4′ 33”

9 febbraio 2009

 

Quattro minuti e trentatre secondi di John Cage (1912-1992): il pezzo più famoso, o per meglio dire famigerato, dell’intera storia della musica moderna. ‘Scritto’ nel 1952, diversi anni dopo averlo concepito, il pezzo consiste, com’è noto, di quattro minuti e trentatre secondi durante i quali l’esecutore (o gli esecutori – l’organico non è specificato) non deve suonare alcunché ma limitarsi a offrire un qualche indizio che faccia capire al pubblico che il pezzo è suddiviso in tre movimenti (alla prima esecuzione, svoltasi a Woodstock il 29 agosto 1952, il pianista David Tudor segnò il passaggio da un movimento all’altro alzando e abbassando il coperchio del pianoforte).

Com’era da aspettarselo, su di esso sono stati versati i proverbiali fiumi d’inchiostro. Eppure ancora oggi 4′ 33” non ha perso niente del suo perturbante fascino, si mostra anzi come una composizione di estrema attualità. Ma, appunto, in che cosa consiste questa attualità? Che cosa significa, che cosa ha significato questo pezzo per il pubblico, per i musicisti, per i compositori, per i musicologi e i critici musicali, per gli stroici della musica, gli intellettuali e la gente comune? Quanto e come ha influenzato la musica del secondo Novecento fino a oggi?

Le circostanze che portarono Cage alla decisione di scrivere questo pezzo sono note: da un lato vi fu l’esperienza della visione delle tele bianche (nel senso proprio di vuote, non dipinte) che Robert Rauschenberg espose poco tempo prima, dall’altro – forse ancora più importante – l’esperienza di ascolto del silenzio che Cage fece nella camera anecoica di Harvard. Entrambe le esperienze radicarono nel compositore un’importante convinzione: il nulla non esiste (‘il non-essere non è’, potremmo dire con Parmenide). Le tele bianche e il pezzo silenzioso avrebbero dovuto rappresentare in sede estetica la dimostrazione di questo assunto. Le ombre degli osservatori che si sarebbero comunque proiettate sulle tele vuote e i rumori che si sarebbero comunque uditi durante l’ascolto del pezzo silenzioso lo avrebbero perfettamente dimostrato. La tela vuota e il pezzo silenzioso si pongono dunque come meta-opere d’arte: a differenza di tutte le altre appartenenti ai rispettivi domini della pittura e della musica, che invitano a vedere o ad ascoltare qualcosa, esse ci dicono che c’è sempre qualcosa da vedere o da ascoltare. Non solo: ci dicono che il mondo merita di essere ascoltato e osservato come e più delle opere d’arte che vi si trovano. Ci ricordano, insomma, che dietro un’opera d’arte c’è il mondo e non viceversa. E come potrebbero, anche solo per questo, perdere la loro attualità?

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8 Risposte to “4′ 33””

  1. da said

    E se invece ci dicessero che è da lì, da quell’ eloquente indistinto, che ha origine ogni musica e ogni pittura – e poi tutto il resto- ? Bel post

  2. marcolenzi said

    caro da, non l’ho detto esplicitamente ma è proprio quello che intendevo con l’espressione “dietro un’opera d’arte c’è il mondo”.

  3. da said

    ok, non ci si conosce, tocca sempre spiegare tutto

  4. gadilu said

    Caro Marco, questo tuo bel post ha continuato a galleggiarmi in testa e, mentre galleggiava, mi chiedevo come fare per buttarci dentro la mia piccola ancora (nota: questa frase è volutamente sconnessa, ondeggiante tra verbi e sostantivi che si cercano senza trovarsi).

    Galleggiando, galleggiando (ossia, anche, navigando navigando) sono risalito a un vecchio testo di Francesco Pecoraro (l’autore del bellissimo blog che ti vorrei indicare, e consigliare per il tuo blogroll) dal quale si potrebbero trarre tantissimi spunti.

    Ecco il link:

    http://tashtego.splinder.com/post/14237110/In+tangenza+su+Rothko,+ancora

  5. marcolenzi said

    grazie, carissimo, è davvero un blog molto bello. l’ho subito linkato nel blogroll.

  6. gabran said

    Oggi quel brano musicale potrebbe insegnare a tutti come ricavare quattro minuti e tretatrè secondi di meditazione sullo strano suono che ci circonda e da questo ripartire per una nuova ricostruzione. Oppure quattro minuti e tretatrè secondi di ascolto vero e produttivo!
    Ciao Marco…
    a presto!
    gabriele

  7. marcolenzi said

    ciao gabriele,
    è un piacere risentirti! a presto

  8. […] versione per orchestra del famigerato 4’ 33’’ di John Cage, del quale abbiamo già parlato qui. Ebbene: questo video ha avuto 1.921.407 visite fino alle 22.40 di oggi. Un target da hit pop-rock. […]

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