A forzare il talento

24 marzo 2009

silver

A volte si tende a forzare un po’ il proprio talento. Franco Battiato per esempio ne La cura, celebre canzone da molti (e soprattutto da molte) considerata nientemeno che la più bella canzone d’amore mai scritta, in un verso afferma di essere in grado di superare le correnti gravitazionali per non fare invecchiare la sua fidanzata. Ora, se si va a vedere che cosa sono le correnti gravitazionali in qualche libro di astrofisica, si scopre che sono forze cosmiche tali da muovere ammassi di stelle supermassicce o addirittura capaci di contrarre il disco di accrescimento di un buco nero. Non so se il musicista catanese sia cosciente di quel che dice, se abbia preso troppo alla lettera il motto latino amor omnia vincit o se sia stato colto da un improvviso delirio di entusiasmo e di onnipotenza; fatto sta che il giorno in cui davvero dovesse decidere di partire alla volta di Sagittarius A, la radiocorrente che si trova al centro della Via Lattea, per prenderla a schiaffi e ‘superarla’ affrontandola a mani nude o con un mestolo e magari incalzandola con una frase del tipo, che ne so, “Stronza! Non ti permetterò di disegnare una sola ruga sul volto di Silvana!” (poniamo che si chiami così la ragazza di cui il nostro è innamorato); ecco, il giorno in cui decidesse di far questo verrebbe letteralmente sbriciolato molti anni luce prima di raggiungere il suo nobile scopo. Bisogna pur che qualcuno glielo dica a Silvana, che magari poverina è lì che aspetta questo straordinario dono promessole da Franco (a proposito di doni, più avanti nel testo si dice anche: “Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono”, e qui il nostro guru pesta un altro bel merdone, dimostrando di conoscere poco le donne – alle quali infatti delle ‘leggi del mondo’ non è mai importato assolutamente un cazzo nulla…).

 

Un altro che spesso tende a forzare il talento è Renato Zero. Nel testo di Più su, per esempio, altra celeberrima canzone italiana, il Renato nazionale dice di essere arrivato a sfiorare Dio e di essere addirittura riuscito a porgli una domanda. Ora, dico io, ve lo immaginate l’Onnipotente che sente un vago solletico al piede, volge lo sguardo in basso chiedendosi “O chi è che mi fa il solletico?!” e vede Renato Fiacchini vestito da Jolly che vuole fargli una domanda… “Dé, ma ora ciò da fa’, ‘un mi poi rompe’ ‘oglioni ‘osì!” (Dio, se c’è, parla sicuramente il vernacolo livornese); “Ma poi, com’hai fatto a arriva’ fin qui?. “Eh, sai, è la forza dell’amore” (che palle, anche lui…), “Ho scazzottato un po’ facendomi largo tra sputi e bave in mezzo ad angeli, arcangeli, potestà, cherubini, su su fino ai serafini, insomma sfondando tutta la gerarchia celeste”. “Ho capito, ma cosa vòi sape’?”. “No, niente, volevo solo sapere perché mi trovo qui se non conosco amore…”. “Dé, e cosa ne so io?! Ora son tutto preso dall’estraterrestri, dell’òmini ‘un me ne frega più un cazzo… vai a fa’ ‘na girata, bello, vai…”.

 

Insomma, dai, insostenibili, no?!… Come on, boys! Vediamo di tenerlo un po’ più sotto controllo, ‘sto talento… 😉

 

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26 Risposte to “A forzare il talento”

  1. 😀 Renato Facchini, ma che nome del cazzo. Ecco perché se l’è fatto cambiare… in Zero poi… mah.

  2. marcolenzi said

    🙂
    ciao valentino!

  3. np (non pervenuto) said

    Carissimo,
    grazie della provocazione. Come sai sono un fan di Battiato, e quindi in questa “arena virtuale” (a proposito di metafore, che concetto del cazzo) lo difendo volentieri. Premetto che per me La cura non è uno dei più bei pezzi di FB, che ha scritto decine di canzoni più interessanti e intense e belle di quella; faccio solo due osservazioni. La prima: non è vero (letteralmente, intendo) che la canzone in oggetto si rivolge alla fidanzata. Non c’è né alcun nome proprio né alcun riferimento diretto a qualcosa che sia identificabile sicuramente come una donna. E’ una delle caratteristiche peculiari della poetica di FB, quella di giocare su questo registro ambiguo, o di molteplici letture: pensa, per fare un altro esempio, a E ti vengo a cercare, che utilizza appunto lo stesso registro testuale. La seconda: ovviamente, non è in discussione che possa non piacere il gusto dell’iperbole o della metafora abnorme. Ne abbiamo già parlato, un’altra volta, anni fa, sempre a proposito di FB, a proposito di un’altra sua canzone, I giardini della presistenza; e mi ricordo che tu mi dicesti: “no, o ci sono i giardini, o c’è la presistenza”, a rimarcare il tuo disgusto per questo genere di poetica, certamente un po’ barocca, e ridondante. Però, è uno stile. A me, per esempio, piace, anche se abbisogno di diversi ascolti. Che secondo me non puoi liquidare (se non per scherzare e in modo assolutamente delizioso come hai fatto nel tuo post) utilizzando la logica formale: potresti farlo utilizzando le armi della poetica e della retorica. Credo però che il risultato sarebbe la solita disputa sui gusti, dove poi alla fine ci si arriva ad insultare 😉

  4. Fabrizio said

    Ha, ha! Bravo Marco.

    La cosa più irritante è che se una frase del genere l’avesse detta Barrett o qualcun’altro si sarebbe pensato davvero a Silver Surfer, mentre di Battiato su può dire “i suoi testi sono vere e proprie alchimie letterarie, frutto di un gioco intellettuale raffinatissimo”.

  5. marcolenzi said

    @ np

    ma sì, certo, sto scherzando! anch’io come sai stimo battiato e lo considero uno dei grandi della canzone italiana. mi sono a divertito un po’ a prenderlo in giro dall’interno della canzone sua più amata dalle donne (che mi suona sempre più come un pezzo ‘new age’ nonostante l’innegabile potenza e ‘bellezza’)… sono un mattacchione, dai, ormai mi conosci bene…
    😉

    @ fabrizio

    in realtà caro fabrizio, come dicevo qui sopra, battiato lo considero un grande nel merdaio del pop italiano, solo che mi diverte appunto prenderlo un po’ in giro, specialmente quando fa il guru (ma è tutto con spirito bonario). a te non piace per niente?

  6. np (non pervenuto) said

    d’accordissimo, prendiamo per il culo La cura (e credo che anche Battiato, che a differenza di Antonello o di Masini ha senso dell’umorismo e dell’ironia, apprezzerebbe).

  7. E comunque venerdì scorso al concerto c’era la più invitante platea di spose attopate mai viste al Goldoni. Roba da andacci di siuschi.

  8. np (non pervenuto) said

    Giusto, sassicaiamolotov. Dal palchetto godevo mica pochetto…

  9. np (non pervenuto) said

    Degli anni “sperimentali”, secondo me il disco più bello è Sulle corde di Aries, 1972. E questo brano, “sequenze e frequenze”, mi piace molto, non lo trovo per nulla datato. Infatti viene ancora riproposto. Che ne pensi, Marco?

  10. GiaT said

    C’è poi anche il caso contrario, quelli che c’hanno il delirio d’impotenza. Mi son sempre chiesto, rispetto a queste parole di una canzone di Vasco Rossi: “Ti sei accorta che facciamo l’amore? Ti sei accorta, sì?”. E insomma, ma come poteva non accorgersene? Vabbè essere delicati, non esagerare nei gesti e nei suoni emessi: ma insomma, una se ne accorgerà pure che sei lì a stantuffare da qualche minuto, no?

  11. quintiliano said

    “Passano ancora lenti i treni per Tozeur”

    ‘ancora’, per la supposta consuetudine nell’osservarli passare. Oppure, ‘ancora lenti’, lenti come un tempo. A dire: ti ricordi vero, nei villaggi di frontiera, quanti ne abbiamo visti di treni per Tozeur?
    Oh, si che mi ricordo, l’infanzia in Tunisia, la nostra classe allevata con il latte di una capra, le campane tibetane, le cavigliere del katakali…
    come dimenticarsene?

    Tuttavia non credo che Tozeur sia realmente in Tunisia.
    Credo invece che Tozeur sia la capitale del
    Mondo di Heineken, unico come la fantasia, unico come la tua allegria.

  12. protociccius said

    Il fenomeno Battiato è complesso. Il testo de La cura è scritto a quattro mani – tre delle quali appartengono al ‘filosofo’ Manlio Sgalambro. Il gusto per l’iperbole, dunque, non poteva che essere serioso, banalizzato, di seconda scelta. Meglio quando negli Ottanta Battiato cantava, in Prospettiva Nevskj: “Un vento a trenta gradi sotto zero (…) disintegrava i cumuli di neve”: il gioco era scoperto e quello che tu chiami talento, in questo caso, metteva in conto una divertita dose di ‘assurdo’. Non credo assolutamente che La cura sia la più bella canzone d’amore mai scritta (e nemmeno che sia tra le migliori canzoni di Battiato). Personalmente, anch’io ho nostalgia dei lavori sperimentali di Battiato, dei suoi giochi linguistici e del suo ironico misticismo prima maniera. In fondo, anche lui è un figlio illegittimo di Stockhausen: poteva diventare lui Cornelius Cardew, ma è approdato – per disperazione, per soldi, per ‘senescenza’ – al mito popolare della canzonetta (intelligente)…
    Hai hai ascoltato, Marco, una composizione come L’Egitto prima delle sabbie?

  13. np (non pervenuto) said

    Suvvia, Quintiliano. Basta andare su Wikipedia:

    Tozeur (توزر‎ in arabo) è una città della Tunisia, capoluogo dell’omonimo governatorato. Conta 32.400 abitanti (secondo il censimento del 2004) ed è un importante centro culturale e religioso.

    La città sorge in un’oasi al bordo del deserto del Sahara, a sud-est della capitale Tunisi (da cui dista circa 450 chilometri) e a nord-ovest del Chott el-Jerid. È circondata da oltre mille ettari di palmeti, con oltre 400.000 alberi irrigati dall’acqua di 200 sorgenti del Ras El Aïoun, oramai perennemente all’asciutto a causa dell’ingente prelievo idrico.

  14. marcolenzi said

    @ np
    ho riascoltato ‘sequenze e frequenze’ (titolo molto darmstadtiano, molto ‘contemporary’…) e devo dire che dopo molti anni mi ha fatto un effetto un po’ strano. è un inno, un anthem, una meditazione (come moltissima musica di fb) che apprezzo come apprezzo un po’ tutta la sua prima produzione, anche se la ritengo di gran lunga inferiore (comprese le ‘opere’ mature come ‘gilgamesh’ o ‘genesi’) alla sua roba pop. sono per ovvie ragioni molto legato a ‘clic’ e soprattutto a ‘propriedad prohibida’, la vecchia sigla di ‘tg2 dossier’.

    @ gia t
    🙂
    molto carino l’esempio di vasco, non ci avevo pensato… ma in realtà il pop è pieno di queste stronzate. nessuno però credo batterà mai il personaggio di gran lunga più inatteso, più enigmatico e inquietante che il pop nostrano abbia mai prodotto e cioè quel misteriosissimo ‘guerriero di carta igienica’ che appare in ‘ti amo’ di umberto tozzi (1977). ci sono impazzito per anni e ci impazzisco ancora…
    grazie per il contributo e benvenuto nel mio blog gia t!

    @ protociccius
    caro protociccius, si l’ho ascoltato una volta a casa di giancarlo cardini, il pianista. è un pezzo iperminimalista tutto basato sulle risonanze di un accordo arpeggiato (do3 re3 mi3 fa3 sol3 do4 re4 mi4 fa4 sol4) continuamente ripetuto a distanza debita (finalizzata appunto al poter cogliere dette risonanze, continuamente variate nello spessore e nella successione). che dire… non è che mi abbia entusiasmato, però senz’altro mi ha colpito. non è uno stupido, battiato, anzi.
    sgalambro invece è odiosissimo.

    @ quintiliano vs np
    che tozeur esista o meno, credo che tanto, forse un po’ troppo pop vive nel mondo di heineken (e degli amari averna e montenegro).

  15. Tiziano said

    Per i testi vorrei attirare la vostra attenzione su Alberto Fortis, a volte surreale (Tra demonio e santità) e quando affonda nell’amarezza e nel rimpianto mai stucchevole (La Sedia di lillà).

    La sedia di lillà

    Stava immobile nel letto
    con le gambe inesistenti
    e una piaga sulla bocca
    che seccava il suo sorriso
    mi parlava rassegnato
    con la lingua di chi spera
    di chi sa che e’ prenotato
    sulla Sedia di lilla’

    Ogni volta che rideva
    si stracciavano le labbra
    e il sapore che ne usciva
    era di stagione amara
    le sue rughe di cemento
    lo solcavano di rosso
    prontamente diluito
    da una goccia molto chiara

    Penso troppo al mio futuro mi diceva delirando
    penso troppo al mio futuro, penso troppo e vivo male
    penso che fra più di un anno
    cambieranno i miei progetti
    penso che fra più di un anno
    avro’ nuove verita’
    tu non farmi questo errore
    vivi sempre nel momento
    cogli il giorno e tanto amore
    cogli i fiori di lilla’
    Quanti amici hanno tradito
    continuava innervosito
    quanti amici hanno tradito
    per la causa dell’Amore
    sono andato a casa sua
    sono andato con i fiori
    mi hanno detto che era uscito
    che era andato a passeggiare
    ma vedevo un’ombra appesa
    la vedevo dondolare
    l’ombra non voleva stare
    sulla sedia di lilla’

  16. quintiliano said

    suvvia np
    Che Tozeur esista lo sappiamo. Esistono anche le cavigliere del katakali se è per questo.

    Il punto è, per il pochissimo che ne so, che i gesuiti non si vestirono
    come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori
    della dinasia dei ming.
    A Battiato si. Tutto qui.
    Comunque sia, a me Battiatio piace. Anche se spesso è un paraculo.

  17. quintiliano said

    a me non risulta, a battiato si. è il sonno.

  18. np (non pervenuto) said

    Caro Quintiliano (digitare queste lettere, “Quintiliano”, mi fa venire brividi d’onore: ma non sarà anche questo, questo mondo dei nomi e del blog, un mondo di Heineken?),

    grazie della precisazione. Ma vorrei capire (ovvio che qui parliamo di estetica, Battiato è un pretesto), dato cge non ci arrivo:

    a) perché se “che i gesuiti non si vestirono
    come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori
    della dinasia dei ming”, questo sarebbe un limite. La canzone, a differenza della letteratura surrealista, delle poesie, dell’astrattismo, deve dire qualcosa che esiste per forza?
    b) perché Battiato è un paraculo. Cosa ha fatto di tanto paraculista.

    Se hai tempo e voglia, eh.

    ciao,

    np

  19. marcolenzi said

    @ tiziano
    di alberto fortis mi ero quasi dimenticato. mi è subito venuto in mente ‘milano e vincenzo’ il suo disco più famoso. è stata un po’ una meteora del pop se non ricordo male, no? apparso e scomparso in poco tempo. un personaggio singolare, non c’è che dire, un po’ inquietante (inquietantissima la sua recente riapparizione a un reality spazzatura, mi sembra l’isola dei famosi…)

    @ np e quintiliano
    😀 😀 😀
    non avete idea che goduria sia per me (e che onore!) assistere alla vostra disputa… baci e abbracci a tutti e due.

  20. marcolenzi said

    provo a rilanciare: qualcuno sa darmi lumi sul guerriero di carta igienica? qui sotto riporto il contesto in cui appare, che invece di chiarire rende il tutto ancora più strano:

    “primo maggio, su coraggio!
    io ti amo e chiedo perdono
    ricordi chi sono
    apri la porta a un guerriero di carta igienica
    e dammi il tuo vino leggero
    che hai fatto quando non c’ero”

    il ‘testo’ è di g. bigazzi… sul web ovviamente c’è un sacco di roba al riguardo ma poco convincente.

  21. np (non pervenuto) said

    mancano delle lettere, delle stringhe di segni (:-)) nel mio post. Mi ero appena risvegliato. Evidentemente, a) “perché se non è vero che”, ovviamente. Scusa Quintiliano.

  22. np (non pervenuto) said

    @marco:
    vorrei che tu mi regalassi una riflessione su Franco Tozzi, il fratello maggiore-minore. E in generale una riflessione sui fratelli minori anche quando sono maggiori.

  23. marcolenzi said

    ah ah ah ah ah ah ah ah! bellissimo… ah ah ah ah franco tozzi… è vero, è un argomento interessantissimo… c’è un disco di franco tozzi con la sua faccia in primissimo piano in copertina che somiglia molto a quella del su’ fratello solo un po’ più vecchio e un po’ più triste… terribile. proverò a scriverci qualcosa. grazie del prezioso suggerimento, carissimo!

  24. ms (meno silenzi) said

    @np

    correlato oggettivo:
    un bagnante che passa davanti a una vecchia caserma dei carabinieri.
    che bella immagine, davvero.
    Il contenuto di verità di questa imagine non deriva ovviamente dal fatto che ‘effettivamente’ un bagnante passasse davanti a quella vecchia caserma dei carabinieri, che non sappiamo dove sia e di cui in fondo non ci importa niente. Tuttavia ci sembra che questa immagine colga l’essenza di un mondo: personalmente, mi emoziona.
    Invece la paraculaggine consiste, per me, nell’evocare dal nulla, nel cashing from chaos, diciamo così. E’ un odore che, per il mio gusto, sento sempre abbastanza forte nelle cose che non mi convincono.

    Stringendo su Battiato, e parlando del contenuto di verità di una canzone in generale:
    pensa a “cerco un centro di gravità permanente”.
    Se ascolti come si sposano testo e melodia cogli bene il senso di questo piccolo capolavoro. Marco ci potrebbe spiegare, da maestro, il ‘madrigalismo’ di quell’oscillare sull’intervallo di un tono, come se appunto mancasse l’appoggio su un centro di gravità.
    In questo senso quel che la canzone dice è VERO, su una base strettamente e rigorosamente formale, secondo i mezzi di cui una canzone dispone per essere più VERA di altre.

    Invece i gesuiti vestiti come dei bonzi non sono un’immagine surrealista e non sono una ‘licenza poetica’, ma un boccone ruffiano e molto cheap che serve a riempirsi la bocca. Sono un doppio cheese burger.
    Naturalmente non c’è niente di male a riempirsi la bocca, purché, quando si mangia un doppio cheese burger si sappia che il mondo del possibile culinario non finisce lì.

    La cosa più interessante, per me, rimane comunque l’attenzione critica a quelli che mi paiono gli aspetti deleteri della poetica di un artista. Quello cui Marco allude con “forzare il talento”. Quell’elemento di barbarie che c’è sempre, quella parte di brutto che sta nel bello. La barbarie inevitabile.
    Battiato & the 80’s: aggiungere un paio di gesuiti bonzi euclidei è come aggiungere un po’ di panna al sugo per la pasta.

    Ci sarebbero tante cose da dire ma non voglio rubarti altro tempo.

  25. np (non pervenuto) said

    @ ms

    sono d’accordo in particolare sulla chiusa: io credo che il pop – ma di più, qualunque manifestazione che viene ad essere “interessante”, “di successo”, ampiamente condivisa, anche se nei modi più svariati – DEBBA avere porzioni di volgarità (quello che tu chiami il brutto nel bello). Non conosco nulla del genere che non possieda, a fare le pulci, da una prospettiva appositamente scelta, elementi VOLGARI. Se ho capito bene il tuo discorso, è quello che pensi anche te. A me piace, trovarmi ad essere volgare e, in questo senso, “mondano”.
    Poi però c’è il tema delle sensibilità e delle poetiche: quando tu dici che “un bagnante che passa davanti a una vecchia caserma dei carabinieri” è un’immagine che ti emoziona, perché coglie l’essenza di un mondo, ti riferisci secondo me essenzialmente AL TUO mondo. A me, personalmente, emoziona molto meno di “vorrei tra giaculatorie di versi spirare/e rosari composti di spicchi d’arancia/e l’aria del mare/ e l’odore marcio di un vecchio porto/e come pesce putrefatto putrefare” o di “che cena infame stasera/che pessimo vino/lei non ha finezza/non sa sopportare l’ebbrezza”. Ma sarà così per tutti? Non credo, non penso, non lo so.
    Infine, non sono sicuro che la paraculaggine consiste nell’evocare dal nulla IN SE’; mi persuade di più l’idea che essa consiste nell’evocare qualcosa che strizza l’occhio, come dici dopo, in modo ruffiano. E, nello specifico, non trovo quell’immagine qualcosa che strizza l’occhio a qualcuno; mi pare puro significante, puro suono, sul quale NESSUNO (o quasi) avrà trovato un correlato oggettivo ma che, nel flusso della canzone (musica + testo), ha trovato un suo spazio.

    Ovviamente, le mie sono opinioni da ignorante, in fatto di musica e in fatto di canzoni. Ne so infinitamente meno di te e del Maestro Lenzi, quindi prendetele così come una cosa detta dopocena a casa bevendo una birra, e scusate l’ingenuità e la prolissità.

  26. np (non pervenuto) said

    mancava, in una strofa, dopo “che pessimo vino”, “chiacchiero col vicino”! —

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