LaMonte Young

13 marzo 2009

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Ma allora, la musica è o non è un linguaggio? No, non lo è. Sembra un linguaggio. La musica è un rumore, un alone, un reverbero. Da quando Pitagora, nel VI sec. a. C., vi introdusse il pensiero razionale, essa acquistò una duttilità che la rese indubbiamente più controllabile e disponibile, ma perse anche quell’aura di mistero che fino ad allora l’aveva segretamente custodita e protetta. Con Pitagora la musica cessa di essere un processo e diventa un oggetto. Un oggetto paragonabile a qualsiasi altro, osservabile e modificabile. I suoni e le loro combinazioni, da ombre, fantasmi, colori quali erano in origine si ridussero a punti su una linea (le note) e a concetti matematici (i rapporti intervallari). Da quel momento si è cominciato a pensare la musica, non solo e non più a sentirla. Bisognerà attendere duemilacinquecento anni prima che il suono, in quel momento epocale che è stato il Novecento, torni a rivendicare prepotentemente le sue origini naturali, la sua essenza di rumore. Certo, l’indebita ‘ingerenza’ pitagorica ha reso possibile niente meno che la stessa storia della musica occidentale, con tutti i suoi innumerevoli capolavori; nondimeno, l’intera storia della musica, come un’immensa torre di Babele, poggia sulle fondamenta del suono del mondo, del rumore cosmico originario, e per quanto i suoi capolavori siano permeati di indescrivibili bellezze, essi non sono altro che tentativi più o meno riusciti di imitare il suono del vento, simulare la curva di un respiro, far eco al frangersi delle onde marine, ai sordi brontolii del tuono, al tonfo improvviso della caduta di un grave. Un unico suono, un sibilo, eterno e infinito, trapassa silenzioso gli uomini e le epoche; è il sibilo che s’incarna e risuona nella musica di LaMonte Young.

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5 Risposte to “LaMonte Young”

  1. gadilu said

    Bello. Ma siamo sicuri che il linguaggio sia un linguaggio? O meglio: non è anch’esso attraversato dai filamenti di quell’indistinto rumore del quale tu hai parlato a proposito della musica? E non esiste forse un linguaggio per eccellenza musicale, chiamiamolo poesia, nel quale risuonano per l’appunto le tracce del vento, il ritmo dei respiri e il frangersi delle onde del mare?

  2. np (non pervenuto) said

    Caro Marco, caro Gabriele, cari tutti,
    intanto grazie perché il brano di La Monte mi piace molto (io non tendo mai a dire “è bellissssimo”, avete notato? sarò uno squallido scettico relativista senza entusiasmo? mah…)
    Comunque, quel che volevo cominciare a dire è che la storicizzazione che hai fatto, carissimo Marco, non mi convince. Non mi convince metodologicamente, in alcun campo: nella filosofia, nell’arte, ecc. Cioè: non credo sia possibile tracciare linee nette tra i prima e i poi, e i poi che in nulla son come prima, e parlare di Eraclito e di Parmenide… Cioè: sono narrazioni molto belle, avvincenti, confortanti, ci aiutano a stare al mondo in modo edificante, ad avere delle certezze. La storia serve a questo. Però, io credo che la “storia” (in quel senso: linee di confine, rotture, “da allora il processo diventa oggetto”) tecnicamente NON esista). Carissimo Marco, non fraintendermi: la tua ricostruzione è di sicuro storiograficamente ineccepibile, ma io mi pongo domande metastoriografiche sulla storiografia (musicale, filosofica, ecc.). Queste domande mi portano a concludere che è logicamente impossibile dimostrare QUELLO che la ricostruzione storiografica intenderebbe mostrare. (Ora, non mi accuserete di revisionismo: non c’entra nulla, il revisionismo è una storiografia che si sostituisce alla precedente, in modo magari – come su certi fatti ben noti- meno rigoroso).

    Non so perché vi ho scritto queste cose, non ho neanche riletto (cit. per Gadilu)

    N

  3. Tiziano said

    Se la musica è un linguaggio? Oimmeni! Ecco di seguito come vedo il linguaggio. Mi servirò di una storiella nella quale il linguaggio è l’oggetto in questione:

    Prima settimana
    Causa partenza vendesi oggetto quasi nuovo di forma incerta comprato il quale il luogo intorno acquista funzioni in parte strutture multiple di variabili indipendenti. Pregasi astenersi curiosi.

    Seconda settimana
    Causa partenza vendesi oggetto praticamente nuovo collegato a vasta gamma oggetti in grado di operare efficaci variazioni del luogo intorno. Vero affare.

    Terza settimana
    Causa partenza improvvisa cedonsi oggetti solo apparentemente inconsistenti ma indispensabili vita moderna tutti collegati per struttura luogo intorno.

    Quarta settimana
    Causa partenza regalasi strutture oggettuali di cui è impossibile fornire descrizione poche righe. Intermedie tra singolarità e molteplicità. Potenziale affare.

    Quinta settimana
    Causa partenza, presso magazzino sito Corso Mazzini angolo via Cecconi cedesi titolo gratuito oggetto collettivo scopo evitarne degrado o poco etica trasformazione in rifiuto.

    Sesta settimana
    Causa partenza e costatata impossibilità cedere oggetto davvero importante si segnala sua presenza angolo via San Carlo via degli Asili presso cassonetti A.A.M.P.S..

    Settima settimana
    Ringraziasi pubblicamente signor Navone Nello che con senso civico non comune restituisce prezioso oggetto collettivo che a causa di imperdonabile confusione dovuta partenza improvvisa trovavasi abbandonato in strada.

  4. marcolenzi said

    signori, avete perfettamente ragione, ma voi per primi sapete benissimo che non si può parlare senza far uso di metafore. è l”als ob’, no? il ‘come se’… bisogna tener conto delle funzioni retoriche di un discorso, specie in un post che pretende in poche righe di condensare un argomento che richiederebbe spazi ben più ampi. quando p. es. scrissi a un musicologo raffinato che nella musica di feldman ‘si ferma il tempo’ fui criticato, se non deriso, per aver espresso quella che al musicologo appariva (e dal suo punto di vista non poteva non apparire) una banalità e un’assurdità. e infatti il tizio replicò che non è affatto vero che il tempo nella musica di feldman si ferma, perché anche lì esso scorre né più né meno come nella musica di mozart (per riprendere l’autore che avevo citato contestualmente come esempio opposto), e che semmai avrei potuto fare delle distinzioni ‘interne’ alla musica, cioè sul come e con che cosa il tempo viene fatto scorrere da feldman e da mozart… questo a me parve, come dire, un eccesso di zelo e di rigore metodologico. voglio dire: lo so bene che feldman non è il dio del tempo e che quindi, lui volente o nolente, la sua musica scorre nel tempo come tutte le altre e anch’essa ha un inizio e una fine – e a voler essere proprio dei puristi assoluti potrei addirittura aggiungere che ha anche uno svolgimento; pur tuttavia, quando si ascolta la musica di feldman, quando si fa l’esperienza di essa, si ha la netta sensazione di un tempo ‘rappreso’ , ‘bloccato’, ‘fermo’. tutto qui. così, certamente (mi sto riferendo a gadilu) avrei potuto dire, invece che ‘la musica non è un linguaggio’, che ‘il linguaggio è musica’ (wittgenstein, se non ricordo male – np correggimi se sbaglio – disse che un enunciato lo si comprende un po’ come se fosse una ‘frase musicale’): ma tutto ciò conferma ancor più quello che ho espresso metaforicamente, e cioè che, se addirittura il linguaggio stesso non è un linguaggio, figuriamoci se è un linguaggio la musica!
    c’è poi, sempre o quasi sempre, sotteso ai miei interventi, un intento ironico e bonariamente polemico dovuto al semplice fatto che mi piace e mi è sempre piaciuto oppormi alle – come dire… – ‘tesi più accreditate’. mi è sempre cioè piaciuto fare il ‘bastian contrario’. e allora, siccome tutti dicono che la musica è un linguaggio, ecco, già solo per questo mi piace correggere il tiro e dire che non lo è per niente :)… ora, al di là di tutto, penso che quando uno dice, come nel mio caso, “la musica non è un linguaggio”, non debba essere preso alla lettera (in un certo senso – e anche questo ce lo insegna la filosofia – tutto è linguaggio, no?) ma che voglia semplicemente porre l’attenzione e l’accento sui fattori timbrici della musica a detrimento di quelli più discorsivi (secondo un paradigma critico ben consolidato – descrizione vs. evocazione, significato vs. significante, suono vs. parola, etc. etc.) e quindi in ultima istanza dire che – a parità, diciamo, di ‘valore’ – mi piace di più – mi emoziona di più – quella musica che riposa sul suono (come quella di lamonte young) che quella che mi vuol raccontare degli affari del compositore (come quella di hindemith, p. es.)…
    stesso discorso (e qui mi rivolgo a np) per la storia: lo so bene – o meglio sono d’accordo sul fatto – che ‘la storia non esiste’, ma quando si discute su un piano ‘letterario’ occorre far finta che esista, per pura comodità: e allora si prende pitagora e se ne fa un paletto, anche se pitagora magari non è nemmeno esistito; si prendono eraclito e parmenide e gli si mette in testa l’aura del ‘sapiente’ anche se di loro non ci sono rimasti che tre righi e cinque parole, e così via… insomma, per farla breve: con questo post intendevo dire semplicemente che per quanto indiscutibili capolavori siano stati composti grazie allo spirito speculativo e costruttivo che sorregge la tecnica compositiva, talvolta ‘l’abbandono al suono’ non è soltanto indizio di dilettantismo o cialtroneria, ma può dar esito a fenomeni musicali di sconvelgente bellezza.

    ps bah, non so se sono riuscito a spiegarmi 😦

    ps2 tiziano scusami, ma ora non ho proprio la forza di replicare al tuo devastante commento 🙂

  5. Tiziano said

    Quando uno dice che il pensiero logico e razionale ha la sua prima formulazione, imperfetta, nella sponda tra pitagorismo e aristotelismo e che prima ci si perdeva nell’affabulazione mitologica e negli equivoci dei molteplici fumosi e imprecisi significati del verbo essere, è la stessa cosa di quando si dice che Charlie è diventato uno psicopatico omicida e infine suicida perché, sensibile e incline alla poesia, è stato educato more militari dal padre con tanto di alzabandiera con inno nazionale alle cinque di mattina, arti marziali e machismo sessita omofobo. E’la storia signori, tutti in carrozza! O meglio, se volete, sono due storie.

    P.S.: Charlie è esistito, abitava a meno di due isolati da casa mia a Toronto.

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