Albert e l’uomo nero

25 luglio 2009

Saprete (o immaginerete) che sono un grande appassionato di sceneggiati televisivi degli anni Settanta, in particolare degli ‘originali’, che si distinguono dai veri e propri sceneggiati perché non hanno in genere alcun romanzo a monte, ma sono, come l’espressione stessa ci dice, pensati in origine per la televisione e ad essa destinati. Quindi amavo e amo di più i vari Gamma, Ritratto di donna velata e Il segno del comando che non Sandokan, Madame Bovary o Il conte di Montecristo. La ragione è che negli originali, per forza di cose, quello spirito così ineffabile, quell’atmosfera così misteriosa e perversa caratteristica degli anni Settanta emergeva più perentoriamente con tutto il suo immaginario simbolico che non negli adattamenti di romanzi tratti dalla letteratura universale, nei quali invece rimaneva più sullo sfondo, in sordina, quando non era del tutto assente.

Tra i molti originali televisivi che sono rimasti scolpiti nella mia memoria, Albert e l’uomo nero è, insieme a La mia vita con Daniela, il più inquietante e perverso: qui quel senso di gratuità, quella cospicua dose di irrazionalità cui più volte ho fatto cenno nei miei post, emerge chiaramente in tutta la sua forza. La trama, che per la fiction di oggi sarebbe semplicemente impensabile, sembrava fatta apposta per spaventare i più piccoli: un bambino di nove anni, Albert, si ritrova solo in casa di notte per vari motivi (che sono ovviamente dei non-motivi – una volta il padre e la zia rimangono a dormire da un amico perché si guasta la macchina, un’altra volta la governante esce di casa per incontrarsi con un amante lasciando il bambino da solo in questa grande villa del ravennate) e riceve le visite di un uomo “completamente nero dalla testa ai piedi”, come dice Albert al commissario Gandini nella prima delle tre puntate trasmesse nel marzo 1976, senza che ovviamente se ne comprenda il motivo prima della fine.

Un’altra delle ragioni per cui amavo moltissimo questi originali era la musica che li accompagnava, generalmente languida e inquietante: come dimenticare A blue shadow o il Tema di Silvia di Romolo Grano, scritte per Ho incontrato un’ombra? o la musica di Migliardi per A come Andromeda? O ancora, quella di Cipriani per Dov’è Anna e quella di Simonetti, languidissima tra tutte, per Gamma?… e il terrore che incuteva la Ballata di Carini, sempre di Grano, che sottolineava magistralmente la scena au ralenti dell’uccisione della baronessa con l’impronta della mano insanguinata sul muro, ne L’amaro caso della baronessa di Carini? Tracce indelebili che hanno scavato l’inconscio di un’intera generazione… La musica di Albert e l’uomo nero fu scritta invece dal compositore romano Franco Micalizzi, autore di molte colonne sonore per il cinema, oltre che per la televisione, di quegli anni.

PS Scusate, sopra ho scritto una cazzata: Sandokan ovviamente mi ha fatto gioire e tremare come pochi altri, ma è stata un’eccezione tra gli sceneggiati tratti da romanzi.

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6 Risposte to “Albert e l’uomo nero”

  1. Dark0 said

    Spettacolare. C’è stata un’involuzione o no? Lo possiamo dire?
    Diciamolo.

    D’

  2. marcolenzi said

    lo possiamo non dire ma urlare, darko. benvenuto. 🙂

  3. zapruder said

    Notevole
    Peccato che me lo sono perso.
    😦
    Mi ricordo bene Gamma ma, adesso che ho riascoltato il tema su YouTube, devo dire che lo trovo abbastanza banal-papettiano.
    Mentre la OST di questo ‘Albert’ e’ veramente notevole.
    Io apprezzo in particolare la linea di basso, con la intro di sinth: quasi un’ anticipazione del dark.
    Peccato che me lo sono perso.
    Da li a qualche anno avrei ascoltato questi:

  4. marcolenzi said

    noooooooo, zaaaaaappppp!!!!!
    non mi pòi assimila’ simonetti a papetti, anche se fanno rima!!!!!! noooooo, sto soffrendo come un cane! non farmi più di queste cattiverie, ti prego… (certo, da casa dei throbbing gristle si può anche non percepire tutta la distanza STELLARE che separa il grande enrico dal povero fausto… 😉 )

  5. Tiziano said

    Soffro anch’io. A bestia.

  6. zapruder said

    Beh, in effetti mi rendo conto di essere stato un po’ eccessivo…
    😉
    Il fatto e’ che questo Micalizzi -forse perche non lo conoscevo- ha scalato immediatamente tutte le mie classifiche personali !
    Questo basso pre-dark evoca nella mia mente le piu’ dense avventure esistenziali di un ignoto ‘Albert’

    Cmq: spero di alleviare le sofferenze prodotte da tanta brutalita’ con questa ‘alternate version’ di Migliardi

    http://rapidshare.com/files/260537653/a_come_andromeda_2.mp3.html

    (sulle ‘compilation’ del mio MP3 non manca mai)

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