La falsa (e dunque sterile) polemica tra Ughi e Allevi

8 settembre 2009

uto

Come molti sanno, il celebre violinista Uto Ughi, in occasione del concerto che Giovanni Allevi tenne in Senato nel dicembre dello scorso anno, imbastì sulle pagine del quotidiano La Stampa una dura polemica nei confronti del pianista piceno volta a ridimensionarne drasticamente il presunto valore. La replica di Allevi non si fece attendere e fu infatti pubblicata sullo stesso quotidiano pochi giorni dopo. I termini della querelle sono facilmente immaginabili da chiunque segua un poco le vicende della musica nel nostro paese, e comunque possono essere sintetizzate in queste rispettive e apparentemente opposte posizioni: 1) Ughi sostiene che quello di Allevi sia un fenomeno abilmente costruito da strategie di marketing che nulla hanno a che fare con la musica, che egli sia in realtà un pianista e compositore men che mediocre e che dunque non meriterebbe tutto quel largo seguito che ha; 2) Allevi ribatte che Ughi è il rappresentante degli interessi di una casta, quella dei ‘musicisti classici’, ormai malata, chiusa, incapace di comprendere la portata rivoluzionaria del suo messaggio artistico e dunque volta unicamente a perpetuare se stessa. Ughi dichiarò inoltre, manifestando una certa acrimonia, che si sentiva tradito e ‘offeso’ – se non proprio personalmente almeno come rappresentante di una categoria di professionisti depositari di una musica di indiscutibile valore, quella della tradizione colta – del fatto che non solo il pubblico, ma le stesse istituzioni avessero accreditato tanta importanza ad Allevi, un’importanza inequivocabilmente suggellata dall’invito ad esibirsi in Senato, invito che fino ad allora era infatti sempre stato rivolto a prestigiosi esponenti del mondo italiano della musica classica. Da parte sua e in sua difesa, Allevi portò le entusiastiche e promiscue folle che si accalcano ai suoi concerti come testimonianza tangibile e inconfutabile del suo trovarsi, per così dire, ‘sulla strada giusta’.

Ora, quello che ad alcuni è sembrato un epico, per non dire epocale, ‘scontro tra due mondi’ a me è apparso come nient’altro che una semplice lite familiare. Più che il grido di un uomo di cultura indignato per la deriva culturale del suo paese, quello di Ughi mi è parso il grido risentito di un padre che rimbrotta il figlio degenere per avergli fatto fare una figura di merda, per aver infangato, per così dire, il ‘buon nome della famiglia’. Insomma, voglio dire: in Senato Allevi si sarà anche presentato con i riccioli di Marcella e le scarpe di Fonzie, ma dirigeva i Virtuosi Italiani, non un gruppo garage punk… E infatti Ughi  pesta un bel merdone quando cerca in tutti modi di sdoganarselo tentando di collocarlo fuori dai confini di quel mondo (il suo) che invece lo ha allevato amorevolmente come un delicato fiorellino di serra. Ha un bel dire, l’Uto nazionale, che Allevi “non sarebbe stato neanche ammesso in Conservatorio”: Allevi in Conservatorio ci ha passato vent’anni (la seconda metà dei quali, peraltro, non in un Conservatorio qualunque ma nel più prestigioso Conservatorio italiano). E infatti, a dispetto dell’immagine da bimbominkia che fa passare di sé, il pianista piceno ha in realtà compiuto una furbissima (e fruttuosissima) operazione di maquillage e di updating: ha preso Mozart, Chopin e Debussy e li ha trasformati in cartoni animati, aggiornando il loro linguaggio a quello degli sms dei giovani di oggi, come a voler dire: “Vedete, signori, questa è l’immagine che oggi la gente ha della musica classica: se vogliamo sopravvivere dobbiamo adattarci”. Va da sé che l’operazione sia riuscita, al contrario di altre simili più volte tentate negli ultimi quarant’anni (dai vari James Last, Stephen Schlacks e Richard Clayderman di turno), perché si è inserita in un vuoto culturale senza precedenti, un vuoto di cui certo non è responsabile la musica classica in sé, ma contro il quale i suoi depositari hanno fatto ben poco, al di là dello sdegnoso sventolamento della loro bandiera e dell’esibizione del loro luccicante blasone.

Allevi a ben vedere non ha fatto altro che rendere il peggior servizio a una madre arcigna e possessiva che si è ingenuamente risentita senza rendersi conto di essere in gran parte responsabile e dunque meritevole di un simile trattamento. Un servizio che poi, forse, non è neanche tutto quel cattivo servizio che si possa immaginare, se – come mi dicono diversi insegnanti – molti ragazzini oggi vogliono andare a studiare in Conservatorio per imparare a suonare i pezzi di Allevi (eh eh eh…).

Il fenomeno Allevi non è altro, insomma, che lo specchio della cattiva coscienza dei musicisti classici, quella falsa coscienza che non si mette mai in discussione, che non si confronta mai con il presente ma che anzi lo nega, la coscienza di chi si sente fuori della storia perché portatore di un messaggio eterno e universale, di un messaggio pronunciato ex cathedra che è sempre e solo unidirezionale, che non ammette alcun feedback di ritorno, che non vuol essere “infettato dalle mani sporche” degli ascoltatori ma che vuole ostinatamente lasciare intatta tutta la sua purezza in eterno. E allora, caro Ughi, scusami ma se le cose stanno così Allevi te lo meriti tutto.

***

Per chi volesse rileggere i due articoli, qui si trova l’intervista a Ughi:

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200812articoli/39479girata.asp

e qui la risposta di Allevi:

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200812articoli/39552girata.asp

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27 Risposte to “La falsa (e dunque sterile) polemica tra Ughi e Allevi”

  1. np said

    Questo è il forse il tuo scritto più bello in questa sede.
    Clap, clap, clap.

  2. marcolenzi said

    grazie, ti è piaciuto? come ti avevo detto era da un po’ di tempo che volevo metterlo… mi piacerebbe avere qualche risposta dagli ‘addetti ai lavori’, ma qui i musicisti classici non scrivono, a parte i due compositori milanesi nel post sulla musica contemporanea che li cita…

  3. zapruder said

    Dunque:
    Un conto e’ sparare sulle ambulanze (l’ ho gia’ fatto in ‘gioventu’, su altri blog e con altre ambulanze)
    altra cosa sono i bersagli fermi.
    Allevi sembra un cartello stradale.
    Come dice sempre un mio amico di Sarajevo “Mai sui paralitici: se no poi sembra che non sai sparare!”
    Ora, dal momento che sento aleggiare un desiderio di far fuoco, prima di sprecare cartucce su uno spaventapasseri, proporrei di cercare bersagli piu’ degni.
    Ad esempio: ‘np’ in un post precedente si era scelto Nina Hagen. Bella scelta. Mira scarsa, ma deciso.
    Vai cosi’ che vai bene

    (E pensare che mi credevo di aver finalmente trovato un posticino tranquillo; mah, si vede che e’ destino…)
    🙂
    PS: non profanare i capelli di Marcella e le scarpe di Fonzie, infedele!
    >:-(

  4. marcolenzi said

    caro zap,
    scusa ma questo mi sembra qualcosa di più e di diverso di un ennesimo post su allevi. qui il diblasto è usato come mascherina per guardare in controluce il mondo della musica classica. è più un post su ughi che un post su allevi, non ti pare? cheers

  5. Ciao Marco,

    ma sei davvero sicuro che Ughi “rappresenti” in qualche misura il mondo della musica classica? A me pare proprio di no. Almeno per quel che riguarda la musica d’oggi la realtà è assai più variegata, con molti gruppi diversi che portano avanti il loro lavoro e se fregano bellamente sia del truciolato tastierista che del Divino Bruto (vero nome di Uto).Dire che Ughi rappresenti o sia esempio paradigmatico della classicità significa ad esempio non guardare il cartellone di quest’anno della Scala (più “ufficiale” di così!), dove trovi opere di Janacek e la Lulu di Berg, nonchè Boulez, Nono, Takemitsu, Hosokawa e persino il sottoscritto.
    Nessuno di questi nomi ha a che fare con il mondo ovattato di Ughi, così come non ha a che fare con i Solisti Veneti, tanto per fare un nome di “quel” tipo di classica, che ripete da anni gli stessi clichè da decenni, non investe sul Novecento nè sulla contemporaneità e soddisfa gli appetiti degli abbonati (non molto diversi da quelli dei Fans di Allevi in quanto a faciloneria e digeribilità di proposte).
    Quello che in fondo mi dà noia di tutta questa polemica è il voler dipingere il mondo della musica classica come un’Accademia sterile e immobile. E dove li mettiamo musicisti come Giovanni Mancuso o Fausto Romitelli? E Zorn,Gordon, Lang, Andriessen, Schleiermacher? Non fanno parte del mondo classico anche loro?Io dico di sì (anche se alla Biennale di Venezia qualche anno fa ho trovato un paio di scemi che rifiutavano ai quartetti per archi di Zorn un posto nel repertorio classico, ma questi son problemi che devono risolvere con il loro psicanalista).
    Gruppi come Sentieri Selvaggi, Dissonanzen,Contempoartensemble, Divertimento Ensemble,Algoritmo, Fiarì Ensemble e molti altri ancora vanno avanti nonostante tagli e casini vari, proponendo una visione diversa del mondo classico; a me di essere messo nello stesso cesto con Ughi, Scimone, Galway, Maisky o altri Tutankamen musicali proprio non va.
    Smettiamola con la politica dei due fronti, dove da una parte ci sono i cattivoni del Conservatorio, dall’altra gli “spontanei” fuori Accademia. Io il culo me lo son tirato per benino per prendere i miei diplomi ma mica per fare Accademia, solo per conoscere meglio la mia materia (e comunque ho finito per fare un mestiere, il compositore, per il quale non posseggo alcun diploma). D’altro canto conosco musicisti incredibili e preparatissimi che al Conservatorio non hanno mai messo piede. Insomma, come diceva Berio, la realtà è un pochino più complessa. Altrimenti se il mondo fosse così diviso in due come dici, il nostro amato Feldman dove dovrebbe stare?
    Può darsi che una posizione così ti suoni un pochino come l’equivalente musicale del vetusto slogan “Nè con lo Stato, nè con le BR”, ma la verità è proprio questa. Io e molti altri ci interessiamo alla musica in quanto tale, senza preoccuparci di piacere ai piacioni nè di servire i polverosi monumenti che pure resistono apparentemente inossidabili: Questa libertà ce la guadagniamo ogni giorno con il nostro lavoro, pagando un prezzo non indifferente rispetto a chi si adegua alle classifiche o si prepara la carrierina facile nei vari festival e rassegne d’avanguardia scimmiottando Sciarrino e Lachenmann.
    Che almeno non si debba finire gomito a gomito con Pavarotti, Bocelli e la Società del Quartetto è il minimo che ci si possa concedere, please.
    Non è affatto vero che il mondo della classica passi il tempo a guardarsi l’ombelico e a indignarsi per la perdita dei proprio privilegio presso il pubblico, o che non abbia fatto nulla per cambiar la situazione. Ho proposto musica da Glass a Stockhausen, Reich, Berio, Nyman e Cage a pubblici di ogni tipo,nelle sale da concerto e nei capannoni industriali, per strada e al Conservatorio; ho sempre trovato disponibilità intellettuale e voglia di conoscere in moltissimi ascoltatori.
    Un CERTO mondo classico difende l’orticello, ma quello prima verrà sepolto, meglio sarà per tutti. In realtà in questo paese (nonostante tutto) succedono un sacco di cose anche nel circuito classico, ma finchè verremo tutti ragguppati in un inesistente Empireo sarà difficile distinguere perchè (come si dice credo dalle tue parti) di notte tutti i gatti sono bigi.
    Grazie per lo spazio e l’attenzione,
    Carlo

  6. marcolenzi said

    gentilissimo carlo,
    innanzitutto grazie per aver dedicato uno scritto così articolato e complesso al mio blog, per me è un grande piacere. Vorrei (potrei) risponderti con un commento altrettanto lungo se non fossi stato, nel leggerti, preventivamente assalito da un dubbio di fondo: credo ci sia stato un grosso fraintendimento su ciò che noi intendiamo per ‘musica classica’. mi sembra di capire che tu nel concetto di ‘musica classica’ comprendi tutta la musica più o meno colta di oggi, musica alla quale io invece preferisco non dare alcun nome essendo a mio avviso venuta meno anche quella definizione generica di ‘musica contemporanea’ che avevo tematizzato nel post che ci ha fatti incontrare. in questo post qui su ughi e allevi io ho voluto restringere il discorso appunto a loro due in quanto rappresentanti di un mondo (chiamalo come ti pare, io per comodità l’ho chiamato – non senza una vena di ironia – ‘musica classica’) che io personalmente so benissimo quanto sia ristretto e poco o punto rappresentativo di tutto quel vivace fermento musicale contemporaneo a cui fai riferimento e che io non faccio alcuna fatica a riconoscere come tale – la mia critica nel vecchio post, se ricordi, era rivolta soprattutto alla ricezione di questa musica, alla mancanza di figure mediatrici forti e non alla musica in sé; tuttavia, quel mondo rappresentato da ughi (e da allevi, appunto!), pur vetusto e ottuso quanto vuoi, rappresenta una classe di musicisti che è ben lungi dall’essere scomparsa e che esercita ancora un potere SOVERCHIANTE in termini di educazione e più in generale di cultura musicale sul nostro paese. ho guardato alla cosa insomma non dal punto di vista dei compositori ma della ‘gente’, del pubblico musicale più generico. il clima che ancora oggi si respira nella stragrande maggioranza dei conservatori è quello della retroguardia e dell’immobilismo di un ughi o di uno scimone. c’è una discrepanza enorme – e sono anni che nel mio piccolo porto avanti quella stessa battaglia per l’abbattimento dei confini tra i generi musicali che tu svolgi in ben altri e più importanti ambiti – tra la ‘realtà’ musicale (di cui pochissimi sono a conoscenza e della quale comunque si sente solo rarissimamente parlare, anche dagli ‘addetti ai lavori’) e l’immagine che si ha della musica e del suo stato di salute.
    tu dici che takemitsu e hosokawa non hanno niente a che vedere con ‘quel’ tipo di classica: una cosa per me assolutamente ovvia (anche se farei volentieri dei sottili distinguo tra autore e autore, ma si finirebbe ‘off topic’), sennonché io qui volevo parlare proprio di ‘quel’ tipo di classica, e non di takemitsu o di hosokawa. è ‘quel’ tipo di classica che è sterile ed immobile, non la musica degli autori di cui parli, ed è qui che non ci intendiamo: per me zorn, gordon o lang NON fanno parte della musica classica perché per me è proprio il concetto stesso di musica classica ad essere entrato in crisi: quei musicisti rappresentano una fase transitoria e di superamento della forma mentis classica verso lidi ancora tutti da scoprire (e infatti non li definirei neanche pop). che lo si voglia o no noi stiamo vivendo una fase storica transitoria che in quanto tale rende tutto ambiguo e incerto (e se questo da un lato può costituire il suo fascino, dall’altro giustifica la tiepida accoglienza se non proprio l’indifferenza – ripeto, al di là del valore intrinseco della musica! – con la quale tutta la musica ‘colta’ di oggi si trova quotidianamente a far fronte a dispetto delle innumerevoli occasioni e possibilità che ci sono per farla ascoltare, dalla biennale a myspace). quindi non preoccuparti: nessuno, e io meno di tutti, ha intenzione di metterti nello stesso cesto di ughi e scimone. e torno a ribadire che non solo con ughi e allevi non ho voluto dividere il mondo in due, anzi, ho inteso fare esattamente il contrario: metterli – loro sì – nello stesso cesto, un cesto del quale a me e a te non importerà un bel nulla, ma che fa ancora sentire, come dicevo, tutto il suo peso sulle nuove generazioni. insomma, da quello che scrivi sembrerebbe che io abbia preso le difese di allevi, degli ‘spontanei’! nemmeno per idea; allevi mi fa ancora più schifo di ughi. e quindi, ricapitolando: ughi e allevi, contrariamente alle apparenze, rappresentano due facce della stessa medaglia – quel modo di concepire la musica (quella musica, ripeto per l’ennesima volta, che io chiamo ‘classica’ e che tu invece restringi a un certo ‘tipo’ di musica classica) che è contro il presente e del quale è auspicabile l’imminente tramonto.
    ecco, questo è ciò che volevo dire. mi sembrava però fosse chiaro, ma evidentemente mi sbagliavo: ti ringrazio perciò di avermi dato l’occasione per chiarire meglio la mia posizione, ammesso che vi sia riuscito.
    un saluto unito alla stima.

  7. marcolenzi said

    @ carlo
    scusa, ripensavo, ma non è per caso che ti sei sentito chiamato in causa perché in un mio commento poco più sopra ho accennato a te e a giorgio parlando di ‘musicisti classici’? lo dico perché ho riletto il mio post e sinceramente non ho trovato alcun appiglio che potesse giustificare pienamente il tuo sentirti assimilato a ughi o a scimone, alla ‘sterile accademia’ insomma, cosa che ribadisco essere assolutamente estranea a ogni mia intenzione. forse l’equivoco è nato da quel commento più che dal post in sé… ma lì stavo rispondendo a un amico non musicista e ho usato l’espressione generica di ‘musicisti classici’ solo per comodità, senza quei distinguo che sono immediatamente necessari nel momento in cui si decida di approfondire la questione.

    PS e poi un’altra cosa vorrei ribadire: quando dico che la musica contemporanea è morta – anche se non qui ma nell’altro post – intendo dire non che è morta la musica in sé, ma che all’iperattività delle giovani generazioni di compositori non corrisponde alcun interesse REALE nella società, nel ‘pubblico’ insomma. anche se non sono uno di quelli che hanno l’agenda piena di appuntamenti e frequentano assiduamenti teatri e concerti, mi ritengo tuttavia una persona aggiornata che intrattiene frequenti relazioni con musicisti e musicologi: ebbene, saranno almeno vent’anni che non sento UN SOLO ELOGIO da parte di chicchessia su qualche opera di un giovane compositore. come si può NON stupirsi di ciò? un saluto, di nuovo

  8. Fabio said

    Ciao, ho trovato il tuo sito perché sono in cerca di un buon libro per imparare il solfeggio da autoditatta, e son finito alla pagina sul “nuovo metodo bona”. Molto bella da leggere, ma quale sarà un buon libro, mi son chiesto? Sicuramente questo blog ne parla, visto il titolo! Ero convinto che fosse un blog di recensioni di metodi per solfeggio. Quindi mi son messo a leggerlo. Bello, e questo articolo sulla diatriba tra Ughi e Allevi, che avevo seguito ai tempi, è davvero bellissmo.

    Ciò detto, che libro compro? 😀

  9. Ciao Marco, io fortunatamente di elogi ne sento molti; non mi riferisco ai miei lavori ma alle opere di parecchi compositori giovani sia in Italia che all’estero.
    Vedo persone di tutti i tipi (non solo addetti ai lavori) contente dopo i concerti per aver vissuto un’esperienza musicale e intellettuale diversa da quelle che un certo mercato pseudoculturale propone loro dalla mattina alla sera, ho visto reale entusiasmo da parte di molte persone,e per questo sono ottimista sul futuro di questa professione. Probabilmente non abbiamo incontrato le stesse persone in vent’anni….. la musica contemporanea non solo non è morta, ma sta molto bene, anche se visto da questo Paese ormai lobotomizzato(ricordi gli Area quanto avevano ragione, tanti anni fa?) dal Berlusca e dai fascisti non sembrerebbe;invece la realtà, fortunatamente, è ben diversa da quella che certi figuri ci vogliono far credere.
    Un carissimo saluto,
    Carlo

  10. marcolenzi said

    @ fabio
    ah ah ah ah ah!!! buffissima questa entrance, complimenti fabio! e benvenuto in un blog che, come hai giustamente notato e a dispetto del titolo, fa pochissime recensioni ai manuali di solfeggio ma si occupa un po’ di tutto ciò che riguarda la musica oggi (si va da albano a john cage, passando per una marea di cazzate varie che cercano di sdrammatizzare un po’ la tragica situazione – tragica per me, s’intende – che stiamo vivendo).
    detto questo, come consigliarti un buon libro per imparare il solfeggio da autodidatta? non è facile, anche perché la vedo proprio dura imparare il solfeggio da autodidatta (essendo essenzialmente una pratica, c’è bisogno di qualcuno che ti accompagni, ti insegni come fare e possa correggerti gli errori – p. es. come puoi imparare da solo il dettato musicale? ci vuole qualcuno che ti suoni il pianoforte, così per ciò che riguarda appunto l’educazione dell’orecchio e quella ritmica, etc. – è un po’ diverso per la cosiddetta ‘teoria musicale’, lì qualcosa puoi fare anche da solo…). il consiglio che mi viene da darti però è semplicemente quello di ascoltare tanta musica, imparare a strimpellare uno strumento e a cantare ed eventualmente iniziare lo studio del solfeggio e della teoria soltanto dopo aver fatto un po’ di pratica di ascolto e di produzione (canto ed esercizio sullo strumento). per il resto di manuali ce ne sono a bizzeffe e in fondo sono un po’ tutti uguali (bona, pozzoli, pedron, hindemith, arkossy-ghezzo e un milione di altri). tutta roba pallosissima, in ogni caso: non aspettarti nulla di stimolante né tantomeno di entusiasmante (due aggettivi proibiti ed espunti da secoli dalla didattica musicale).
    mi spiace, forse non ti sarò stato tanto utile. ti auguro un buon lavoro e buona fortuna, comunque. 🙂

    @ carlo
    il discorso si potrebbe ulteriormente approfondire ma necessiterebbe di una lunga trattazione e dunque esulerebbe dai limiti imposti da un blog. quando dicevo di non aver mai sentito alcun elogio intendevo dire che nessuno mai mi ha caldamente raccomandato l’ascolto di un qualche ‘giovane’ compositore né ha mai manifestato particolare entusiasmo per le nuove generazioni. certo che un qualche interesse il pubblico lo manifesta ai concerti, ma è appunto un interesse che finisce lì e non si sviluppa in alcuna forma di approfondimento. nessuno, che mi risulti, si procura dischi o partiture di nuovi compositori ‘colti’. a differenza di quanto accadeva negli anni cinquanta, sessanta e settanta, non c’è insomma, intorno alla musica colta contemporanea degli ultimi venti-trent’anni, una ‘comunità’, per quanto minima, che la RICONOSCA (con tutto ciò che il riconoscimento di un fenomeno culturale implica) e faccia girare materiali e idee che la riguardino. comunque, certo, per quanto si basi su esperienze dirette, questa è la MIA sensazione: non nego che essa possa tradire un eccessivo pessimismo e può benissimo darsi che mi sbagli. spero anzi vivamente che tu abbia ragione, e che quell’interesse mostrato dal pubblico ai concerti possa essere il segno di un rinnovato interesse per tutta quella musica estranea alle logiche di mercato o per la quale comunque le logiche di mercato non sono più importanti delle scelte estetiche e della sincerità espressiva. un caro saluto anche a te

  11. Febs said

    Ho comprato un libro di Carlo Delfrati, che mi sembra uno con i controcoglioni. E’ quello che cercavo: spiega con lentezza, calma, esempi; fa fare attività per ogni unità didattica, e ci sono dei CD a corredo per SENTIRE degli esempi, che è esattamente quello che cercavo e, come ovviamente sostieni anche tu, quello che serve.

    E ora mi stampo la foto di Keith Richards e me la metto davanti alla scrivania, perché senta quanto sono bravo a fare solfeggio parlato e sia fiero di me.

  12. marcolenzi said

    sì, delfrati è uno molto bravo. ho visto il suo libro in libreria di sfuggita e non ho avuto il tempo di sfogliarlo. è molto probabile che sia meno palloso di tutti gli altri da me citati alla rinfusa. grazie per la segnalazione febs e benvenuto.

    PS mettici anche una foto di azzaroni sulla scrivania (sarebbe bellissimo: uno che mentre studia solfeggio sulla scrivania ha le foto di keith richards e loris azzaroni che lo guardano 😀 )

  13. Febs said

    Vorrei seguire le tue disposizioni, Maestro, ma non sono in grado di trovare una foto di Azzaroni.

    Mi prostro umiliato.

    Una foto di Marco Pannella va bene lo stesso?

  14. marcolenzi said

    ah ah ah ah ah ah! sì, penso di sì, anche se non ci vedo tutto questo contrasto tra keith richards e pannella, mi sembra che tra i due semmai vi sia la più totale indifferenza… azzaroni invece sarebbe perfetto… 😉

  15. Febs said

    Menti. In realtà i due si amano e intrattengono una storia segreta da anni, anche se dicono che si tratta di “solo sesso”.

  16. zapruder said

    Idea per un racconto

    -1 Giovanni A. e’ un giovane musicista classic-TV-kitsch’ di successo; la sua vita scivola liscia tra applausi, denaro, balocchi, e profumi finche’ non si imbatte negli attacchi a mezzo stampa di U. affermato e raffermato direttore d’orchestra ‘classic-con’.

    -2 Mentre la polemica mediatica tra i due si arroventa, lentamente nella mente di A. affiorano lontani e confusi ricordi che lo legano ad U [autografi, immagini di concerti] e che lasciano supporre ad una lontana ammirazione verso di lui. Intanto il perfido U medita sempre piu violente vendette verso la giovane vedette.

    -3 Progressivamente l’immagine dell’uno si trasforma in un’ ossessione nella mente dell’ altro [giocare un po sul tema edipico] Al culmine della paranoia U decide di affrontare A negli uffici della EMI dove questi sta per firmare un contratto milionario

    -4 Mentre si aggira nei corridoi della compagnia con propositi omicidi U fa irruzione nell’ ufficio del Dr.Rotwang. Qui si scopre che A e U sono la stessa persona: per aumentare le vendite la multinazionale ha impiantato dei chip nel cervello di U imponendogli periodicamente di travestirsi ed usare le sue competenze per comporre musica secondo stilemi piu’ ‘facili’. U e’ sconvolto.
    [capovolgimento: cercare empatia per U]

    -5 Rotwang si presta a rimuovere i chip dal cervello di U -talento non sacrificabile- e tutto sembra tornare alla normalita’ finche, negli uffici della compagnia, U non scopre che quando era ancora al conservatorio [foto di U con i riccioli vagamente somigliante ad A] era gia’ stato sottoposto ad un primo intervento cerebrale da parte di Rotwang che aveva manipolato il suo talento musicale impedendogli la percezione del mondo dall ‘800 in poi.
    [lavorare sulle immagini dei ricordi]

    -6 Negli studi di registrazione della EMI, U uccide Rotwang trasformando uno Steinway in un ‘pianoforte preparato’ col corpo dello scienziato.[scene di violenza] Attorno a lui divampa l’incendio U piange -ma in fondo felice- sulla sua foto da giovane mentre colpisce ripetutamente la tastiera. I micofoni ‘fischiano’, i metronomi e i nastri delle registrazioni all’ unisono formano un’ immensa sinfonia.

    PS
    Come dicevo sopra:
    se Allevi sembra un cartello stradale Uto sembra un semaforo (e il teorema del mio amico di Sarajevo resta valido…)

  17. marcolenzi said

    boia, zap, questa è una bellissima sceneggiatura per un film ultraviolento e apocalittico, un ‘blade runner’ della musica classica. mandiamola, che ne so, a lars von trier, forse l’unico che ci potrebbe tirare fuori un film. bravo. grazie. 😉

  18. Coqui said

    Non amo Allevi, ma mi chiedo cosa scriverebbe il tipo del filmato di Youtube sulle Children’s Song di Corea: troppo elementari anche quelle? Per non parlare del volume 1 di Mikrokosmos… Bell’articolo, ciao!

  19. marcolenzi said

    eh, appunto, è quello che mi chiedo anch’io! 🙂 e infatti ho criticato l’autore di quel video anche e soprattutto su questo punto. occorre saper distinguere il semplice dal banale, come il complesso dal complicato e dal contorto.
    grazie coqui, e benvenuto nel mio blog!

  20. Coqui said

    Grazie a te dell’ospitalità, Marco. Per dirla tutta, il filmatino che vorrebbe sputtanare Allevi sul piano tecnico perché “Chopin è più complesso”, o perché su YouTube vengono mostrati tredicenni che suonano i Feux Follets di Liszt, non tiene conto delle composizioni cosiddette “di ricerca” di Allevi, tipo la “Toccata in 10 sedicesimi” che -va bene- non sarà Prokofiev ma nemmeno lo easy listening da secondo anno di pianoforte strumentalizzato dall’autore del video… ‘nsomma, se proprio lo si vuole si può smontare Allevi in tanti altri modi meno triviali, mi pare…

    😉

  21. marcolenzi said

    ma sì, certo, e infatti l’ho preso a modello di un modo di vedere le cose che riflette la mentalità angusta di certi musicisti classici. il problema, come sottolineavo alla fine del post, è quello di vedere tutto e soltanto all’INTERNO del linguaggio musicale, voler leggere soltanto lì eventuali tracce che denotino un carattere progressivo o regressivo dell’opera e che ne tradiscano in ultima analisi il valore effettivo, quando invece i fattori che concorrono a determinarne sia il carattere (‘progressivo’ o ‘regressivo’ o di qualsiasi altro tipo) che il valore intrinseco sono molti e della più diversa natura: storici, psicologici, culturali. solo che quel tipo di musicisti classici questi fattori proprio non li vedono, mancano loro gli strumenti per discernerli e per interpretarli. questa è un po’, in soldoni, la questione, che potrebbe e anzi dovrebbe ovviamente venire approfondita e supportata da molti esempi per essere pienamente compresa. ancora un caro saluto coqui (ma sei un uomo o una donna? questo mi ero dimenticato di chiedertelo… hai uno stile ‘maschile’, ma non si sa mai… 😉 )

  22. Coqui said

    Dopo un sommario controllo direi uomo; anzi, a essere pignoli: esemplare di milanese maschio di seconda generazione.
    🙂

  23. marcolenzi said

    ah ah ah ah! perfetto, ciao!

  24. odid said

    Marco, che piacere leggere i tuoi interventi! E’ la seconda volta che visito nel tuo blog e per la seconda volta dico : ” oh, ma allora non sono tutti delle marionette!”. Sono un autodidatta nella composizione (ma non ancora un compositore) e mi interessano moltissimo i temi di cui tratti. Sento continuamente dei giovani vecchiacci criticare la musica moderna in nome degli “Inarrivabili, Lor Maestà i Classici”!. Ma scusa, se valutiamo in base alla complessità o all’organico, tutto il repertorio gregoriano è dunque da buttare nel cesso ?! Penso sia peggio un “Musicista Colto” che critica a prescindere la modernità di una persona normale che trova noioso il classicismo, in fondo questo non è tenuto ad esprimersi seriamente sulla musica. Ti dico solo che un mio amico “classico”, mentre la mia ragazza ascoltava non so più che pezzo rock l’ha guardata sprezzante sentenziando ” meglio Beethoven”… Senti, potresti indicarmi alcune tue composizioni ? così potrò capire più direttamente le tue idee musicali ! Grazie mille e scusa per la lunghezza (non ho il dito da tastiera…)

  25. marcolenzi said

    caro odid,
    sono io che ti ringrazio per il tuo contributo. e mi fa molto piacere che ti interessino i temi di cui tratto. effettivamente, tra questi, quello del rapporto tra musica ‘colta’ e musica ‘extra-colta’ è uno dei temi che mi affascinano di più. ovviamente un blog non può concedere più di tanto all’approfondimento, ma è molto stimolante intessere discussioni a partire da commenti come il tuo. benvenuto dunque! se vuoi sentire un po’ di musica mia puoi andarla ad ascoltare nella mia pagina di myspace:

    http://www.myspace.com/marcolenzicomposer

    ha ben poco del rock da un punto di vista stilistico, ma ha molto di esso rispetto al modo di comporre e all’approccio generale (tanto che quando qualcuno mi chiede quale genere di musica io scriva rispondo spesso “rock senza batteria”! 😉 ). sperando di leggerti di nuovo ti ringrazio ancora e saluto caramente.

  26. Aldo Galeazzi said

    Uto and the parruccons like him ha tenuto lontano me dalla musica clazzica per anni, Allevi and the new scapigliaten temo terrà lontano i miei nepoti…grazie ottimo Marco per aver focalizzato la lente d’ingrandimento (mirino per qualcuno) sulla questio e grazie agli altri alimentatori per l’elevazione della discussio. Perdonate il mio(e)virare dall’occhio della diatriba ma vorrei mettervi a parte di cosa mi spinse all’ascolto del classico: Bukowski nudo alla scrivania (macchina da scrivere) confezione da sei di birra chiara sigaro e Mahler…a manetta!

  27. marcolenzi said

    aldoneeee! che piacere leggerti qui!
    e sì, devo dire che birra + sigaro + mahler a manetta non è niente male come viatico. 😉
    un abbraccione.

    (pensa un po’ poveracci invece quelli dell’esta-thè + big babol alla fragola + allevi, o peggio ancora quelli del gatorade + tic-tac + ughi).

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