Per i sessant’anni di Flavio Cucchi

24 ottobre 2009

Sono orgoglioso di essere stato allievo di Flavio Cucchi, uno dei chitarristi italiani più apprezzati a livello internazionale. Chitarrista dalla tecnica brillante e impeccabile, dal suono pieno e pulito, interprete magistrale di autori come Villa-Lobos, Brouwer e più in generale della musica del secondo Novecento (ricordo, tra i tanti concerti, un bellissimo Cimarron di Henze al ridotto del Teatro Comunale di Firenze), Cucchi appartiene alla felice schiera di chitarristi (tra i quali Paolini, Saldarelli, Borghese, Frosali – questi ultimi tre membri del celebre Trio Chitarristico Italiano – fino a D’Angelo, Del Vescovo e molti altri) uscita dalla prestigiosa Scuola Fiorentina di Alvaro Company, uno dei più importanti chitarristi e didatti della chitarra del Novecento.

Ho studiato con lui all’Istituto ‘Mascagni’ di Livorno dal 1985, anno in cui fu istituita la prima cattedra di chitarra, al 1991, anno in cui mi diplomai, e appartengo perciò alla prima generazione dei suoi ormai tanti allievi ‘livornesi’. A quegli anni risalgono molte esperienze che sono state fondamentali per la mia formazione di musicista e per le quali Flavio ha svolto un importante ruolo di mediatore, su tutte l’attività concertistica con la Guitar Symphonietta: un’occasione per me straordinaria di misurarmi con chitarristi di grande valore e soprattutto con uno dei più importanti chitarristi-compositori del Novecento, Leo Brouwer, che in tante occasioni ha diretto l’orchestra e che mi ha onorato, grazie alla sua infinita disponibilità, di lunghe conversazioni sulla musica contemporanea. Ma un post su Flavio mi offre l’opportunità, oltre che di omaggiare un grande artista in occasione del suo sessantesimo compleanno, anche di riprendere in considerazione alcuni spunti sulla didattica musicale che ho disseminato qua e là in alcuni post di questo blog.

Flavio è stato con me un insegnante molto permissivo, sempre aperto al dialogo e al confronto: pur essendo esigente e rigoroso nella cura degli aspetti tecnici, interpretativi e formali, non mi ha mai imposto la sua visione delle cose ed è sempre stato non solo tollerante verso le molteplici attività che allora coltivavo anche fuori dell’ambito musicale classico (dai gruppi rock agli studi universitari) ma addirittura curioso e interessato ad esse. È stato insomma uno di quei rari insegnanti che comprendono come un ragazzo di vent’anni possa avere anche altri interessi oltre allo strumento musicale, e soprattutto che comprendono che questi interessi ‘altri’ non solo non ostacolano il cammino dell’allievo, ma anzi arricchiscono il suo patrimonio culturale e quindi affinano e rafforzano le sue capacità critiche, analitiche e interpretative. E infatti, anche se poi non ho fatto della chitarra la mia ragione di vita e oggi ho pochissime occasioni di suonarla in pubblico, sono fiero di non appartenere a quella categoria di ex-studenti del Conservatorio che come si suol dire “appendono il violino al chiodo”; per me ancora oggi suonare la chitarra, sia che la suoni per me stesso, per mia figlia, per gli amici o per un qualsiasi altro pubblico, è sempre e sempre sarà fonte di grande gioia. Ecco: per questo, oltre che per molto altro, devo e voglio ringraziare Flavio Cucchi.

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3 Risposte to “Per i sessant’anni di Flavio Cucchi”

  1. GattoMur said

    Caro Marco, sono qui che mi struggo di invidia per avere conosciuto Leo Brouwer, per il tuo essere stato allievo di Cucchi. E, più in generale, allievo di un maestro di musica. Io ho purtroppo iniziato a suonare la chitarra da ragazzo, così, un po’ barbaramente. Poi, verso i 23 anni, ho preso regolarmente lezioni di chitarra classica per un paio di anni. Anni che mi hanno aperto tantissimi desideri, che poi, però, si sono infranti in un abbandono dello studio della chitarra verso i 30 anni. Adesso, arrivato quasi a 40, ho ripreso, con tutte le difficoltà che ti puoi immaginare. E non escludo che questa decisione, che mi costa ore di studio, fatica, dolore alla schiena (ahimè) e anche molta frustrazione (puoi immaginare quanti pochi “progressi” mi sembri di fare) non sia collegata all’essere diventato padre, e mi piace che anche tu abbia fatto un cenno alla questione. La mia idea forse è stata: mi piacerebbe che il mio bambino crescesse sentendo suo papà che gli suona alla chitarra qualche musica interessante (e, purtroppo, mi sembra che per suonare le musiche “interessanti” scritte per chitarra occorra un livello tecnico molto alto), chissà che anche a lui non venga la voglia di suonare uno strumento. E, diversamente da quello che è successo a me, nato forse in una famiglia che non ha dato troppa importanza al grandissimo desiderio di suonare che sin da piccolo ho dimostrato, io asseconderò ogni sua aspirazione alla musica, lo riempirò di tutti gli strumenti che vuole, gli dirò “chissenefotte se vai male in matematica o italiano, l’importante è che tu abbia buoni risultati in musica”.
    Chissà, forse un giorno ci incontreremo; temi quel giorno, perché ti molesterò con un sacco di domande…
    Cucchi mi è sempre piaciuto molto, sia per il repertorio che per lo “stile”. Gli faccio allora, de lonh, anch’io gli auguri. E cerco di procurarmi, se riesco, quel DVD.
    Grazie e scusa lo “sfogo”.

  2. marco liuni said

    ciao Marco, come già fatto altrove mi associo ai tuoi auguri per un maestro le cui doti di umanità e apertura hai perfettamente descritto: Flavio è un maestro che insegna che cos’è la Musica, prima di che cos’è la chitarra.
    lasciami però finire e completare questo intervento con una nota personale: sono anche orgoglioso di essere stato allievo di Marco Lenzi, perché dopo anni non riesco a non vedere nelle ore di lezione con te il vero inizio del mio percorso di formazione musicale e culturale, e perché hai senz’altro ereditato da Flavio la capacità di insegnare con l’obiettivo di affidare uno strumento alle mani di un musicista.

    con affetto. marco

  3. marcolenzi said

    grazie marco, mi ha fatto un sacco di piacere leggere le tue parole.

    @ gattomur
    ti aspetto, caro. mi farebbe piacere incontrarti e chiacchierare un po’ con te. intanto ti saluto da livorno, con simpatia.

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