Il futuro della musica classica

27 gennaio 2009

beethoven

Quale sarà il futuro della musica classica? Che strana domanda… Penso non si possa che rispondere così: “Il futuro della musica classica è presto detto – essa è destinata a rimanere per sempre la musica classica, un po’ come l’arte slava del secolo decimoquarto sarà per sempre l’arte slava del secolo decimoquarto”. Infatti, proprio come l’arte slava del secolo decimoquarto, anche la musica classica, da un numero imprecisato di anni, non è più un organismo vivente ma è diventata una ‘cosa’, un oggetto. Anche se qualcuno continua ad avere qualche difficoltà a capirlo e accettarlo,  essa ha cessato di vivere di vita propria, per così dire, e continua a vivere solo grazie a coloro – una certa categoria di musicisti – che hanno deciso di perpetuarne il ricordo continuando a eseguirla. Ora, se per musica classica si intende quello sterminato, straordinario repertorio che va da Monteverdi a Puccini (al quale andrebbero aggiunte, in qualità di musiche ‘colte’ e di tradizione scritta, la musica antica – dal canto gregoriano alla polifonia rinascimentale – e quella moderna e contemporanea – da Stravinskij a Sciarrino) allora non può non saltare all’occhio il limitato orizzonte temporale che la racchiude (appena tre secoli) e il sempre più ampio ‘vuoto’ che la seguirà man mano che, nel tempo, ci si allontanerà da essa.

Oggi non è più possibile pensare nei termini di una gerarchia di valori che intenda attribuire un primato a quella tradizione musicale detta appunto ‘classica’ rispetto alle altre. È stato detto già mille volte e non mi pare il caso di tornarci su, ma se qualcuno avesse ancora dei dubbi sappia dunque una volta per tutte che Ellington, Parker, Monk, Coltrane, Davis, Beatles, Pink Floyd, Hendrix, Kraftwerk, Eno, Zappa, Zorn e Björk valgono Schönberg, Boulez, Berio, Glass, Morricone, Piazzolla, Schnittke. Non ha ormai più senso fare distinzioni di genere che siano distinzioni di qualità. Se si volesse essere un po’ più brutali, si potrebbe perfino arrivare a dire che oggi ormai non esiste altro che il Pop, significando con questo termine appunto non un genere, ma l’intero spazio in cui si produce e si consuma musica. In questo senso, anche Stockhausen è pop. D’altra parte, che cos’era la musica pop in senso stretto già trent’anni fa, se annoverava nei suoi ranghi Al Bano e Ian Curtis dei Joy Division? Come si può dare un nome, mi chiedo, a una categoria che comprenda in sé i Kraftwerk e Orietta Berti? Sarebbe sufficiente dire che è musica ‘non scritta’? C’è molta più distanza tra i Kraftwerk e Orietta Berti che tra i Kraftwerk e Perotino; come Ian Curtis è infinitamente più lontano da Al Bano che da Gesualdo.

I Conservatori e le altre istituzioni musicali (gli enti lirici e concertistici), se non vogliono trasformarsi definitivamente in musei, non potranno continuare a ignorare tutto questo ancora per lungo tempo: una svolta inevitabile dovrà in qualche modo profilarsi nel loro orizzonte. I Conservatori dovranno diventare scuole di musica a tutti gli effetti, non solo e non più istituti professionali – pur nel senso più alto del termine – per la formazione di musicisti classici; dovranno ampliare la loro offerta formativa fino a comprendere la storia e la prassi (o meglio le storie e le prassi) del Pop, le tecniche di arrangiamento (e non più solo di orchestrazione alla vecchia maniera) e la produzione artistica, l’elettronica e l’informatica musicale estese a tutti i livelli, la critica musicale e l’etnomusicologia, la musicoterapia e il design acustico, ecc. ecc. Ossia dovranno adeguarsi a tutte quelle nuove professionalità che negli ultimi tempi sono sorte in seno alla musica. Se non lo faranno, se continueranno a difendere caparbiamente la cosiddetta ‘grande musica’ dalle ‘contaminazioni’ del moderno, erigendosi a custodi di un repertorio sacro e intoccabile che non può e non deve confrontarsi con il presente, finiranno per avere lo stesso ruolo che già da molto tempo hanno il museo rispetto all’arte, la biblioteca rispetto alla letteratura e più in generale la scuola rispetto alla vita: luoghi in cui si possono ancora assimilare competenze fondamentali, ma che hanno sempre meno da dirci riguardo al conferire loro un senso.

 

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31 Risposte to “Il futuro della musica classica”

  1. Tiziano said

    Il tuo post, carissimo Marco, è un capolavoro di efficacia, lucidità, intelligenza. Una di quelle cose che leggi e provi la stessa cosa di quando apri la finestra al mattino prima dell’alba d’estate respirando a pieni polmoni. Buongiorno.

  2. np (non pervenuto) said

    Sottoscrivo in toto il commento di Tiziano.
    Ma la nostra posizione, su questo, è estremamente minoritaria. Fare una lotta del genere è politica, per rifarci al post precedente: e il tuo modo di fare politica con la musica ai ragazzi, Marco, è quanto di più utile possa esservi.

  3. marcolenzi said

    grazie amici,
    è un onore per me avervi qui.
    🙂

  4. Marta said

    La musica è politica come qualsiasi altro aspetto della nostra vita sociale. Ogni gesto pubblico che compiamo racchiude un significato politico. E’ semplicemente la politica del nostro paese che continua ad andare alla deriva.
    Direi che concordo davvero con quello che esprimi in questo post. Parlo come chi credeva davvero che il conservatorio e la scuola potessero indicare una via e invece è rimasto amaramente deluso, prima dall’uno e poi dell’altra. Forse è la loro istituzionalità che le ha rese così “immobili”?
    Una cosa è certa, il ’68 sembra davvero lontano dalle nostre scuole. Chissà che la musica non abbia una futuro più libero davanti a sè…

  5. protociccius said

    Alla tua straordinaria provocazione si potrebbe rispondere che, se anche Stockhausen è pop (affermazione che, sotto il ruvido involucro del paradosso apparente, nasconde una verità sconcertante), allora anche Anna Tatangelo è classica. Ma il problema è che Anna Tatangelo non è pop – per le stesse evidenti ragioni per cui Giovanni Allevi non è classica (e forse nemmeno pop). La tua analisi è efficace perché pone l’accento sulla ricezione e sul superamento di categorie che servono soltanto a tenere in piedi un ‘sistema’ solo apparentemente condiviso…

  6. marcolenzi said

    @ marta
    sono pienamente d’accordo con te sul fatto che ogni nostro gesto è politico.
    rispetto alla scuola vi sono ancora oggi due ‘correnti’ di pensiero: quella di chi pensa che essa debba offrire un’educazione ‘formale’ e quella di chi pensa invece che essa debba adeguarsi alle esigenze del ‘mondo’. io credo che la verità stia nel mezzo: è assurdo pensare che esista un sapere formale, astorico, acritico, assoluto, svincolato dal mondo, dal contesto storico e culturale in cui si nasce e si cresce; e d’altra parte è stupido voler preparare i giovani a vivere nel mondo senza offrir loro quegli strumenti per mezzo dei quali essi possano, un domani, cambiarlo. entrambi gli approcci non tengono conto dell’importanza educativa delle emozioni che accompagnano sempre l’acquisizione del sapere, tendono a privilegiare il ‘ruolo’ sociale del futuro cittadino a detrimento della costruzione della sua ‘persona’: l’educazione liceale forma la futura classe dirigente, il sapere tecnico forma i lavoratori – poco importa se molti, troppi individui appartenenti alle due categorie saranno persone aride, senza passioni, senza ideali, incapaci di stupirsi e di commuoversi. in questo senso credo giochi un ruolo fondamentale il ‘mediatore’, cioè l’insegnante. il buon insegnante è sempre e solo colui che è capace di far amare agli studenti la materia che insegna, e questo è possibile a due condizioni: che sia competente della materia, certo, ma soprattutto che CONOSCA I GIOVANI E IL LORO MONDO. se l’insegnante non capisce (cioè non conosce) i giovani, la sua ‘missione’ non può che fallire. è solo a partire da un’analisi critica del loro vissuto che l’insegnante può e deve trovare un contatto vivo e stimolante con gli studenti affinché essi si rendano consapevoli della loro posizione nel mondo e delle loro idee ed emozioni. insomma, voglio dire che la scuola AVREBBE DAVVERO la possibilità di essere qualcosa di veramente fondamentale nella nostra vita, se solo disponesse di insegnanti di eccezionale valore, preparatissimi, selezionatissimi, pagati 10.000 euro al mese e riconosciuti come figure assolutamente fondamentali nella costituzione di una società civile degna di questo nome. e invece… va sempre peggio… gli insegnanti di conservatorio poi, in genere, non parlano mai con i loro allievi di cose o questioni che vadano al di là del pentagramma, non fanno mai loro capire qual è il senso dello studio della musica classica oggi, quali siano le loro prospettive professionali, quale il senso, insomma, di quello che fanno… cara marta, c’è da lavorare tanto per cambiare le cose! un abbraccio e un sorriso.

  7. marcolenzi said

    @ a protociccius
    certo, è proprio lì il nocciolo della questione, nel fatto cioè che il principale scopo di ogni categoria rigida è quello di perpetuare se stessa. la cosa a cui tiene di più la musica classica è non smettere mai di chiamarsi ‘musica classica’, perché è più facile identificarsi in un nome, in un oggetto, piuttosto che in un processo incessante di trasformazione.
    il pop non è più un genere ma una koinè, un modo di stare al mondo e precisamente quello straordinario modo di stare al mondo che consiste nello stare NEL mondo. la musica classica è invece qualcosa che per così dire se ne sta per conto suo e ci guarda solo e soltanto da quel posto in cui STA. abita un tempio isolato verso cui noi ci dirigiamo, entro il quale ci disponiamo rispettosi e composti ad ascoltare in religioso silenzio. essa non esce mai di casa, non si immerge mai nel rumore della vita, anzi fa di tutto per lasciare il rumore fuori da sé, costruisce pareti insonorizzate e sempre più spesse per non far entrare il rumore del mondo. non viene mai a trovarci a casa nostra e quando lo fa per mezzo dei suoi sacerdoti – i suoi interpreti – lo fa sempre con una certa goffaggine (vedi le opinioni sul pop, patetiche e retrive quanto altre mai, che hanno espresso a più riprese personaggi come ughi, muti e perfino abbado, pollini, boulez!). pop è invece quella musica che sta nel mondo, di qualsiasi genere essa sia, dal più triviale al più sperimentale, che esce dalle sale da concerto e cerca un pubblico vero, sia esso numeroso o no, non per blandirlo ma per parlargli, per portargli la sua testimonianza di vita e di pensiero, per fargli capire che vive nello stesso mondo ed è immersa nello stesso rumore. in questo senso, ancor più di stockhausen, è stato cage a aver portato la più grande rivoluzione che la musica abbia mai subito nel corso della sua intera storia, la rivoluzione che ha restituito la musica alla sua dimensione originaria di immagine sonora del mondo, che l’ha restituita alla sua dimensione più autentica, quella dell’ascolto dell’ambiente che ci circonda.

  8. odid said

    Livornese Divino, ti scrive di nuovo un albese di vino! Ho ascoltato i tuoi brani su myspace, mi piacciono mooolto (soprattutto il bucaneve e cinque).
    Trovo che le tue parole siano semplicemete geniali (e genialmente semplici)! E’ un po’ come ci si arrovella per montare un mobile (dell’Ikea) e poi si trovano le istruzioni (ma non in finlandese).
    Volevo chiederti un parere, essendo io praticamente autodidatta nella composizione. Sto scrivendo or ora delle canzoni per voce femminile (ma non lirica!!) e pianoforte a metà tra pezzi natalizie e d’amore scozzesi (sullo stile dei Fairground Attraction, se conosci). I brani sono tonali, con una melodia lineare e semplice, e talvolta mi servo di aspetti “classici” come l’accompagnamento accordale, arpeggiato o la ripresa del tema in minore.
    Non vuole questo essere la copia del passato, né la “musica classica europea del futuro”(bleah…) e ammiro profondamente i lavori di Cage e Stockhausen; semplicemente, quando compongo io, preferisco una bellezza sensibile nella musica. Volevo sapere la tua opionione in merito: trovi che l’uso della tonalità, etc… siano ormai da evitare ?
    ps: se non l’avessi capito, hai fatto moooolto male a rispondermi ieri sera, perché ti romperò in questi giorni in cui son costretto dalla febbre!

  9. marcolenzi said

    caro odid, sto scrivendo da cardiff, dove mi trovo per un concerto. mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato la mia musica e le mie parole. grazie.
    e non trovo assolutamente che la tonalità sia qualcosa da evitare, anzi… anche perché non esiste ‘la tonalità’, se la si intende come un linguaggio astratto e universale, ma esistono sempre nuove interpretazioni di essa. a tal proposito faccio spesso l’esempio della musica di philip glass come musica che può essere definita allo stesso tempo tonale e non tonale: tonale perché utilizza gli accordi (i morfemi) della tonalità (triadi e settime, etc.), non tonale perché li combina secondo funzioni strutturali del tutto nuove rispetto al passato. vai avanti tranquillo, dunque, e in bocca al lupo! 😉

  10. Gabriel said

    Sono raggiante, dopo mesi di sonno nel web vuoto o nella ormai esaurita capacità attrattiva di altri siti, di avere avvicinato il tuo. Un sito dal carattere al quale l’intuito mi fa sentire vicino. Ho letto come presenti il tuo sito e pur con cautela
    cercherò di parteciparvi in modo proficuo.
    Da musico,che dopo aver fatto il classico continua ad esserlo ma in modo più aperto, anche scrivendo e componendo. I miei saluti

  11. marcolenzi said

    grazie gabriel, benvenuto! commenta dove, quando e come vuoi, mi fa sempre piacere. aspetto di leggerti ancora, dunque. un caro saluto.

  12. Gabriel said

    un saluto a te e a voi. Non è certo una rivelazione che le proprie attività assorbono tempo e dinamiche.
    Chi suona in orchestra, essendo tenuto a suonare, ne farà la proprietà personale prevalente. Chi insegna con il tempo vede diminuire la tendenza a suonare, anche per l’età che avanza.
    Musica come attività acustica e mnemonica, o riconversioni dedicate alla scrittura, compositiva e
    di ricerca musicologica. L’apparenza inganna? non direi, però l’apparenza tale è e tale rimane. Quel che appare certo è che integrando varie valenze, si fortifica e si rende fertile la propria vita. In questo la musica certo non difetta.

  13. Gabriel said

    penso ad esempio alla musicoterapia, variazione della logoterapia di viktor frankl. Sembra non si possa parlare di musica se non si è fattivamente produttivi, al
    limite con la polemica. Certo il clima di estasi incantata la associamo alle musiche orientali, reputate
    nel tempo astoriche e forse nell’attuale semplicemente diverse. La stessa musicoterapia, della quale ho un’esperienza per sommi capi, si pone come terapia del disagio. Lo sa che vive nelle metropoli, se esistono i motivi per il disagio.

  14. Stefano Spina said

    non la conosco per niente ma condivido al 200% questo articolo.
    moro lasso al mio duolo.

  15. marcolenzi said

    grazie stefano, mi fa piacere. dammi pure del tu e benvenuto in questo blog.

    ps ah, dimenticavo: e viva gesualdo! 😉

  16. Gabriel said

    Un saluto a voi, anzi vi saluto. Lungo tempo passò prima di ritornare a questo sito, e dopo tempi giurassici le vostre frasi ho ritrovato. Mi fa piacere, nel frattempo son un poco maturato… Mi auguro, nel concludere provvisoriamente, di riuscir
    ad inviare codesto messaggio, per presto tornar a queste pagine amiche, a palesar cosucce.. ciao

  17. marcolenzi said

    ciao!

  18. Gabriel said

    Saluti a voi, tornerò all’istante a veder un messaggio giunto giorni or sono, e dal sito proveniente. Incerto se quanto sto per passarvi sia già adesso a voi visibile, lo ripeto. Magari a qualcuno interessa. blog.libero.it/Ricerche3
    son io, scevro da personalismi..

  19. Salvo said

    Sequela di stupidaggini mai sentite prima d’ora, almeno non tutte insieme…la musica classica è caratterizzata da una comunanza di valori, che l’altra musica non contiene. E in realtà è viva e vegeta e si avventura verso orizzonti nuovi, dopo la grande crisi del 900, che la vedranno risorgere in tutta la sua grandezza. Il qualunquismo, come sempre, è assolutamente fuori luogo. Non si può equiparare l’arte pittorica alla grafica pubblicitaria.

  20. marcolenzi said

    ciao salvo, benvenuto nel blog.
    dunque: premesso che amo la polemica rovente e financo le scazzottate e le risse (che purtroppo sul web non sembrano essere ancora possibili), in genere, almeno inizialmente, sono sempre piuttosto cauto quando entro nel merito di un discorso pronunciato da altri – a meno che ovviamente non si tratti davvero di plateali stronzate. quindi se c’è qualcosa che è fuori luogo non mi sembra tanto il mio (del tutto presunto) ‘qualunquismo’ (?????) quanto l’espressione ‘sequela di stupidaggini’ che ti restituisco immediatamente affinché tu possa edulcorarla e correggerla. quello che dico in questo post non è una ‘sequela di stupidaggini’, ma solo un’opinione diversa e altrettanto legittima della tua. quindi, insomma: rilassati, che c’è tutto il tempo, se vuoi, per mandarsi affanculo.

    detto questo, mi pare di non condividere nulla di quello che dici. la musica classica sarebbe “caratterizzata da una comunanza di valori”? quali valori?! di cosa stai parlando? non capisco. detto così pai un testimone di geova o un focolarino. spiegami meglio quali sarebbero questi valori (che “l’altra musica non contiene” 🙂 ). poi: “è viva e vegeta e si avventura verso orizzonti nuovi”? anche qui: di chi (o di cosa) parli? della musica di allevi? o di quella di alberto colla? di uto ughi? di beethoven e palestrina? di chi stai parlando? come ho detto in un altro post qui su questo blog rispondendo a carlo boccadoro, io non considero la musica ‘colta’ di oggi musica ‘classica’ – è semmai ‘erede’ della tradizione classica, ma non è più affatto ‘classica’ (e non è ovviamente una questione puramente nominalistica, anzi… la musica classica è il prodotto di un CONTESTO classico, lontano ANNI LUCE da ciò che ci circonda oggi). quindi, anche qui, spiegati meglio (non si capisce, ripeto, se ti riferisci alla musica classica del passato – che vivrebbe tuttora – o a quella ‘contemporanea’). [poi, scusami, ma quell’espressione “la vedranno RISORGERE IN TUTTA LA SUA GRANDEZZA” – ah ah ah ah! o cos’è?! ‘un mercoledi da leoni’ al posto di ‘blade runner’ o ‘soleado’ invece di ‘heart and soul’?! – quell’espressione, dicevo, ci riporta a chiara lubich o, se preferisci, a maria goretti].
    infine, la ciliegina sulla torta: “non si può equiparare la pittura alla grafica pubblicitaria”. ecco, perfetto: dire queste cose novant’anni dopo il bauhaus, ignorando COMPLETAMENTE il novecento (ah, già, ma è stato il secolo della ‘grande crisi’, dalla quale siamo usciti grazie ad allevi e a colla…). complimenti. hai (AVETE, ché ormai ho scoperto che purtroppo siete tanti…) i piedi nel 2011 e la testa nel 1826.

  21. Gualtiero (che è papà e insegnante) said

    caro Marco, hai detto bene
    anzi, no
    hai detto benissimo

  22. Gualtiero (che è papà e insegnante) said

    <>

    Odil, questo è un incipit da antologia
    chapeau!

  23. marcolenzi said

    grazie gualtiero, benvenuto nel blog.

  24. Questo marcolenzi è da manicomio “musicale”. Dice che la musica classica (impropriamente detta tale perché è circoscritta al periodo che sta tra il barocco e il romantico) vive fuori del mondo in suo tempo ormai fissato. Ma che coglionate sono queste? L’inizio da brivido del requiem di Mozart (solo un esempio) trascende qualsiasi limite di tempo e crea tuttora emozioni indicibili, mentre la musica “colta” d’oggi è solo cacofonia. E’ stato accertato scientificamente che il cervello recepisce come disturbo la dissonanza, che è innaturale. E la “musica” di marcolenzi non è nemmeno cacofonia ma solo uno scorreggiare. Ma fortunatamente delle sue scorregge non rimarrà memoria. Che fa? Mi censura?

  25. marcolenzi said

    ah ah ah ah! noooo, ma scherza?! si figuri se la censuro… io amo l’umanità. benvenuto nel mio blog, professor melis.

    ps ho detto che la musica classica ha “cessato di vivere di vita propria” (il che significa semplicemente che i suoi autori – bach, mozart, beethoven – sono morti) e che se vive è perché c’è qualcuno che la tiene in vita (i musicisti classici e il pubblico che la segue e la ama). non ho certo detto che essa non possa dirci più niente o, peggio, che non meriti di essere tenuta in vita. ci mancherebbe altro. essa DEVE essere tenuta in vita. occorre PRENDERSENE CURA, come ci prendiamo cura delle opere d’arte di un museo (con la differenza, ovviamente, che la musica non può essere chiusa dentro una stanza ma per esistere deve essere ogni volta rieseguita). deve stare qui con noi, insomma, INSIEME a tutte le altre musiche. ma appunto CON tutte le altre, ACCANTO A tutte le altre, non SOPRA tutte le altre.

  26. Angela said

    caro Professor Melis,
    cosa ne pensa degli stati di eccitamento maniacali?

  27. Tiziano said

    Ho cliccato su ‘Pietro Melis’ e sono finito sul suo sito, “Ordine liberale”. Ho letto anche alcune cose.

    Non dico altro. Perché l’unica cosa che mi fa paura al mondo è la pazzia (degli altri, ovviamente). Soprattutto quella paranoico-maniacale.

  28. pietro melis said

    Non ci torni più nel mio sito e nemmeno nel mio blog. Non lasci tracce del suo fetore.

  29. Tiziano said

    Obbedisco

  30. Daniele said

    Vabbè, il Melis è chiaramente un cosiddetto troll inconsapevole, con la dovuta sottolineatura che i troll veri sono in genere adolescenti o giovanissimi e almeno ci si divertono. Detto questo ti ribadisco complimenti sinceri, Marco. Te la butto lì, un giorno che sei libero passeresti da Percorsi a fare una chiacchierata? Sarà una coincidenza ma questa tua riflessione mi coglie in un momento strano forte della mia vita musicale (direi in generale ma a voi giustamente ‘portanasega…), mi farebbe bòno davvero uno scambio su questi temi.
    In cambio ti pago uno spritz da Mayuko 🙂

  31. marcolenzi said

    molto volentieri, caro daniele. dopo il 14 sono più libero, troverò più facilmente il temo per passare da ‘percorsi musicali’, così ci facciamo due chiacchiere… 😉

    PS aspettati fra un paio d’anni o tre una risposta dal prof melis tipo quella che ha dato a tiziano. 🙂

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