Il popolo unito non sarà mai vinto (a parte in Italia, oggi)

26 luglio 2009

El pueblo unido jamás será vencido,
¡el pueblo unido jamás será vencido!
De pie, cantar, que vamos a triunfar.
Avanzan ya banderas de unidad,
y tú vendrás marchando junto a mí
y así verás tu canto y tu bandera florecer.
La luz de un rojo amanecer
anuncia ya la vida que vendrá.
De pie, marchar,
el pueblo va a triunfar.
Será mejor la vida que vendrá
a conquistar nuestra felicidad,
y en un clamor mil voces de combate
se alzarán, dirán,
canción de libertad,
con decisión la patria vencerá.
Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: ¡Adelante!
El pueblo unido jamás será vencido,
¡el pueblo unido jamás será vencido!
La patria está forjando la unidad.
De norte a sur se movilizará,
desde el Salar ardiente y mineral
al Bosque Austral,
unidos en la lucha y el trabajo irán
la patria cubrirán.
Su paso ya anuncia el porvenir.
De pie, cantar que el pueblo va a triunfar
millones ya imponen la verdad.
De acero son ardiente batallón.
Sus manos van llevando la justicia
y la razón, mujer,
con fuego y con valor,
ya estás aquí junto al trabajador.
Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: ¡Adelante!
El pueblo unido jamás será vencido,
¡El pueblo unido jamás será vencido!
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13 Risposte to “Il popolo unito non sarà mai vinto (a parte in Italia, oggi)”

  1. np (non pervenuto) said

    Com’è brutta, questa canzone.
    Proprio brutta, insulsa.

  2. marcolenzi said

    perché? a me piace, molto. credo anzi sia, insieme a ‘per i morti di reggio emilia’, una delle più belle canzoni di protesta di sempre, legata a uno dei periodi più bui della storia: dietro questa canzone ci sono decine di migliaia di morti, nicola, non capisco come tu possa definirla ‘insulsa’, anche se può certamente apparire ‘brutta’… non era certo mia intenzione di fare con essa una sterile e stupida ‘apologia di comunismo’, ma non sono certo fra quelli che si vergognano di dichiararsi di sinistra e di sperare comunque – in qualche modo, in qualche forma – in un futuro migliore. tutto qui. e nonostante tutto, a me la parola ‘popolo’ piace ancora, fosse anche soltanto perché, alla fin fine, non può essere sostituita da nessun altra.

  3. np (non pervenuto) said

    sì, sì, ma io intendevo esteticamente. Mi vengono in mente quelli con la barba che ora gestiscono delle osterie, capisci? Non volevo offendere, caro Marco. Mi dispiace solo che l’ideale comunista abbia percorso, per propagarsi, le vie dei riccioli. Tutto qui,
    snobisticamente tuo,
    Pioppo

  4. np (non pervenuto) said

    ah, io credo che il futuro migliore passi prima da un evoluzione di pensiero, individuale. Esiste un comunismo individuale?

    ciao.NICOLA

  5. np (non pervenuto) said

    e manca l’apostrofo, lo so. Scusami.

  6. zapruder said

    Quando io entro in un’ osteria mi piace sempre incontrare osti barbuti.
    Tuttavia a me, in generale, non piacciono gli uomini con la barba.
    Credo pero’ che ci siano uomini che possono farsi crescere la barba e diventare veramente belli, ma e’ una qualita’ che pochi possiedono, credo che dipenda dal fatto se hai la faccia adatta oppure no.


  7. marcolenzi said

    @ nicola
    🙂
    non avevo capito che intendevi soltanto dal punto di vista estetico… in effetti ogni canto o canzone ‘politica’ non può non avere, per definizione, una patina retorica, ma tra tutte questa è una che compensa meglio di molte altre la retorica con un certo qual piglio solenne che a me non dispiace affatto… quel famosissimo disco del 1973 degli inti illimani, ‘viva chile’, conteneva peraltro canzoni molto belle, che non hanno perso col tempo il loro fascino (e neanche la loro freschezza), da ‘fiesta de san benito’ ad ‘alturas’, dal ‘rin de angelito’ a ‘venceremos’…
    detto questo, condivido la tua critica al filtro rasta del comunismo (lenin però era pelato… 🙂 ). sul ‘comunismo individuale’, ah ah ah, potrebbe essere una nuova strada, magari quella che potrebbe salvarlo o riscattarlo, chi lo sa? certo cominciare da noi stessi non fa mai male, anzi è il miglior esempio che si possa dare.

    @ zapruder
    io sono uno di quelli che stanno meglio con la barba che senza (almeno da quando ho perso i capelli…).
    (ma cosa c’entra, zap? è il caldo?… 😉 )

    PS chiedo scusa, colgo solo ora il riferimento a un passo del post di np. 😉

  8. marco liuni said

    Lo scambio sopra mi ha fatto venire in mente due cose: La Fabbrica Illuminata di Luigi Nono e i Modena City Ramblers. Da una parte un capolavoro complesso, frutto dell’impegno politico e della passione comunista di un compositore di spessore altissimo, che tuttavia resta incapace di suscitare alcuna reazione emotiva di partecipazione, che non si può cantare in coro alle manifestazioni per capirsi, che non fa incazzare gli operai (se non contro il compositore stesso). E che d’altra parte non era neanche stato scritto per farlo, credo si possa dire.

    Dall’altra canzoni popolari di effetto istantaneo, che hanno accompagnato i movimenti ai quali ho partecipato al pari di quelli degli stessi Inti Illimani, le cui parole sono autentico combustibile per incendiare le masse.

    Quel che mi chiedo è quale sia la musica del popolo, ammesso che la si possa definire; e con quale peso nella sua definizione vada considerato il fatto che tale musica debba essere pronta a farsi digerire dalle masse senza sforzo, ad essere appresa nel breve lasso di tempo che serve ad intonarne il ritornello.

  9. marcolenzi said

    marco, ma a me sembra più che evidente: è QUESTA la ‘musica del popolo’ in quanto distinta dalla ‘musica per la massa’… quale altra, sennò? è tutta la musica politica, dall’innodia alla canzone di protesta, che si presta perfettamente ad essere intonata durante cortei e manifestazioni collettive, da ‘bella ciao’ a ‘l’internazionale’ (mi ricordo, a proposito di quest’ultima, di operai che piangevano mentre la cantavano nei cortei degli anni settanta…). quanto al gigi nazionale, beh… è ovvio che la sua musica si prestasse poco ad essere intonata dagli studenti e dagli operai nei cortei, ma a riascoltarla attentamente, oggi, e al di là del suo altissimo valore di musica ‘assoluta’, vi si possono cogliere – o almeno io riesco a farlo senza difficoltà – moltissimi aspetti del movimento politico della sinistra di quegli anni. marco, quelli sono stati anni irripetibili, fantastici, sotto molti aspetti… è vero, la maggior parte degli operai non capiva quella musica, ma pensa solo al fatto che nono e pestalozza la portarono in decine e decine di fabbriche in tutta italia… erano cose di cui comunque allora SI PARLAVA, di cui si discuteva, su cui ci si confrontava. oggi sarebbe semplicemente impensabile.
    grazie per il contributo (mi pare il tuo primo, qui). un abbraccio

  10. Marta said

    Gli Inti Illimani sono meravigliosi..
    E questa canzone racchiude la storia di così tante persone che hanno lottato che rimarrà sempre un simbolo. A me per altro piace un sacco! 😀

  11. marcolenzi said

    ciao marta, mi fa piacere che ti piaccia, anche se non ne dubitavo 😉
    un bacione

  12. marco liuni said

    caro marchino, intanto grazie a te per il tuo blog, che trabocca di spunti di un interesse unico.

    rileggendomi, mi accorgo che non ho espresso a pieno il senso della mia domanda: per costruire anche attraverso la musica il “futuro migliore” di cui parli, ci sarà bisogno di Luigi Nono (che amo), dei Modena (che amo decisamente meno), o di entrambi? chiaro che la risposta giusta è la trè, ma da quanto mi circonda vedo la sintesi tra i due universi alquanto impervia..

  13. marcolenzi said

    di entrambi, è ovvio… e non si tratta di farne una sintesi, ma di farli convivere. ecco, se c’è una, dico UNA SOLA possibilità che il futuro sia migliore del presente (che è peggiore del passato) essa consiste proprio NELL’IMPARARE A FAR CONVIVERE IL DIVERSO, nel riconoscere cittadinanza culturale a tutte le forme di espressione e alle tradizioni musicali cui appartengono. non ci sono altre stade, per quanto io possa vedere. ma dov’è il bandolo della matassa, che negli ultimi quarant’anni si è intricata sempre più e che rende ancora oggi inaccessibile al ‘popolo’ la musica di nono? il cuore della questione consiste precisamente nel fatto che – scusa ma ora urlo – LE COSE DEVONO ESSERE SPIEGATE, DEVONO ESSERE FATTE CAPIRE!!!!! e finora non c’è mai stato nessuno che sia riuscito in questa impresa. ecco, bisogna che questo qualcuno venga fuori da qualche parte, bisogna che i musicologi e i compositori smettano di ROMPERE IL CAZZO con le loro analisi e con le loro composizioni ‘riuscite’ e tornino a PARLARE CON LA GENTE (come meritoriamente avevano cominciato a fare nono e pestalozza, anche se forse con i metodi e con i linguaggi sbagliati…) mettendo in luce le matrici culturali, psicologiche, sociologiche, artistiche e storiche dalle quali prendono vita le loro analisi e le loro composizioni ‘riuscite’ (ovviamente se queste matrici CI SONO, altrimenti si tolgano gentilmente di mezzo e vadano tutti affanculo, visto che hanno fatto e continuano a fare più danni dello tsunami…). non è vero che ‘la gente non capisce’, è un po’ un mito, questo… occorre solo trovare il modo di far breccia nei loro cuori, nelle loro menti (ovviamente senza ‘banalizzare’ le cose, ma semplicemente sforzandosi fino a farsi male di trovare un linguaggio comune); se ci riusciremo le cose andranno ciascuna al suo posto, ne sono sicuro: nono non riempirà mai gli stadi (e perché, d’altra parte, dovrebbe?), ma le sale di 500/1000 posti sì (ah, che bel sogno!!!!!!). io con i miei studenti cerco sempre di farlo, e le risposte (sia dai bambini che dagli adolescenti) sono tutt’altro che scontate e negative… insomma, forza, diamoci da fare! (e ripeto, la prima cosa da fare è mandare affanculo non solo allevi, che ha furbescamente preso il ‘posto vacante’ del compositore di oggi, ma anche uto ughi e tutti i farfallini in bagnomaria come lui). chiaro, johnson? lo so, sono un po’ duro e volgare, ma cosa ci posso fare, sono cresciuto col frilli… un abbraccio

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