Techno: la linea Kraftwerk – Clock DVA – Autechre

14 marzo 2009

 

Guardate l’immagine che ho messo qui sopra: è dei primi anni Venti, riproduce un proun di El Lisitskij, l’artista russo che più di chiunque altro ha saputo vedere al di là del proprio tempo, tanto che le sue opere – tutte – non appaiono minimamente ‘datate’ dopo novant’anni dalla loro creazione. Quando guardo opere come questa mi rendo conto di quanto la musica, come sottolineava sempre il mio maestro Aldo Clementi, fosse in ritardo rispetto alle arti visive. Non c’è assolutamente nulla di paragonabile ai dipinti di Malevič o di Mondrian nella musica loro coeva; bisogna attendere cinquant’anni prima che la musica elettronica (una certa musica elettronica) e il Minimalismo recuperino alla musica il terreno perduto. Ma la più perfetta incarnazione sonora di quelle prime, autentiche visioni, si ha verso la fine degli anni Settanta nella Ambient Music di Brian Eno e nella Techno dei Kraftwerk.

Mi piace la Techno, molto. Ovviamente – come ogni altra musica – quando non è banale, fiacca o peggio presuntosa e magniloquente. Mi piace insomma quando, come nel caso degli Autechre, una delle più alte espressioni della musica techno degli ultimi quindici anni, è fascinosa senza essere ammiccante, raffinata ed elegante senza essere trendy; la loro inoltre è una musica che possiede una grande forza d’impatto emotivo e un certo qual piglio solenne (ma non serioso) che esercita una presa immediata sull’ascoltatore.  Da Incunabula del 1993 al recentissimo Quaristice, i due ragazzi di Manchester (Sean Booth e Rob Brown), pur avendo ultimamente perso un po’ di smalto, dimostrano di possedere ottime doti compositive, grande senso ritmico e, soprattutto, una sensibilità timbrica fuori dal comune, che non ha eguali nel settore. Rumori di ogni sorta, con una netta preferenza per i più grezzi e sporchi, vengono combinati in patterns ritmici di raffinata e ingegnosa concezione che subiscono continue microvariazioni ritmiche, microfluttuazioni temporali (accelerazioni e rallentamenti impercettibili) e trasformazioni timbriche ottenute per aggiunta di nuovi elementi o per sottrazione di altri. Insieme a quella dei Kraftwerk (da Autobahn a Electric Cafè) e a quella dell’ultima stagione creativa dei Clock Dva (rappresentata soprattutto da Buried Dreams e Man-Amplified), la loro produzione segna nella linea evolutiva del genere un vertice espressivo.

Ma che cos’è la Techno? In termini strettamente ‘tecnici’ (scusate il bisticcio di parole) è una musica che ricorre a una sistematica automazione del processo compositivo affidando alle macchine (dai sintetizzatori ai sequencer fino ai più sofisticati software come ad esempio Max o C-sound) l’esito propriamente esecutivo di tale processo. Da un punto di vista stilistico ed estetico è in genere una musica algida (ma non emotivamente neutra), ripetitiva (ma non necessariamente noiosa), improntata a un generico costruttivismo futurista che può ora assumere istanze profetiche progressiste (è il caso dei Kraftwerk, ‘padri’ incontestati di questo genere musicale), ora allestire cupi scenari apocalittici (come nei due citati capolavori dei Clock Dva). È una musica prevalentemente strumentale (la voce, quando è presente – mai negli Autechre – è trattata come puro materiale ritmico o filtrata attraverso effetti come il vocoder), nella quale l’elemento melodico è ridotto al minimo e quello lirico del tutto assente. È interessante notare inoltre come da un punto di vista tecnico essa sembra aver fatto propri certi procedimenti compositivi tipici del Minimalismo di Reich o di Glass (la pattern composition, la ripetizione, la microvariazione di un modulo fisso, l’eliminazione di ogni ‘ponte’ o passaggio intermedio modulante tra le parti che viene sostituito da strutture ‘a pannelli’ che cambiano repentinamente senza alcuno sviluppo organico, secondo la logica del cut and paste, logica che peraltro sta alla base della sintassi di tanto Pop di oggi). Da una prospettiva storica, infine, la musica techno si mostra come una fortunata sintesi tra le esperienze della musica elettronica colta degli anni Cinquanta, di cui ha rappresentato una sorta di vulgata, e quelle della musica improvvisata, dall’Alea cageana al Free Jazz (non è forse un caso che sia i Kraftwerk che i Clock Dva all’inizio della loro carriera, rispettivamente nei primi anni Settanta e nei primi Ottanta, abbiano fatto largo uso dell’improvvisazione nella loro musica).

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7 Risposte to “Techno: la linea Kraftwerk – Clock DVA – Autechre”

  1. Perlamordiddio, tanto di cappello ad Adi Newton anche se a me piacevano soprattutto i primi tre (fino ad “Advantage”); ero più giovane, più bellino e potevo farne anche tre al giorno senza asciugammi. Trovo comunque che anche Cabaret Voltaire, ad esempio, fossero un geniale deragliamento sul tema, anche se converrei con te se li tacciassi di essere troppo seminalmente industriali per coinvolgerli nelle band da te citate. Però, riascoltandoli ora mi sembrano i più profetici riguardo ai tempi attuali, anche se la loro evoluzione non li ha gratificati così come successe ai Clock DVA.

  2. gadilu said

    A me mi garbavano tanto i COIL.

  3. marcolenzi said

    grandi, i cabaret voltaire, anche loro di sheffield, anche loro della industrial records: una bella fucina, non c’è che dire.
    bellini anche i coil. eh, ce ne sarebbero diversi da prendere in considerazione, qui ho messo solo i tre che amo di più.

  4. rino said

    “Incorporamento disattivato su richiesta dell’utente” macheppalle.
    ne approfitto per segnalare, a chi non l’avesse già visto e comunque finché si è in tempo, questo softwerillo qui:
    http://www.muziic.com/
    è gratuito, te lo scarichi e ti fa sentire l’audio, con tanto di ricerca, di tutti i video di youtube… abbastanza pauroso.

  5. marcolenzi said

    caro rino,
    grazie per il suggerimento.

    ps che vor’ di’ “Incorporamento disattivato su richiesta dell’utente”? io non ho richiesto niente…

  6. rino said

    mi sa che l’utente un sei te, ma gli autechre… se fai play, il video non va.

    riguardo al muziic, preciso che ti fa vedere anche il video 🙂

  7. marcolenzi said

    ah, sì, ma se clicchi su play ti appaiono in basso un sacco di altri video degli autechre (compreso quello che avevo messo) che si possono vedere tranquillamente…
    😉

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