Albano [sic]: perché?

23 gennaio 2009

 

 

La tristezza, la desolazione  è aver visto, l’altra sera, Albano [sic] a ‘Porta a Porta’, il programma patinato del viscido Vespa. Uno spettacolo pietoso, un pietoso one-man show di due ore che ha (o meglio avrebbe) consacrato l’eroe di Cellino S. Marco consegnandolo alla storia del costume (e quindi, ormai, anche della cultura) di questo paese; un paese che, nonostante tutti gli sforzi, non riesco più neanche ad aggettivare. Siamo davvero alla frutta, anzi ai torsoli. Sotto l’egida di un titolo come ‘Storia di un italiano’, tra l’altro mutuato da una serie di trasmissioni che anni fa la Rai dedicò ad Alberto Sordi (stessa levatura, no?),  la sottocultura trionfante ha celebrato il suo ennesimo inganno, quella truffa mafiosa nazional-popolare che solo gente come Del Noce o Vespa riesce ad allestire con tanta mielosa goffaggine. Già, perché poi, in fondo, al di là dei do di petto e dei Padre Pio, la domanda metafisica numero uno è: ma quanti cazzo di dischi pensate che venda, Albano? Ma avete mai visto qualcuno comprare un disco di Albano? avete mai visto un disco di Albano in casa dei vostri amici? Io penso, anzi sono convinto, che John Cage venda di più.

Rappresentante di una tradizione, quella che un tempo veniva detta ‘melodica’ e che annoverava tra i suoi maggiori interpreti gente di ben altra bravura come Claudio Villa, Nilla Pizzi, Achille Togliani o Tullio Pane, già dichiarata fuori moda dai seguaci dei primi ‘urlatori’ (Celentano, Mina, Tony Dallara, Betty Curtis) alla fine degli anni Cinquanta ed oggi del tutto estinta – Albano, nonostante questo, continua ad essere letteralmente onnipresente in televisione. Mettiamo pure che la musica sia solo un pretesto: è bello, mi chiedo? È bravo? È intelligente? È simpatico? No: è inguardabile (almeno per le donne sotto i sessant’anni), mediocre (non basta essere ‘intonati’ per essere dei bravi cantanti, bisogna anche saper interpretare e lui canta tutto sempre e solo in unica maniera), stupido (dice cose insulse condensate in frasi brevi) e antipatico (è un violento, picchia le donne e si innervosisce con estrema facilità) . E allora? Qualcuno mi aiuti a capire.

 

PS ah, e ovviamente la domanda metafisica numero due è: perché Romina Power l’ha sposato?

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41 Risposte to “Albano [sic]: perché?”

  1. rino said

    Per la prima volta in Italia, e per la terza nel mondo, Helikopter Quartett, di Karlheinz Stockhausen
    http://tinyurl.com/asamzw

  2. marcolenzi said

    caro rino,
    me lo sono perso, porca miseria! l’elicottero lo guidava albano? baci e abbracci

  3. Tiziano said

    Ecco l’importanza della mediazione culturale. Albano (e gli albani) senza i vari Vespa e Del Noce (e non mi riferisco solo a Brunovespa e Fabriziodelnoce)avrebbe l’importanza che merita: pochissima. Probabilmente godrebbe di un’attenzione limitata da parte di uno sparuto gruppo di nostalgici ammiratori. Ma qualcuno con studiata perfidia e abile ciarlataneria assesta un’ulteriore colpo alle già martoriate capacità percettive e alla sensibilità di quegli stessi italiani che un tempo vedevano e ascoltavano in televisione il volto e la voce sacra di Giuseppe Ungaretti o gli straordinari dialoghi della scena del processo dello sceneggiato “Gamma”. Mamma mia, che tristezza!

  4. Tiziano said

    Ehm… un ulteriore senza apostrofo ovviamente…

  5. Klingo said

    Dimentichi la bassa… (o l’alta se la guardi in termini di altitudine). Ho parenti in garfagnana, in quei paesini dove finiscono per sposarsi tra cugini perchè no v’è altro da fare, che hanno negli scaffali della roba immonda… Ho visto dischi e cantanti che mi hanno giustificato alcune extra-presenze televisive.
    In quel paesino, tra gli altri, Albano è un mito tra gli adulti e i ragazzi… fattene una ragione.

  6. marcolenzi said

    me ne farò una ragione, allora. grazie per l’aiuto. un saluto alla garfagnana. (e magari allestirò una performance: ‘albano a sillano’… anzi, ho già in mente la ‘partitura’, questa: “scaccolare un maiale mentre l’uccellino di un orologio a cucù canta ininterrottamente”).

  7. np (non pervenuto) said

    Cari tutti, carissimo Marco,
    nonostante la mia totale assenza di simpatia nei confronti di Al Bano (mi piace scriverlo così), credo che la questione sia un po’ diversa da come l’avete impostata.
    Carissimo Marco, da buon teologo hai una fede nella storia e nella verità incrollabile; io, forse purtroppo, no. Non credo che Al Bano sia un complotto delle multinazionali, per dire di Vespa e Del Noce. E, ahimé, sono convinto che abbia venduto più di John Cage: il fatto che NESSUNO DI NOI abbia un amico con un disco di AB (io, in effetti, non ce l’ho) non significa nulla. Non siamo amici di quella pletora di gente che guardava le telenovelas latino-americane; non siamo amici di quella pletora di tassisti che ascoltano AB come Gigi d’Alessio come altri sconosciuti PER NOI e DA NOI ma che, NEL MONDO, vendono centinaia di migliaia di copie di dischi, se non, talvolta, milioni.
    E non credo ci sia una redenzione. Credo piuttosto che la realtà sia MEDIOCRE, che le eccellenze siano POCHE, non solo nella produzione ma anche nella fruizione.
    Il trash ha nobilitato alcune figure: secondo me, Alberto Sordi è uno di questi. Un grande attore? Ma andiamo… Cioè, dipende, ovviamente basta stabilire cosa significa essere un “grande” e un “attore”. Temo che AB valga Claudio Villa, Gigi d’Alessio, ecc.
    Poi salta sempre fuori qualcuno che dice che Nino D’Angelo è bravo, e senz’altro più bravo di AB. Ma che vuol dire? Non è questione, secondo me, di essere UN POCHINO più bravi nel canto, o nella recitazione; è questione di fare cose che piacciano a più gente possibile il più a lungo possibile.
    Questa operazione, secondo me, porta necessariamente alla MEDIOCRITAS.
    Lo so, potreste farmi altre obiezioni; e sicuramente, ci sono eccezioni. Come sempre.
    Però, quello che volevo dire in fondo è solo che non credo nella storia, nella verità e nella bellezza che trionfano, nel tempo che ristabilisce le giuste misure.

    Un abbraccio a tutti

  8. np (non pervenuto) said

    ah,
    Romina Power l’ha sposato perché è uguale a lui.

  9. Tiziano said

    Carissimo np,
    anch’io non nutro grande fiducia nella storia, non credo che la parola verità abbia un significato e per di più sono contrario a qualsiasi forma di ipostatizzazione del verbo essere. Però sono persuaso che si possa auspicare che in una società funzioni un meccanismo di mediazione culturale tale che un Albano sia costretto a essere semplicemente Albano così come Allevi sia costretto a essere semplicemente Allevi. Il tutto ovviamente in modo molto imperfetto, se si vuole. Quello che sta succedendo negli ultimi anni è però francamente troppo. Ecco, forse è solo un problema di misura.

  10. np (non pervenuto) said

    carissimo tiziano,
    Al Bano è diventato famoso e popolare negli anni ’67, non oggi… Secondo me, sono due fenomeni di mediocrità diversi, Al Bano e Allevi. La prima è innata, nel senso che sempre ci saranno Al Bano, dobbiamo farcene una ragione. Allevi, forse, è di più corto respiro, forse è una “operazione mediatica”, come si dice. E comunque, è uno che sfrutta il marketing in modo molto consapevole… non so. Penso che comunque, anche in questo caso, ci saranno sempre pseudoculture per pseudocolti pronti ad applaudire; come il buddhismo facile, come la filosofia per tutti, ecc…

  11. np (non pervenuto) said

    Scusate, dimenticavo di rispondere all’altro punto di Marco:

    se tu poni la domanda sulla sua onnipresenza in televisione, qui la cosa è in effetti strana. Ma, a mio giudizio, non più strana del fatto che ci siano sempre gasparri, d’alema, ecc…
    Ma secondo me ciò che è strano che l’essere umano abbia una soglia di tolleranza al putrefatto così alta, così capiente. Quindi, anziché spegnare il televisore e di conseguenza andare a bruciare il parlamento, tutti stiano lì a guardare. Magari dicendo: “ma ci sono sempre gli stessi…”

  12. Tiziano said

    E’ vero np, ma, per dire, credo che ci dovrebbe essere una geometria di questo tipo: così come Peter Kolosimo o Charles Fort non sarebbero mai stati pubblicati su Scientific American o su Nature, così come Liala non sarebbe mai potuta essere recensita da Vittorini, così come i Rockets al limite si facevano discoring… ebbene Albano, oggi, dovrebbe coltivare la sua gloria tra il Babalù (c’è sempre?) e Gallicano senza che qualche sedicente mediatore culturale esercitasse il proprio potere facendo vedere a tutti come possa con un colpo di bacchetta consacrare un mediocrissimo cantore. Capisco che il discorso possa sembrare vagamente teologico, con un certo sapore di ordine infranto ecc. ecc. e non vorrei dare l’idea di piccarmi (perché in fondo condivido quello che dici) ma penso che una regolatina al sistema in questi termini potrebbe essere possibile, tanto per non esagerare.

  13. np (non pervenuto) said

    Nel fatto, assolutamente d’accordo.
    Temo però che sarebbe una giusta ma magra consolazione.
    L’Al Bano cacciato dalla porta rientrerà sempre da una finestra.
    Dopodiché, appunto, che la televisione faccia un po’ più schifo di prima è vero. Ma – appunto – se tutti ne siamo consapevoli, perché non andare a prendere a calci in culo Vespa e Del Noce? Perché Vespa ogni anno è uno dei best-seller della “saggistica”? I fenomeni di cui stiamo parlando non vanno visti in quest’ottica?

  14. Tiziano said

    Se si appliccassero i criteri della PBS (Public Broadcasting System – la televisione pubblica americana: fantastica!) alla RAI, Vespa ronzerebbe nei cessi di Saxa Rubra e darebbe un senso almeno al suo nome. In fondo non credo che la televisione sia come la vuole la gente, ma che la gente sia come la vuole la televisione.

  15. np (non pervenuto) said

    “In fondo non credo che la televisione sia come la vuole la gente, ma che la gente sia come la vuole la televisione”

    ecco, qui non ti seguo, e torniamo al punto con cui aprivo: la fede metafisica nella bontà e nell’intelligenza della gente. Io penso che non si possa dira che la gente sia come la vuole la televisione; al più, forse, che i due fenomeni stanno insieme, si danno contemporaneamente, senza che si possa dire che l’uno è la causa dell’altro. Almeno in questo caso.

    E poi, ripeto, perché Vespa vende così tanti libri?

    (Mai avrei pensato di ragionare con qualcuno di intelligente grazie ad Al Bano, grazie Marco)

  16. Tiziano said

    Non voglio dire che la gente sia buona e intelligente ma che l’audience non ha niente a che fare con il gradimento; in altre parole, per rimanere in argomento, la gente in fondo non sente proprio tutto questo bisogno di Albano, anche se non è buona e intelligente. La televisione stessa ha creato e crea un gusto e se anche – come giustamente rilevi – ci fosse una certa reciprocità per cui “i due fenomeni stanno insieme” – e quindi in questo senso Albano sarebbe anche in qualche modo necessario, inevitabile – mi sembra particolarmente rilevante che quella reciprocità esista, perché usata abilmente (ce lo insegna MacLuhan) rende, spesso, irrilevante il mondo rispetto al medium in sé.

    Anch’io non ringrazierò mai Marco abbastanza per questo blog. Un elogio particolare, inoltre, per l’eleganza, l’acume e la cordialissima disponibilità dialettica di np.

  17. marcolenzi said

    carissimi,
    ma sì, proviamo a metterla così: oggi c’è un indiscutibile (e, ripeto, per me in fondo incomprensibile) interesse diffuso verso la mediocrità che non si era mai visto prima. ma allora è questo il punto, questa è la domanda da porre: che cos’è la mediocrità? ciò che da un certo punto di vista può essere considerato mediocre in realtà non è mai mediocre in sé. mi spiego: raul casadei NON E’ un mediocre. raul casadei è un onesto professionista che suona e interpreta bene – e forse meglio di chiunque altro – la sua musica (il liscio romagnolo): fa quello che ci si aspetta che faccia un suonatore di liscio, fa ballare e divertire un sacco di gente che dopo una serata in balera torna a casa felice. in questo non solo non c’è nulla di mediocre, ma in un certo senso si incarna un’idea di perfezione (confucio: “l’uomo perfetto è colui che fa bene il suo lavoro”). mediocre è invece chi pensa di essere ciò che non è, mediocre è celentano quando fa il filosofo, allevi quando si paragona a mozart, del noce quando pensa di fare un’ottima televisione, vespa quando finge di ascoltare gli altri e sa già perfettamente cosa deve dire, albano quando pensa di essere una figura centrale della musica leggera italiana. QUESTI sono i mediocri.
    marco finotto invece non è un mediocre. marco finotto è meraviglioso anche – anzi soprattutto – quando canta le canzoni di albano. io ho visto una volta marco finotto alla sagra del baccello di acciaiolo in una fredda serata di un giorno feriale d’autunno: ho pianto dalla commozione. non c’era nessuno, pioveva, il terreno era pieno di pozzanghere, ad ascoltare lui e la sua orchestra solo una vecchina e un ragazzo down che ballava entusiasta. e lui, strippato in un palco d’alluminio di tre metri quadrati illuminato da un neon stanco e storto, era impeccabile nella sua giacca di lamè colorata, con i capelli tirati indietro e impomatati, e cantava con una passione e un impegno che non ho mai visto in un musicista classico, con il sorriso sulle labbra dall’inizio alla fine del ‘concerto’, senza cedere un solo attimo. fu per me una rivelazione, una visione mistica. mi ha fatto capire che cos’è la musica più di quanto non me l’abbia fatto capire uto ughi (e il suo allievo ‘ribelle’ giovanni allevi).
    ma questi stronzi… stanno rovinando tutto, sono beceri, volgari, viscidi, presuntuosi. mi fanno schifo. è vero, è un pregiudizio pensare che la gente sia buona e intelligente, ma ci sono tante persone – soprattutto giovani – che sono ancora curiose, che saprebbero ancora entusiasmarsi per le cose, che aspettano chi possa dar loro uno spunto, chi possa offrire loro qualcosa di interessante da ascoltare, qualcosa di stimolante da leggere. queste persone, almeno loro, albano non se lo meritano.

  18. gadilu said

    Bella discussione. Io volevo cercare solo di provare a spiegare il perché di una certa (scherzo: eufemismo ironico) ricorsività nella presenza di personaggi come Albano (o Al Bano) nella televisione pubblica. Me lo sono infatti chiesto spesso (recentemente, a capodanno, quando ho “rivisto” Edoardo Vianello (“ma come: ancora lui?”).

    La televisione pubblica “piace al pubblico”. Piace al “suo” pubblico. Siccome, penso, pochi di quelli che scrivono qui possono essere identificati come parte di “quel” pubblico, ha ragione Nicola e dobbiamo farcene una ragione. Ma perché, dunque, a “quel” pubblico piace veder passare e ripassare sullo schermo facce che ormai passano da più di venti, trenta, ormai quarant’anni? Secondo me perché la televisione ha – tra le altre – una funzione rassicurante rispetto ai mutamenti, è cioè veramente una macchina conformista applicata al problema del mutamento. E allora replica se stessa, cercando di prolungare all’infinito un’immagine del mondo quanto più cristallizzata.

    Mi fermo qui. È ovviamente solo uno spunto. Ma forse è uno spunto interessante.

  19. gadilu said

    Aggiungo qualcosa (tanto per rispondere a una eventuale domanda che anticipo: va be’, ma perché non eternarsi trasmettendo 24 ore su 24 un documentario sugli affreschi della Cappella Sistina?). Ricorsività e “medietà”. Medietà in tutti i sensi, anche statistica. Albano è ancora più “medio” di Michelangelo, figuriamoci di Cage o di Lucio Fontana.

  20. np (non pervenuto) said

    Sì, concordo con Gabriele.
    Ma torno sull’argomento-vespa, su cui nessuno finora mi ha risposto.
    Bruno Vespa è un personaggio che si replica eternamente in televisione, come pippo baudo, andreotti, eccetera.
    Bruno Vespa però scrive ogni anno un libro-spazzatura.
    Questo libro vende centinaia di migliaia di copie ogni anno.
    (Non è una congiura della stampa di regime: me lo conferma anche la mia fidanzata, che vende i libri; vende un casino di copie).
    Ora, vende perché è televisivo, vabbene.
    Quindi, chi vuole eternarsi con la tv, vuole eternarsi anche con la letteratura-spazzatura.
    E anche con la musica di Al Bano, secondo me.

    Secondo me, non se ne esce, carissimo Marco.
    Un conto è dire che c’è gente che guarda la tv e magari guarderebbe più volentieri altre cose, il che è vero (infatti, oggi chi guarda una tv non “di qualità” che non esiste, ma “meno peggio”, è costretto ad abbonarsi a sky, dove ci sono ogni tanto alcuni programmi vedibili); un altro conto è dire che la tv e il potere IMPONE i suoi modelli. Su questo, dissento in modo radicale.

    Come Wittgenstein, credo che la rivoluzione non può partire dall’alto, dalle guide, dalla politica. La politica non può minimamente guidare nulla; quando l’ha fatto, è stato un disastro.
    La rivoluzione parte dagli individui, dai loro comportamenti e consapevolezze e sensibilità.

    Ovvio, come?

    Qui, il discorso si fa ancora più lungo e serio.

  21. marcolenzi said

    ma scusa gabriele, ma quel ‘pubblico’ a cui piace la televisione ‘pubblica’ non è lo stesso pubblico che trenta, quarant’anni fa, andava in delirio e piangeva calde lacrime per ‘i fratelli karamazov’, ‘i promessi sposi’, ‘…e le stelle stanno a guardare’, ‘la cittadella’, ‘i miserabili’, ‘anna karenina’, ‘il segno del comando’, ‘madame bovary’, ‘l’odissea’, ‘sandokan’, ‘lungo il fiume e sull’acqua’, ‘ho incontrato un’ombra’, ‘sorelle materassi’, ‘a come andromeda’, ‘il conte di montecristo’, ‘la freccia nera’, le commedie di eduardo, tutta la prosa [sic!!!!!!!!], ‘ritratto di donna velata’, tutta roba per cui era NECESSARIA grande attenzione, per cui lo spettatore DOVEVA mantenere attiva la capacità di ‘cogliere nessi’ spesso anche molto complicati (voglio dire, per capire la trama de ‘il segno del comando’ ci vuole la laurea, eppure teneva inchiodati allo schermo milioni di spettatori!!!). evidentemente il montaggio lento NON ERA un problema, i lunghi silenzi che inframezzavano i dialoghi NON ERANO un problema, l’italiano spesso raffinato dei dialoghi NON ERA un problema. porca miseria ma mi volete spiegare COSA CAZZO E’ SUCCESSO in questi ultimi trent’anni? perché la società è imbruttita così tanto? perché si tollera tutto? cioè, sembra che siamo tutti sottoposti inconsapevolmente a un test psicanalitico, a una tortura per stabilire il nostro grado di tolleranza. e questo è uno. e poi: ma, porca miseria, ma chi occupa posti di potere HA O NON HA UNA QUALCHE RESPONSABILITA’ NELLE SUE SCELTE? o non può far altro che adeguarsi al ‘mercato’? ma non è ridicolo pensare così? non è ridicolo aprire le braccia e dire “eh, sai, purtroppo…”; ma com’è possibile che NESSUNO tenti di imporre un prodotto diverso? la consapevolezza di tutto ciò continua a sorprendermi e a sconvolgermi. a voi no?

  22. marcolenzi said

    ho scritto questo commento non avendo ancora letto gli ultimi due. nicola, hai ragione, vespa merita una risposta. ora ho da fare però, spero entro stasera di poter rispondere. un abbraccio (e grazie di tutto, state rendendo interessante il mio blog! grazie!)

  23. gadilu said

    Allora, caro Marco. Ti propongo per prima cosa di ascoltare bene questo testo di Pasolini:

    http://sentierinterrotti.wordpress.com/2009/01/24/non-ce-scandalo/

    OK. Prova a sostituire al termine “Italia” il termine “Televisione”. E adesso pensa al significato di quella “rivoluzione antropologica” della quale parlava sempre Pasolini e avrai parte della risposta (“ma cosa è successo…”). Inoltre – e non è l’argomento minore – considera che il ruolo vagamente o anche esplicitamente pedagogico che aveva la televisione fino agli anni settanta (direi fino all’emergere di una concorrenza tra pubblico e privato) è stato semplicemente spazzato via dalla necessità di “lottare” per avere sempre più pubblicità, vendere spazi pubblicitari. È del tutto evidente che – dati questi termini del “cambiamento” – la funzione eternante si assesta più su Albano che sul “Segno del Comando”.

  24. np (non pervenuto) said

    “ma chi occupa posti di potere HA O NON HA UNA QUALCHE RESPONSABILITA’ NELLE SUE SCELTE? o non può far altro che adeguarsi al ‘mercato’? ma non è ridicolo pensare così? ma non è ridicolo aprire le braccia e dire “eh, sai, purtroppo…”; ma com’è possibile che NESSUNO tenti di imporre un prodotto diverso? la consapevolezza di tutto ciò continua a sorprendermi e a sconvolgermi. a voi no?”

    Caro Marco,

    1) intanto, far coincidere il potere con la politica, nei termini in cui si intende con politica un nugolo di amministratori locali e nazionali, è molto discutibile. Il “potere” non ce l’ha la “quella” politica, che piuttosto ratifica, servendole, necessità e realtà ben più grandi, che rappresentano appunto “il potere” (su questo il testo “Impero” di Toni Negri e di Hardt è molto utile). Questo è avvenuto per una serie di cambiamenti storici grossi, sulla scia della globalizzazione.
    2) in ogni caso, come dice Gabriele, anche se la politica avesse a che fare col potere, nel senso in cui questo nesso valeva una volta, non puoi non tener conto anche di cambiamenti infrastrutturali: la televisione oggi, come dice Gabriele, non assolve più alcun ruolo emancipatore, perché mentre tra gli anni ’50 e ’70 era il mezzo di avanguardia (in effetti, tu dici che TUTTI guardavano De Filippo ecc.. sei sicuro? TUTTI quelli che guardavano, e avevano, la tv, e allora moltissimi non l’avevano), oggi è il mezzo di retroguardia.
    Oggi, appunto, facendo una trasposizione analogica che mi pare abbastanza centrata: quelli che guardavano il segno del comando e eduardo sarebbero quelli che son qui sui blog e su internet, non quelli che guardano al bano e vespa. A questi, oggi, corrispondono quegli analfabeti che negli anni ’50-’70 non avevano idea di cosa fosse un televisore.
    3) quindi, rassegnarsi, non far nulla, addirittura essere acquiescienti? ASSOLUTAMENTE NO. E’ un problema di mezzi di lotta. Secondo me, i mezzi di lotta alla Michele Santoro – ma dico anche alla Travaglio: e cioè, le manifestazioni e gli striscioni, le urla contro i consigli comunali, ecc., le lettere al tirreno, non servono a nulla, se con “servire” intendiamo contribuire al cambiamento. Credo che, oggi, i mezzi di lotta debbano essere diversi.

    L’ho fatta già troppo lunga.

  25. Tiziano said

    Provo a rispondere a Marco quando chiede COSA CAZZO E’ SUCCESSO in questi ultimi trent’anni, a Gabriele a proposito del discorso del mutamento antropologico e infine a np per la faccenda di Vespa.

    Marco: in uno dei suoi romanzi meno letti, “La fonte sacra”, Henri James tratta l’argomento delle influenze reciproche tra umani. Di come la persona con la quale condividiamo una parte della nostra vita possa toglierci e/o darci. Tutti noi abbiamo provato, fin da bimbetti quando avevamo le prime storie con le ragazze, che a volte ci capita di stare con qualcuno col quale diventiamo come migliori. Per dirla con James ci è capitato di attingere a una fonte sacra. La Rai degli anni di “A come Andromeda” è stata una fonte sacra, oggi prosciugata. Io credo che la gente, anche quella che si potrebbe definire né buona né intelligente, si sente meglio quando si abbevera a una fonte sacra, salvo che, per James, quella fonte sacra prosciugherebbe velocemente. Cosa che è puntualmente avvenuta.

    Gabriele: non è che il mutamento antropologico nasconde un’ostinata persistenza di culture di cui esso è una sorta di coniugazione? Non vorrei che finissimo per contorcerci nel millenario problema filosofico dell’ “eimi” e del divenire come contraddizione.

    np: effettivamente avevo eluso la tua domanda a proposito del perché Vespa venda mai tutti quei libri. Credo che i libri come quello di Vespa siano quei libri che vengono comprati ma che in fondo poi vengono letti poco. Ma a parte questo e l’aspetto pubblicitario, c’è da mettere in conto, credo, la pruriginosità dei contenuti. Vespa è quello che conosce bene i palazzi e può raccontare un sacco di retroscena su personaggi notissimi. E’ colui che ti fa conoscere bene i tipi che vedi tutti i giorni in televisione

  26. np (non pervenuto) said

    “Credo che i libri come quello di Vespa siano quei libri che vengono comprati ma che in fondo poi vengono letti poco.”

    Qui, amico mio, ti sbagli. Ti assicuro. E riveli la tua fede nell’intelligenza umana. Non è una fede disdicevole, beninteso: io la ammiro molto! E spero di sbagliarmi. Ma non ci credo.

    “Vespa è quello che conosce bene i palazzi e può raccontare un sacco di retroscena su personaggi notissimi. E’ colui che ti fa conoscere bene i tipi che vedi tutti i giorni in televisione”

    L’aspetto pruriginoso: certo, qui sono d’accordo in pieno. Solo, che ora questo bisogno lo assolve la Vespa televisiva. Cento anni fa, lo assolveva qualcun altro, in piccole comunità dacché non c’era tv. E mi spingo a dire che nella Grecia del V° a C lo assolveva qualcun altro, sulla pubblica piazza.
    Era meglio di Vespa?
    FORSE sì, non possiamo saperlo.
    Di certo, come per il resto, la comunicazione di massa ha amplificato le brutture e le storture di tutto. Un pettegolo di oggi ci appare di sicuro un essere molto più ripugnante di un pettegolo del XVIII secolo.
    (Con questo, ripeto, non voglio dire che non ci siano differenze).

    Questa è la mia opinione, ho avuto voglia di esprimerla perché mi piace dialogare con voi.

  27. gadilu said

    @ Tiziano

    Non ho capito quello che hai scritto rivolgendoti a me.

  28. Tiziano said

    @ Gabriele

    Ho ascoltato il testo di Pasolini nel tuo blog e ho avuto modo di leggere le cose che hai scritto a proposito del mutamento antropologico. Allora mi sono chiesto se quello che chiami mutamento antropologico non sia in realtà davvero tale, nel senso che la parola antropologico ha da Lévi-Strauss in poi (in questo senso l’unico mutamento antropologico mi sembra l’annichilazione delle culture cosiddette subalterne). Forse dietro quella ‘mutazione’ ci sono meno cambiamenti di quello che si pensa. Infine, però, mi sono anche chiesto se questa obiezione non porti poi ad un’oziosa e millenaria controversia dialettica tra essere e divenire.
    A presto.

  29. gadilu said

    Ora ho capito, forse. Ma se ho capito (forse) allora ne va dell’attendibilità del concetto di “mutazione antropologica” utilizzato da Pasolini (e per anticipare: non sono tra quelli che quando sentono Pasolini dire che negli anni sessanta si è verificato un “mutamento antropologico” aprono la bocca esclamando: oooooh).

    Per farla breve: è plausibile quello che dice Pasolini?

    Pasolini dice: la società dei consumi (e la televisione) hanno modificato in profondità la psicologia degli italiani, le loro abitudini, il loro linguaggio. E questa modificazione si è dimostrata molto incisiva, molto di più (e la sua tesi) di quella prodotta (o meglio: tentata) in modo “politico” dal fascismo. Fascismo, prima, e fascismo consumistico, dopo, sono comunque fenomeni paragonabili in quanto ambedue rivolti a distruggere il sostrato “umanistico” (meglio: umano) di una civiltà millenaria.

    Siccome Marco chiedeva che cosa fosse successo negli ultimi trent’anni (con Pasolini: negli ultimi cinquant’anni), io pensavo che si potesse utilizzare anche quello che diceva Pasolini per spiegarlo. Magari non funziona (anch’io ho dei dubbi), però era un punto dal quale partire.

    Sulla millenaria controversia: io sto dalla parte di quelli che credono nel divenire (mentre molti funzionari della RAI e molti ammiratori di Albano, probabilmente, sono più affezionati a Parmenide).

  30. marcolenzi said

    non penso che la tv e il potere ‘impongano’ i loro modelli: il verbo ‘imporre’ è fuori luogo perché significa ‘costringere’ e nessuno, almeno in senso stretto, costringe gli altri a fare delle cose. tuttavia chi ha potere decisionale PUO’ fare delle scelte, non credo che debba soltanto ratificare le scelte che fanno altri più potenti di lui. per quanto il mercato del disco avesse raggiunto nei primi anni sessanta un vertice di vendite grazie alle cosiddette canzonette di consumo, ciò non impedì a un discografico illuminato come nanni ricordi di investire sulla prima generazione di cantautori, un’idea che tutti allora considerarono fallimentare e che oggi, nonostante siano passati cinquant’anni, sarebbe semplicemente impensabile. eppure senza quel ‘salto nel vuoto’, senza quella idea folle, non avremmo avuto i bindi, i tenco, i de andré. quando uno lo fanno direttore generale della rai la prima cosa che questo tizio fa, così io immagino, è procurarsi dei dati statistici che fotografino le tendenze del pubblico. se risulta che i programmi-spazzatura coprono il settanta per cento dello share egli può ben dire: “bene, incrementiamo i reality shows”, ma può anche dire: “recuperiamo un minimo di dignità culturale alla rai: proviamo a fare questo e quest’altro e vediamo cosa succede”. il fatto che persone di quest’ultimo tipo siano sempre più rare se non scomparse del tutto è ciò che mi sgomenta. è ciò che mi fa vedere solo buio davanti a me.
    quanto a vespa, che dire caro nicola? qui il mutamento antropologico devo averlo subito io, perché su certe cose non si costruiscono ‘argomenti’, ma si agisce d’istinto, e la faccia di vespa è quanto di più repellente la fisiognomica abbia mai concepito. come si fa, non dico a stimare, ma anche soltanto a fidarsi di uno con quella faccia? questo va al di là della mia capacità di comprensione. è come se centinaia di migliaia di persone scegliessero il gelato blu al gusto di puffo (ma per fortuna nella gelateria non si è ancora toccato il fondo…). insomma, cosa è successo in questi ultimi trent’anni, chiedevo; forse sono solo semplicemente invecchiato e mi è sfuggito qualcosa. tuttavia mi piace continuare a pensare che qualcosa si può fare, che si può dare un piccolo contributo per rendere un po’ più vivibile questo merdaio. molti miei studenti mi hanno ringraziato per aver fatto loro conoscere cose nuove e diverse da quelle che si ascoltano di solito. anche questo, credo, è fare politica.

  31. rino said

    credo che ci sia intanto un problema di prospettiva. siamo troppo vicini. ogni era è sempre la peggiore.

    inoltre, sono d’accordo con np, quindi con wittgenstein e quindi con marco: la politica comincia dal basso, ognuno col suo piccolo gesto. per esempio scoprire che a livorno esiste villa regina, farci una passeggiata e rimettere in piedi i cestini dell’immondizia caduti.

    sul concetto di mediocritas, vi segnalo “andy warhol era un coatto” di tommaso la branca (pdf qui: http://www.tommasolabranca.eu/ANDYWARHOLERAUNCOATTO.pdf), nel quale viene scritta la formula del trash, un’epifania:
    INTENZIONE – RISULTATO RAGGIUNTO = TRASH
    per quanto trattandosi di una definizione, io preferirei come:
    trash = impegno – risultato

    qui poi si aprirebbe anche una lunga discussione sui danni che una tale presa di coscienza abbia generato, in particolare l’immobilismo per timore di “fare cose trash”.

  32. marcolenzi said

    @gabriele
    sì, certo, lo so che la rai ha dovuto competere con mediaset, ma avrebbe potuto farlo con i suoi mezzi, invece di scimmiottare pateticamente lo stile berlusconiano svendendo al prezzo più vile la sua dignità culturale e professionale. anche questo ha portato al disastro… (su pasolini poi – bellissimo il video sul tuo blog – ci vorrebbe non un post, ma un intero blog a sé. come sai lo amo molto, amo soprattutto i suoi film e la sua critica sociale, il suo pensiero, le sue idee: solo che la sua posizione è talmente radicale da presentare questioni per me difficili da comprendere – p. es. il suo odio per l’arte contemporanea)

    @ rino
    attenzione, il trash è un’arma a doppio taglio: bisogna capire bene cos’è e tenerlo distinto dal resto. ho letto a suo tempo il libretto di labranca e mi piacque. poi quando vidi labranca scoprii che anche lui era trash…
    anch’io amo i cugini di campagna (prima maniera con la voce originale di flavio paulin), ma per ragioni che non hanno NIENTE a che fare con la musica e con l’arte. un conto è dire che il trash è importante e va tenuto in considerazione (cosa che pensa labranca e che penso anch’io), un altro è dire che baglioni è il più grande musicista del novecento (cosa che pensa labranca e che io non condivido per niente).

  33. rino said

    d’accordo con te, il libretto è simpatico ma certamente non lo apprezzo in toto. più che altro mi piace la fulminante definizione.

    per il resto, robert smith quando pubblicò un disco di remix dub di pezzi dei cure scrisse: cerca il ridicolo in qualsiasi cosa e lo troverai.
    tutto è trash, niente è trash. basta un briciolo di specializzazione in più e tutto quello che è appena un pochino meno diventa esecrabile. ma così mi sa un po’ di far west.

  34. np (non pervenuto) said

    Una piccola digressione nella bellissima discussione:
    questi sono secondo alcune classifiche i 10 album più venduti di sempre, nella storia del pop/rock:

    Michael Jackson Thriller 1982 58000000 +
    Pink Floyd Dark Side Of The Moon 1973 39000000 +
    Whitney Houston The Bodyguard Soundtrack 1992 38500000
    Soundtrack Grease 1978 37000000
    Eagles Their Greatest Hits (1971-1975) 1976 36500000
    Bee Gees Saturday Night Fever Soundtrack 1978 36000000
    Led Zeppelin Led Zeppelin IV 1971 35000000 +
    Shania Twain Come On Over 1997 34500000 +
    Fleetwood Mac Rumours 1977 32500000
    AC/DC Back in Black 1980 32000000

  35. gadilu said

    Che strano. Nella classifica avrei pensato di trovarci “Second Edition” dei PIL.

  36. np (non pervenuto) said

    Sai cosa, io pensavo qualcosa di Jesus and Mary chain.

  37. Tiziano said

    @Gabriele e Marco su Pasolini

    Pasolini aveva il gusto dell’iperbole ideologica. Letterariamente parlando affascinante.

  38. lili said

    Marco come sono contenta poter parlare con qulcuno che la pensa come me,mi rifferisco alle belle parole
    riguardanti al cantante Marco Finotto,voglio scusarmi
    per la mia modestissima cultura(la sua si capisce)
    sono certa non per questo lei non mi ascolterà.
    lei ha sentito Marco una sola volta e pure al freddo,
    io ho avuto la fortuna di sentirlo diverse volte,
    le posso assicurare che a quel ragazzo è mancato
    solo un pizzico di fortuna che hanno tanti senza meritarla.
    cordialmente la saluto sperando di rissentirla

  39. marcolenzi said

    grazie cara lili,
    sono un grande ammiratore di marco finotto.
    🙂

  40. daniele said

    beh il caro Albano deve la sua presenza fissa nei salotti televisivi (dalla Rai a Mediaset) grazie a qualche ben radicata e vecchia conoscenza all’interno dei vertici della tv che stabiliscono palinsesti e altro..e anche grazie al suo agente che gli procura qualche apparizione e seratuccia extra Porta a Porta, Domenica In, Buona Domenica,Verissimo etc etc..

    Tutto qui. Le ospitate di Albano sono fumo negli occhi che hanno come obiettivo quello di far capire all’italiano medio, che Albano vale di più di quello che è nella realtà.

    Uno dei tanti signor nessuno italiani che ancora dopo oltre 40 anni campa, più che per attuali meriti artistici, con i soldi delle sue attività extra artistiche, guadagnati grazie alla vendita di un paio di singoli di successo per l’epoca e a qualche odierna comparsata tv e concertino da piazza popolare.

  41. marcolenzi said

    ecco. mi fa piacere che il carrisi stia antipatico anche a te. 😉

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