La musica mi fa impazzire

27 ottobre 2009

A me questo pezzo mi fa letteralmente impazzire. Lo potrei ascoltare duecento volte di seguito senza annoiarmi mai, senza che l’incanto venga meno per un solo istante.

Ma allora, come la mettiamo con Morton Feldman? Secondo me la musica di Feldman parla di questa musica qui, e questa musica qui parla della musica di Feldman. Ma questo evidentemente è un enigma, non chiedetemi di spiegarlo.

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Sono orgoglioso di essere stato allievo di Flavio Cucchi, uno dei chitarristi italiani più apprezzati a livello internazionale. Chitarrista dalla tecnica brillante e impeccabile, dal suono pieno e pulito, interprete magistrale di autori come Villa-Lobos, Brouwer e più in generale della musica del secondo Novecento (ricordo, tra i tanti concerti, un bellissimo Cimarron di Henze al ridotto del Teatro Comunale di Firenze), Cucchi appartiene alla felice schiera di chitarristi (tra i quali Paolini, Saldarelli, Borghese, Frosali – questi ultimi tre membri del celebre Trio Chitarristico Italiano – fino a D’Angelo, Del Vescovo e molti altri) uscita dalla prestigiosa Scuola Fiorentina di Alvaro Company, uno dei più importanti chitarristi e didatti della chitarra del Novecento.

Ho studiato con lui all’Istituto ‘Mascagni’ di Livorno dal 1985, anno in cui fu istituita la prima cattedra di chitarra, al 1991, anno in cui mi diplomai, e appartengo perciò alla prima generazione dei suoi ormai tanti allievi ‘livornesi’. A quegli anni risalgono molte esperienze che sono state fondamentali per la mia formazione di musicista e per le quali Flavio ha svolto un importante ruolo di mediatore, su tutte l’attività concertistica con la Guitar Symphonietta: un’occasione per me straordinaria di misurarmi con chitarristi di grande valore e soprattutto con uno dei più importanti chitarristi-compositori del Novecento, Leo Brouwer, che in tante occasioni ha diretto l’orchestra e che mi ha onorato, grazie alla sua infinita disponibilità, di lunghe conversazioni sulla musica contemporanea. Ma un post su Flavio mi offre l’opportunità, oltre che di omaggiare un grande artista in occasione del suo sessantesimo compleanno, anche di riprendere in considerazione alcuni spunti sulla didattica musicale che ho disseminato qua e là in alcuni post di questo blog.

Flavio è stato con me un insegnante molto permissivo, sempre aperto al dialogo e al confronto: pur essendo esigente e rigoroso nella cura degli aspetti tecnici, interpretativi e formali, non mi ha mai imposto la sua visione delle cose ed è sempre stato non solo tollerante verso le molteplici attività che allora coltivavo anche fuori dell’ambito musicale classico (dai gruppi rock agli studi universitari) ma addirittura curioso e interessato ad esse. È stato insomma uno di quei rari insegnanti che comprendono come un ragazzo di vent’anni possa avere anche altri interessi oltre allo strumento musicale, e soprattutto che comprendono che questi interessi ‘altri’ non solo non ostacolano il cammino dell’allievo, ma anzi arricchiscono il suo patrimonio culturale e quindi affinano e rafforzano le sue capacità critiche, analitiche e interpretative. E infatti, anche se poi non ho fatto della chitarra la mia ragione di vita e oggi ho pochissime occasioni di suonarla in pubblico, sono fiero di non appartenere a quella categoria di ex-studenti del Conservatorio che come si suol dire “appendono il violino al chiodo”; per me ancora oggi suonare la chitarra, sia che la suoni per me stesso, per mia figlia, per gli amici o per un qualsiasi altro pubblico, è sempre e sempre sarà fonte di grande gioia. Ecco: per questo, oltre che per molto altro, devo e voglio ringraziare Flavio Cucchi.

Raccolgo con entusiasmo il suggerimento, pervenutomi dal carissimo amico np, di postare qui questa bella canzone di Franco Battiato. Ringrazio anche Psycoberlusk, dalla cui pagina di Youtube è tratto il video, per aver per primo indirizzato ai dirigenti del Pdl la proposta di farne il loro nuovo inno.