Il ‘caso’ Scelsi: un tipico caso italiano

5 marzo 2009

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Traggo spunto qui da un recente invito rivoltomi su Facebook a esprimere la mia opinione sul ‘caso’ Scelsi. La questione che ho posto al riguardo, definendo quello della fortuna di Scelsi in Italia un tipico caso italiano, è questa: perché in Italia più che altrove – anzi, molto più che altrove – quello che uno fa non conta niente, mentre conta come si chiama, con chi ha studiato, chi conosce, dove lavora? Perché in Italia molto più che altrove si ha questa pessima abitudine di voler sapere con chi si ha a che fare prima di valutare ciò che uno fa?

Infatti: in nessun altro paese come in Italia i partiti, le accademie, le ‘scuole’ in genere esercitano sul mondo dell’arte (e su quello della musica in particolare) un potere soverchiante, che ha alimentato e continua ad alimentare un fondamentale atteggiamento di ‘sospetto’ verso tutto ciò che è nuovo, fresco, originale, diverso. In questo senso il caso di Scelsi è emblematico: è il caso di un compositore originalissimo, apprezzato ed eseguito in tutto il mondo ma che qui da noi, nel suo paese, dopo più di vent’anni dalla morte e nonostante la presenza attiva e benemerita di una Fondazione, continua ad essere ostracizzato e rimosso dal mainstream dacché un nugolo di ‘importanti’ detrattori gli affibbiò il marchio d’infamia del dilettantismo.  Già, il ‘dilettantismo’… Ma che cos’è dilettantismo, chi è dilettante? Dilettante è, per definizione, colui che non è un professionista. Ecco allora la parola chiave: professionista. Se uno non vive di ciò che fa è un dilettante. Eppure vi sono moltissimi esempi di musicisti ‘dilettanti’ che sono stati dei grandi, quando addirittura non hanno fatto la storia della musica: penso a un Musorgskij impiegato, a Borodin che era un chimico, ad Ives, che faceva l’assicuratore, a Feldman, che lavorò fino a più di quarant’anni nella ditta di confezioni per bambini del padre, a Ruggles, che trascorse l’intera vita a dipingere acquerelli. Per non parlare degli antichi, per molti dei quali l’attività compositiva era un puro diletto, un ristoro dai gravosi impegni quotidiani: c’era chi occupava importanti cariche politiche, chi esercitava il sacerdozio, chi era matematico o astronomo, etc.

Scelsi, da parte sua, era considerato un dilettante perché passava ore a improvvisare musica sulla sua Ondiola (una sorta di strumento elettronico che consente di riprodurre i quarti e gli ottavi di tono), magari a occhi chiusi e senza pensare a niente, ispirato da Shiva o da chissà quale altra divinità, e poi affidava ad altri (i ‘professionisti’) il compito di trascrivere su pentagramma l’esito di tali improvvisazioni, che venivano registrate puntualmente su nastro magnetico (se ne conservano circa settecento). Solo per questo motivo il signor Vieri Tosatti – uno di quei trascrittori, un musicista professionista – dichiarò di essere lui il vero autore della musica di Scelsi (secondo un ragionamento che non fa una grinza: “La musica la scrivo io, dunque l’ho scritta io – lui fa dei gesti”). Ora, la cosa veramente buffa è che la polemica che divampò subito all’indomani della morte di Scelsi era incentrata unicamente sul suo metodo compositivo, non sulla sua musica. Secondo questi signori Scelsi doveva essere considerato un dilettante – quindi un compositore che non aveva le carte in regola, quindi, in ultima analisi, un pezzo di merda – non perché la sua musica faceva schifo ma perché aveva osato scrivere in un modo diverso da come scrivono i veri compositori. Che la sua musica fosse bella, interessante, nuova e originale piuttosto che noiosa o insulsa non importava un bel niente a nessuno.

Una sorte simile è toccata a un altro grande della musica contemporanea: Franco Evangelisti (1926-1980). Anche Evangelisti, se non fosse per l’omaggio tributatogli in Fase seconda da un’indiscussa auctoritas come Mario Bortolotto e per le attività promosse dall’associazione Nuova Consonanza, potrebbe venir tranquillamente considerato un compositore tedesco, visto che è stata la Germania a dedicargli la più grande attenzione e il maggior numero di saggi e monografie. E sono convinto che perfino la musica di John Cage, se non fosse stato per la simpatia che Berio nutriva per la persona del compositore, avrebbe dovuto faticare molto di più per affermarsi qui da noi.

Vabbe’, insomma, abbiamo capito – un altro buon motivo per andare a vivere in Islanda (se mai ci fosse stato bisogno di ricordarlo).

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11 Risposte to “Il ‘caso’ Scelsi: un tipico caso italiano”

  1. Tiziano said

    A parte il discorso sui mediatori culturali che abbiamo già fatto e a parte la faccenda della marginalità di arte e cultura e della decadenza del paese che è faccenda complessa e difficilmente sintetizzabile, credo che Scelsi, semplicemente, non sia un compositore ‘italiano’. L’Italia non ammette artisti senza pedigree accademico, l’elenco sarebbe lungo ma spazierebbe dalla letteratura alle arti figurative, alla musica: due nomi extramusicali a caso potrebbero essere Savinio e Bianciardi.
    C’è un altro compositore ben conosciuto ai frequentatori di questo blog che è così poco ‘italiano’: Marco Lenzi.
    Quanto a Vieri Tosatti, che ho studiato ai tempi in cui curavo alcune voci del Dizionario dell’Opera Baldini & Castoldi (scrissi la voce per “La partita a pugni”), è quanto di più lontano possa esserci da Giacinto Scelsi: prosaico, molto portato all’effetto e alla spettacolarità, indubbiamente originale ma lontano anni luce dall’eleganza sacra e raffinata di Giacinto Scelsi.
    A proposito di trascrittori. Ho ascoltato una trascrizione elettronica con i sintetizzatori (opera di Donald Buchla) di un capolavoro per due percussioni (Lion roars e triangolo) e due strumenti (archi ma nelle intenzioni anche onde Theremin) del brano “Music of Spheres” (1938) di Johanna Magdalena Beyer, compositrice del tutto dimenticata, anzi probabilmente mai considerata o quasi. Il brano è nel cd New World Records 80653-2 e compare assieme a brani di Pauline Oliveros, Laurie Spiegel, Ruth Anderson e Laurie Anderson. Beh, non c’è paragone, il brano della Beyer è l’unico capolavoro della raccolta e l’ho ascoltato 30 volte in tre giorni. E’ così poco professionale e molto dilettantesco entusiasmarsi, come faccio io, per un pezzo musicale.

  2. protociccius said

    Non sarebbe necessario salire in Islanda, caro Marco. Non per questo, almeno. Basterebbe fare un salto nella più vicina e civile Parigi per accorgersi che Giacinto Scelsi (un compositore davvero poco ‘italiano’, come molto acutamente chiosa Tiziano) è da tempo tra i musicisti italiani più pubblicati, studiati e eseguiti. (Io, qualche anno fa, ci ho trovato un cd che contiene – tra l’altro – In nomine lucis: l’unica composizione per organo di Scelsi, che avevo provato a cercare negli scaffali sempre più avvilenti dei negozi specializzati in Italia.). Alcuni vecchi testimoni del caso Scelsi mi hanno riferito che, oltre al fascino imperdonabile del personaggio schivo, solitario, e al suo presunto dilettantismo, a decretarne inesorabilmente l’emarginazione c’erano anche motivi ‘politici’in senso lato… Cage e Xenakis, pur nella loro eterodossia, erano inevitabili (persino per Berio), ma un irregolare tanto nostrano quanto ‘apolide’ come Scelsi poteva essere trascurato senza che nessuno se ne accorgesse. D’altronde, il suo misticismo asistematico e le sue opzioni compositive sfuggivano al dogmatismo imperante negli anni in cui si muoveva, finendo per anticipare tanta musica (buona e cattiva) che sarebbe presto diventata in voga anche in Italia. Non è un caso che adesso – come spesso accade nel nostro Paese – c’è una sorta di riabilitazione postuma di questo interessantissimo alieno della musica cosiddetta contemporanea: molte delle sue opere si stanno (ri)stampando, e c’è un interesse crescente che sembra provenire più da un pubblico di appassionati scopritori che dalle consorterie musicali. Speriamo soltanto che, dopo essere stato per troppo anni inascoltato, non diventi presto un ‘inascoltabile’ di repertorio…

  3. zapruder said

    Beh, intanto io vado in Islanda in “avanscoperta”…

  4. marcolenzi said

    @ tiziano
    grazie, troppo onore per me essere inserito tra i compositori ‘non italiani’, anche se è la seconda volta che mi viene detto (la prima me lo disse brian ferneyhough a darmstadt quando gli presentai la partitura di ‘provinciale’ per orchestra da camera – ‘you’re not italian’, mi disse).
    voglio assolutamente ascoltare questo pezzo della beyer.

    @ protociccius
    sì certo, è molto probabile che vi fossero anche motivi politici, io non conosco il caso nei dettagli, seguii la polemica a suo tempo sul ‘giornale della musica’, ma me lo posso ben immaginare. grazie per le precisazioni

    @ zapruder
    anch’io ovviamente ho citato l’islanda pensando a bjork… great!

  5. gabran said

    Ciao Marco…
    Scelsi, ma non soltanto. Tu conosci la mia presa di posizione su altri Compositori che hanno fatto la storia della musica (non soltanto elettronica) italiana… il mio Paccagnini, quello che litigava con tutti perché voleva essere se stesso e non “appoggiato” dal partito, ecc. a quanti di questi musicisti, che hanno dato ed hanno formato generazioni di musicisti ormai più o meno giovani, e Scelsi è soltanto la punta dell’iceberg dovremmo dire grazie?
    Come hai ragione!
    ciao
    gabriele

  6. marcolenzi said

    caro gabran,
    grazie per il tuo contributo. sì, certo, scelsi ed evangelisti non sono certo i soli, li ho presi in considerazione come significativi esempi di ostracismo culturale. ma la lista sarebbe purtroppo molto lunga, come giustamente osservi.

  7. Tiziano said

    E’ uscito

    Giacinto Scelsi nel centenario della nascita

    a cura di Mario Baroni, Christine Anderson e Martin Brody.

    L’editore è Aracne, che sembra voglia dar seguito ad una collana dal titolo Istant book Partiture. La prima pubblicazione, che non ho ancora avuto modo di vedere, è stata

    Mauro Bortolotti. La creazione musicale nei territori di confine tra le arti, di Daniela Tortora

  8. marcolenzi said

    interessante. thanks, caro.

  9. federico said

    Ciao Marco,
    approfitto per chiedere se avete notizia di quando (e se) uscirà:
    G. Scelsi
    Il sogno 101. Autobiografia
    Curato da: Martinis L., Pellegrini A. C.
    Ed.: Quodlibet

    è da un anno circa che deve uscire, ma non ho più notizie. Chiedo a voi.
    Intanto un saluto e 1000 complimenti per le pagine.

  10. marcolenzi said

    caro federico,
    che piacere trovarti qui! grazie per i complimenti. no, purtroppo non so niente di questo libro, che ovviamente interessa molto anche a me.
    un caro saluto. ti aspetto ancora,
    marco

  11. marcolenzi said

    @ federico
    non so se mi leggerai dopo così tanto tempo, caro federico, ma nel frattempo il libro – come certamente saprai già – è uscito. l’ho acquistato e me lo sono letto avidamente, anche se alla fine mi ha lasciato un po’ di delusione. è pieno di spunti interessanti, ma a mio avviso si dilunga troppo su particolari biografici insignificanti (descrizioni minuziose e interminabili della personalità di molti suoi amici, colleghi e parenti, soprattutto di medici e terapeuti: insomma, du’ palle…). comunque vale ovviamente la pena di acquistarlo e di leggerlo. un caro saluto.

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