Syd Barrett e Robert Schumann

20 aprile 2009

Puff, puff… rieccoci. Scusate, pensavo di metterci meno tempo…

Dodici canzoni. Dodici canzoni di Syd Barrett arrangiate per voce, quartetto d’archi e pianoforte per un concerto che si terrà al ridotto del Teatro ‘Goldoni’ di Livorno il 7 maggio prossimo. Un lavoro massacrante, che mi ha tenuto impegnato notte e giorno per due settimane. Ora è finito e spero sia venuto bene.

Non è la prima volta che mi cimento in un lavoro del genere: arrangiare, rielaborare, trascrivere, ri-scrivere musica di altri è un lavoro di routine per tanti compositori. Non è neanche la prima volta che arrangio canzoni di Barrett; nel lontano 1992 feci una cosa simile per un ensemble che comprendeva tre ottoni, due archi, pianoforte e due voci e fu un’esperienza interessante, almeno per me. In realtà in quello che sembrerebbe essere appunto un lavoro di routine c’è sempre tanto spazio per liberare la fantasia e la creatività, a meno che non sia un lavoro limitato da condizioni particolarmente restrittive dettate dall’esterno. Ma non fu quello il caso, né lo è questo di adesso.

Barrett per me è sempre stato un punto di riferimento assoluto, uno degli artisti che ho più ammirato e amato. Mi ha sempre enormemente affascinato il suo approccio totalmente anarchico alla musica e l’originalità del suo modo di suonare la chitarra, di comporre e di scrivere versi per le sue canzoni. Un approccio (come quello, pur diversissimo, di Aldo Clementi e di Morton Feldman) che potremmo definire ‘sinestetico’, molto influenzato dalla pittura, dal colore. Anche per lui, come per i due maestri, il suono è percepito e inteso come un colore, la musica più come un clima, un’atmosfera (nel senso di una temperatura affettiva ed emozionale, non nel senso della meditazione New Age o del brandy ‘Vecchia Romagna’ – il brandy che creava un’atmosfera, secondo il noto slogan del Carosello): un’immagine da contemplare, piuttosto che un ‘discorso’ da seguire.

Ma che cosa significa, in generale, rielaborare musica di altri? È un tentativo di traduzione, un modo per far capire come percepiamo un pezzo di musica, come lo intendiamo e soprattutto cosa ci troviamo di interessante, che è un po’ il senso del rifare una cosa in generale: non è che la cosa non ci piaccia così com’è, ma veniamo in qualche modo tentati dal desiderio di rifarla, di sistemarla diversamente, di metterne il luce quelli che pensiamo siano i suoi tratti salienti e più interessanti. È del resto un’attitudine molto diffusa tra i musicisti di ogni epoca e stile, basti pensare al profluvio di covers che si sono avute e si continuano ad avere nel Pop, per non parlare delle numerosissime parodie presenti in molta musica colta antica o nella stessa prassi del variare un tema noto o preso da altri autori. Talvolta questi rifacimenti sono così radicali che a stento si riconosce l’originale, per quanto qualcosa di esso deve rimanere, altrimenti non si può parlare di rielaborazione. Ebbene, che cosa ho fatto, io, nello specifico (e nel mio piccolo), con le canzoni di Barrett? Nel 1992 le ‘congelai’, per così dire, in strutture statiche e contemplative: suoni lunghi, forme dilatate, voci estatiche. Questa volta invece, stimolato anche dall’impronta classica dell’organico e in direzione opposta alla poetica anarcoide e selvaggia di Barrett, ho voluto mettere in luce la pura bellezza plastica delle melodie nella loro nudità, come se si trattasse di Lieder di Schumann; un accompagnamento pianistico caratterizzato da arpeggi flessuosi anche se sempre molto sobri, così come sobrio e discreto si mantiene sempre l’intervento degli archi. Astronomy domine, Love you, No man’s land, Dark globe, Long gone, Feel, If it’s in you, Dominoes, It is obvious, Rats, Wolfpack (la mia preferita in assoluto, straordinario capolavoro di tensione e di ineffabilità emotiva), Opel: queste le canzoni da me scelte. Un umile omaggio a una delle figure più influenti del Pop e a uno dei songwriters più enigmatici e affascinanti della storia della musica.

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15 Risposte to “Syd Barrett e Robert Schumann”

  1. np (non pervenuto) said

    Che bello.
    Non sento l’ora di vederlo!

  2. marcolenzi said

    🙂
    ti aspetto (anzi, VI aspetto…)

  3. gadilu said

    Puttana. Farei di tutto per esserci. Ma l’impossibile è impossibile. Logica di merda.

    P.S. Marchino bello: io ho ancora nella mia non ineccepibile memoria una tua performance meravigliosa nella quale interpretavi Satie (alla chitarra, il tuo accompagnatore non ricordo chi fosse). A un certo punto (in mezzo a un brano) hai ripetuto intenzionalmente una frase (commentando ad alta voce quel gesto: questa è troppo bella, la rifò). Rido ancora adesso, dopo vent’anni.

  4. marcolenzi said

    ah ah ah, me lo ero completamente dimenticato! era un concerto all’asilo notturno che tenni proprio vent’anni fa, nel 1989, in cui suonai musiche (tra gli altri) di satie, insieme al chitarrista marco gammanossi. grazie per avermelo ricordato. spero di registrarlo il concerto, in tal caso te ne manderò una copia… abbraccioti carissimo

  5. Come potrei non esserci? Se mancassi dovrei portare il certificato di malattia. (essì, sono di servizio anche se sul giornaliero non c’è scritto nulla, lo so da te ora).

  6. marcolenzi said

    benissimo, sono molto contento! si potrebbe fare un pezzo con irene per il CdL? abbraccione

  7. zapruder said

    complimenti per la scaletta, ottime scelte !
    (peccato che non ci sono gli elefanti efervescenti…)
    gli accordi iniziali di Opel sono una di quelle cose con cui “entro in vibrazione” immediatamente
    chissa’come hai risolto il resto del pezzo, quando sembra che sia la chitarra a suonare Barrett piuttosto che il contrario…
    pero’ se metti una registrazione sul blog io ed il mio clan di omini di pane allo zenzero lo ascolteremo tutti contenti !

  8. marcolenzi said

    carissimo zap,
    grazie per i complimenti. gli elefanti effervescenti non è escluso che siano tirati fuori a sorpresa in qualche momento del concerto… per la parte centrale di ‘opel’ (quella strumentale): arpeggi lentissimi di pianoforte accompagnati da note lunghe degli archi in pianissimo.
    sai che non sono ancora riuscito a capire come cazzo si fa a mettere un file audio sul blog? il modo c’è, ma non sono mai riuscito a capire quale sia. peccato perché ne avrei già messi alcuni, a partire da una splendida versione di ‘buongiorno leonora’ cantata e suonata alla chitarra da me cinquenne nel 1972… magari la metterò sulla mia pagina di myspace.

  9. zapruder said

    uppi su YT poi linki…

  10. marcolenzi said

    …’sa devo fa’??!! parla in italiano, ‘un ci ‘apisco ‘na sega d’informati’a…
    🙂

  11. Irene sta trattando per passare al Tirreno, dice in cambio al Corriere gli danno Cellerino e dù etti di torta diaccia. Comunque l’ho allertata, ti faccio sapere al più presto.

  12. zapruder said

    carichi un video su YouTube (immagine fissa con sonoro) e poi metti un link sul blog

    -ognitanto amo fare il giovinastro hi-tech…-
    😉

  13. marcolenzi said

    🙂
    sì questo lo so, è quello che ho sempre fatto finora… ma c’è anche il modo di mettere un file audio mp3 senza video con un lettore solo audio e non ho ancora capito come si fa nonostante abbia letto vari forum su wordpress. o sono un cretino io(cosa più probabile) o è effettivamente complicato… d’altra parte, l’ho bell’e trovata ‘buongiorno leonora’ su youtube…

  14. kiriakos said

    Stupendo.

    pultroppo io sono molto lontano e quella sera non ci posso essere, ma c’è modo di avere queste registrazioni?
    è un vero peccato perchè sono un cameraman montatore e fotografo, e avrei potuto filmare e/o fotografare il tutto per farne qualcosa di belle.
    ciao e in bocca al lupo

    fammi sapere kiriakos

  15. marcolenzi said

    bello! davvero, peccato… di dove sei, kiriakos? perché se la cosa riesce bene vorrei ovviamente portarla un po’ in giro e magari se ci avviciniamo possiamo combinare qualcosa. spero poi anch’io che il concerto venga registrato, ti farò comunque sapere. grazie per l’interessamento,
    marco

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