Aldo Giorgio Gargani

21 giugno 2009

gargani

È morto Aldo Giorgio Gargani, uno dei più importanti filosofi italiani, conosciuto e apprezzato in Italia e all’estero, autore di numerosi libri che hanno suscitato di volta in volta ampie discussioni e dibattiti e che sono stati tradotti in varie lingue (da Il sapere senza fondamenti, forse il suo libro più famoso, a Lo stupore e il caso, da Sguardo e destino a L’altra storia, all’ultimo volume su Wittgenstein, di cui era uno dei massimi conoscitori e interpreti a livello mondiale). Ieri ho partecipato, come suo ex-allievo, alla commemorazione che si è tenuta in Sapienza, a Pisa. Chissà perché, tra le mille altre cose, tra i tanti pensieri e ricordi che mi sono affiorati alla mente, ho pensato anche alla ‘competenza’ musicale di Gargani; forse perché, mi sono detto, è un tema – quello della competenza musicale in genere, non solo quella di Gargani, anche se è proprio pensando alla competenza musicale di Gargani e di altri non-musicisti che riesco a pensare alla competenza musicale in generale – è un tema, dicevo, sul quale da tempo vorrei scrivere qui un post. Ora, Aldo Giorgio Gargani, al di là del suo spessore intellettuale e del prestigio internazionale di studioso di cui godeva, era una di quelle poche persone che, se incontrate al posto giusto e nel momento giusto, possono come si suol dire cambiarti la vita. Apparteneva cioè a quella categoria di persone che non appartengono a nessuna categoria predefinita di persone, che stanno dentro a una o a più categorie predefinite di persone ma allo stesso tempo ne stanno anche fuori, quelle persone che incontri – sia in senso figurato che letterale – anche fuori del loro contesto abituale, che addirittura incontri là dove non ti aspetteresti mai di incontrarle. Sono quelle rare persone che, pur immerse nella loro professione, nel loro ruolo, nella loro identità, sanno anche uscirne fuori per metterle in discussione e per problematizzarle; quelle rare persone, insomma, capaci di cogliere il senso di ciò che sono e che fanno al di fuori di ciò che sono e che fanno. E questo senso infatti sembra lo si possa cogliere solo uscendo fuori da sé stessi, solo se si è capaci non semplicemente di relativizzarsi ma anche per così dire di guardarsi e guardare a ciò che costituisce l’oggetto del nostro interesse e della nostra passione mettendolo in discussione come se ci si trovasse, per usare le stesse, suggestive parole di Gargani, “nel giorno prima del mistero della creazione del mondo”. È infatti solo dopo aver ascoltato una ‘non-musica’ come quella di Feldman o di Clementi che ho potuto cogliere un barlume del senso del far musica, così  come i ‘non-racconti’ di Kafka sono capaci di svelarci quello del fare letteratura; ed è dopo aver letto i libri di Gargani che mi è sembrato di cogliere non la definizione, non l’essenza ma il senso del fare filosofia.

Tornando alla musica, ho avuto nel corso degli anni più di un’occasione di ascoltare da Gargani parole bellissime su di essa, in particolare sulla musica di Schönberg, parole diverse da quelle che di solito si ascoltano dai musicologi e dagli ‘addetti ai lavori’; tali parole rivelavano la sua profonda comprensione del fenomeno musicale, al di là di quei limiti tecnicistici che spesso sembrerebbero essere gli unici elementi per accedere al senso musicale, un senso che rimarrebbe dunque escluso a chi non padroneggi il ‘linguaggio’ e la tecnica dell’arte dei suoni. E invece io le parole più belle sulla musica le ho sentite dai filosofi, dai poeti, dai pittori, da coloro cioè che hanno saputo cogliere la radice del senso musicale nei nessi indissolubili che lo legano alle altre arti e alle forme di pensiero espresse dalla cultura e dall’epoca storica cui appartengono. E in un’epoca come la nostra, in cui è sempre più raro trovare persone che abbiano qualcosa da dire e ancora più raro trovare orecchie protese ad ascoltare questo qualcosa, si può considerare davvero una grande fortuna aver conosciuto e aver potuto ascoltare uomini come Aldo Giorgio Gargani, al quale perciò desidero qui inviare un profondo, sentito grazie.

Non c’è nessuna cosa che rimanga la stessa, un libro ad un certo punto non è più un libro perché diventa il destino di qualcos’altro che non è un libro, ogni cosa del resto è la complicazione infinita della sua storia. Siamo diventati incerti su quello che siamo, mai anzi come in questi anni siamo divenuti incerti su quello che siamo; siccome non si può descrivere nulla dal momento che una descrizione è una semplificazione intollerabile della nostra esistenza, e precisamente perché la letteratura non è una descrizione della vita, ma è una critica della vita, rinunciamo perfino all’idea di chiamarci romanzieri o filosofi, non sappiamo più dove finisca la letteratura e dove cominci la filosofia, alla fine uno dice “io non sono un romanziere o un saggista, io sono semplicemente uno che scrive”. La verità è che non sentiamo di poter assumere con sicurezza la responsabilità della nostra identità, e che quello che eventualmente siamo non dipende dalla nostra autodefinizione, ma è rimesso a ciò che scriviamo. Noi non siamo filosofi o romanzieri o poeti o saggisti o musicisti, siamo persone che scrivono o che compongono qualcosa, e che poi lasciano decidere a quello che scrivono o compongono la loro identità. Noi abbiamo smesso di scrivere descrizioni della nostra vita perché l’unica cosa plausibile che è rimasta è scrivere una critica della nostra esistenza. Noi tutti siamo esclusivamente parti in causa, non giudici della vita nella quale esistiamo e, anziché come creatori o giudici, ne scriviamo come parti in causa, che hanno pertanto una vita non da descrivere, ma da analizzare, da slegare e da discutere, da raccontare com’è dal punto di vista di chi non sa ancora come sia e che aspetta da quello che racconta di sapere chi è lui stesso.

(da L’altra storia, Milano, Il Saggiatore, 1991, pag. 89-90)

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6 Risposte to “Aldo Giorgio Gargani”

  1. zapruder said

    Questo post ‘in morte di un filosofo’ giunge come un assenato e saggio ‘memento mori’ tra le nostre leggerezze di inguaribili esegeti del pop, che per un attimo mi stavano riportando ad una giovinezza in cui vivevo come se ‘queste cose’ non dovessero mai succedere

    ‘cause we’re the fishes and all we do
    the move about is all we do…’

  2. Klingo said

    Un grandissimo professore ed un amico assiduo della mia libreria. Pochissimi giorni fa lo dovevo avere ospite alla presentazione di un libro di Giuliano Campioni su Nietzsche e ci dissero che sarebbe mancato perchè non stava molto bene. in privato poi ci hanno detto che erano molto preoccupati per la sua salute, parecchio cagionevole negli ultimi tempi. Un grave lutto per il mondo della filosofia e ancor più grave per l’importante Ateneo pisano che perde una delle sue figure di spicco.
    Addio caro professore.

  3. Mosé Barlibò said

    Voglio ricordare anch’io Gargani con grande stima e riconoscenza. Ricordo di aver scoperto i suoi libri autobiografici (Sguardo e destino e L’altra storia) nell’anno in cui scrivevo la tesi di laurea (in filosofia), dieci anni fa, e di averne inserito proprio in conclusione alcune citazioni. Ricordo anche che successivamente ne discussi con alcuni colleghi e un professore a Venezia, che poco concordavano con l’operazione e con il metodo del pur grande critico wittgensteiniano. Eppure in quella scrittura riconoscevo la schiettezza, il rigore, perfino la tenerezza di un autore che Gargani sentiva a lui affine, Thomas Bernhard, e non potevo non assentire a livello umano prima che intellettuale. Ricordo in particolare un aneddoto tra i molti che aveva raccontato in quei due libri degli anni Novanta, di quando si trovava in Inghilterra con la compagna Paola e dei salti mortali che faceva per riuscire a comprare sempre la frutta, che era molto cara. Devo dire che quando penso a Gargani, quella frutta comprata nella piovosa isola britannica mi fa lo stesso effetto dei gialli limoni di Montale. Grazie Gargani, uomo e studioso.

  4. marcolenzi said

    @ zapruder, klingo e mosè

    grazie per i contributi e le testimonianze. gargani era davvero un grand’uomo.

  5. luwitt56 said

    Apprendo con grande dolore di questa perdita insanabile. Sono stata una sua allieva negli anni ’76/’81 ed ho continuato a seguirlo per quanto ho potuto con i suoi libri, mai banali e sempre illuminanti; alle conferenze cui dava vita e senso in ogni occasione di incontro, persino al teatro verdi… un uomo colto, dalla mente elegante, sempre pronto a divulgare e diffondere tracce di senso e di riflessioni nei più disparati ambiti. Si pensa che persone di questo calibro rimangano sempre con noi a illuminare la vita e a darle profondità…purtroppo dovremo accontentarci di leggere e rileggere le sue testimonianze scritte…ci mancherà moltissimo la sua capacità di sintesi, la capacità di intridere e compenetrare diversi saperi e conoscenze fino a gustarne appieno e in modo originale la portata di sensi e significanze profonde. un grandissimo uomo oltre che un filosofo planetario…GRAZIE per quanto ci hai dato con infinito affetto e rispetto!

  6. marcolenzi said

    bella testimonianza, grazie luwitt56

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