Gianni Semedimela

5 marzo 2009

 

John Chapman (26 settembre 1774 – 11 marzo 1847) fu un pioniere statunitense. Egli divenne noto come Johnny Appleseed (italianizzato in Gianni Semedimela) a causa della sua abitudine di piantare meli. Nato a Leominster, nel Massachusetts, divenne famoso quando era ancora in vita ed è considerato uno dei precursori dell’attivismo ambientalista ed ecologista. Dagli inizi dell’800 cominciò ad esplorare le regioni selvagge del west statunitense piantando, lungo il cammino, migliaia di semi di mele che si era procurato in Pennsylvania, presso i produttori di sidro. Da allora in poi spese l’intera vita prendendosi cura degli alberi da lui stesso piantati su un territorio vastissimo di centinaia di chilometri quadrati, oggi compreso nei confini degli stati dell’Ohio, dell’Indiana e dell’Illinois. Le mele di quegli alberi non erano come quelle che conosciamo oggi, prodotte per innesto, ma erano piccoli frutti a quei tempi utilizzati soprattutto per la produzione di sidro e di un suo derivato chiamato “applejack”.
Nessuno sa con certezza per quale ragione Johnny Appleseed abbia piantato decine di migliaia di meli, ma si può senz’altro affermare che, così facendo, preparò la successiva penetrazione dei pionieri in quelle terre ancora vergini, garantendo loro le scorte quasi inesauribili dei suoi vivai e dei suoi frutteti, piantati lungo tutto il Middle West.
Si narra che Chapman vivesse una vita sobria e selvaggia, immerso nella natura che amava e rispettava: dormiva spesso in mezzo ai boschi o lungo i torrenti, per vivere si accontentava di poco e spesso scambiava gli alberi ed i frutti del melo con vestiti o altri generi di necessità. Il suo carattere mite, gentile e generoso (viaggiava disarmato e riuscì sempre a stabilire rapporti di amicizia con gli indiani) e la sua sincera spiritualità, uniti ad un aspetto assai eccentrico (sembra che camminasse scalzo e che usasse una vecchia pentola come copricapo), contribuirono a farne una figura leggendaria, celebrata in decine di canzoni popolari, opere letterarie, film, fumetti e cartoni animati.

 ***

Cosa c’entra con la musica, mi chiederete. Niente. Solo che quella di Gianni Semedimela è una storia che mi ha sempre affascinato. Non so come né perché sia finita in una grande raccolta di fiabe di Disney che possedevo da bambino, nella quale spicca per il suo assoluto minimalismo. In mezzo a tanta avventura e retorica (principi, principesse, fate, lupi, streghe e super-eroi), la storia di Gianni Semedimela, che occupava appena due pagine, avrebbe potuto essere sintetizzata così: “C’era una volta un omino che si chiamava Gianni Semedimela perché aveva l’abitudine di piantare semi di mela ovunque. Alla fine dei suoi giorni aveva piantato decine di migliaia di semi dai quali erano cresciuti altrettanti meli”. La sua inconsistenza, la sua estrema fragilità, quel velo di tenerezza che la pervade mi hanno sempre colpito molto.

 

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3 Risposte to “Gianni Semedimela”

  1. Tiziano said

    Adoro gli Stati Uniti d’America. O meglio: adoro la sua letteratura (London, Kennedy Toole, Pynchon, Foster Wallace, Bender, ecc.), la poesia (Whitman, Dickinson), il cinema americano e sull’America, la musica americana. Adoro le leggende di quel paese, dal quale mutuiamo molto i vizî e poco le virtù. Il più grave di quei vizî è senz’altro il segregazionismo culturale.

  2. marcolenzi said

    ciao caro,
    condivido, ovviamente. la conoscevi la favola di gianni semedimela? è buffa, un po’ assurda: i bimbi ai quali la si raccontava rimenevano così, un po’ stupiti… mi ricordo che qualcuno addirittura ne aveva il disco. pah…

  3. Tiziano said

    Non la conoscevo. Ma ne sono rimasto, ovviamente, folgorato. Foster Wallace ne è stato senz’altro ispirato per “Westward the Course of the Empire Takes Its Way”, ambientato proprio nel cuore dell’Illlinois.
    Per spiegare la letteratura e l’arte americana valgono queste parole di Anthony Burgess:

    “Dato che siamo tutti solipsisti, e tutti moriamo, il mondo muore con noi. Solo la letteratura molto mediocre mira all’apocalisse”.

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