuore, la passione, l’amore per la musica con il rigore della ricerca e l’impegno per una libera circolazione delle idee. dobbiamo ricostruire un tessuto culturale per così dire ‘dal basso’, opporsi all’omologazione estetica del music business per recuperare un pubblico consapevole e curioso. è il senso e lo scopo del mio ‘impegno’ di musicologo. inutile aggiungere che in un contesto come quello che ci circorda una simile proposta ha già di per sé un carattere politico, per non dire eversivo. non molliamo! un abbraccio e grazie per i tuoi preziosi contributi al blog.

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