Una tristezza infinita

10 dicembre 2009

Sentite che tristezza infinita questa versione techno di un celebre canto parrocchiale degli anni Settanta, Symbolum ’77. Cosa non si farebbe oggi, eh, per [credere di] sentirsi “vicini ai giovani” e richiamare la loro attenzione… anche mettere un groove techno (che evoca immediatamente tutto un mondo fatto di ecstasy, lsd, meccanica erotica, freddezza emotiva) sotto una voce da lettrice di Radio Maria (che invece richiama alla mente tutto un altro mondo, fatto di rosari, di ragazzine con golfino e camicetta abbottonata fino al collo, di fiati leggermente ma inestinguibilmente maleodoranti, di accenti vagamente padani e prosodie languide dolcemente sussurrate, di ingenuità bestiali e abissali ipocrisie, di persistenti odori di refettorio e di cera, di volti malati e scarpe fuori moda). Insomma, un mediocrissimo troiaio – anche se appena appena inquietante. Ahibò…

PS Ma ecco, per avere un’idea forse ancora più chiara del men che infimo livello artistico e culturale a cui è arrivata oggi la chiesa, provate a confrontarlo con quello che vi si poteva ascoltare cinquecento anni fa:

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25 Risposte to “Una tristezza infinita”

  1. rino said

    maestro, epperò manco tecno è. manca la cassa in 4 🙂

  2. rino said

    a proposito di techno (mò lo metto su facebook, ma intanto ti anteprimo):

  3. marcolenzi said

    sì, caro, lo so. ero già stato rettificato da un amico che ha definito trip hop lo stile di accompagnamento… che ti posso di’ a mia discolpa? ho usato il termine ‘techno’ nel suo significato più generico quale musica prodotta unicamente da strumenti elettronici, senza distinzioni di stile. perdona(te)mi. un abbraccio.

  4. gadilu said

    Me lo ricordo, quel canto parrocchiale. Penso di averlo ascoltato più volte a S. Agostino (dove andavamo, qualche volta). Aggiungo che ho abbandonato la religione cattolica verso i quindici anni (essenzialmente per noia). Ma a proposito di noia, quei canti parrocchiali erano delle piccolissime, fragilissime oasi in un oceano di sbadigli.

  5. zapruder said

    Beh, anch’io durante l’infanzia ho fatto uso di ostie consacrate; interruppi di colpo (funziona solo cosi’ con queste cose)il giorno sucessivo alla prima comunione

    Avevo pensato infatti di rispondere con l’omonima canzone di C.Lolli, ma ho preferito il piu’ simpatico Andy Partidge

    Buon Natale!

  6. marcolenzi said

    🙂 grazie zap, buon natale anche a te!

    @ gadilu
    sì, ma perché secondo te la chiesa ha finito per capitolare miseramente di fronte a questi (e a un milione di altri) troiai? voglio dire, visto che ha conservato in sé un’istituzione così severa come la congregazione per la dottrina della fede, perché non ha istituito anche un ufficio per la censura estetica? anche soltanto per rispetto verso tutti quei geni che hanno composto o dipinto per lei opere immortali? perché non c’è qualche prete assennato che magari ricorda ai boy-scout di accordare la chitarra o alle suorine di cantare con un minimo di serietà e di solennità senza fare quelle vocette orrende e quelle facce a biscotto? insomma, voglio dire, nelle tribù africane se uno suona male il tamburo viene preso a schiaffi…

  7. Tiziano said

    sì, ma perché secondo te la chiesa ha finito per capitolare miseramente di fronte a questi (e a un milione di altri) troiai?

    Se posso rispondere anch’io… perché la Chiesa e il Cattolicesimo (e anche altre religioni) sono quanto di meno ‘sacro’ esista sulla Terra. Il Cinghiale con le olive è senz’altro più sacro della santa messa (suona fin troppo banale!). Infatti, poiché i cattolici non comprendono più neppure il senso del ‘sacro’, vi contrappongono il ‘santo’. Per farla breve: credo che ‘santo’ sia il contrario di ‘sacro’.
    Il mio

  8. Tiziano said

    Marco, dopo aver cancellato quel misterioso “Il mio”, se vuoi puoi cancellare anche il presente post.

  9. marcolenzi said

    no, va bene così, a meno che non sia un problema per te. a me piace molto così 🙂

    e quanto alla chiesa: appunto, è una tristezza infinita. grazie tiz

  10. gadilu said

    Credo che la Chiesa, all’epoca del Concilio Vaticano II, abbia dovuto operare una scelta difficile. Testimoniare l’intemporalità (o la sovratemporalità) del suo messaggio o consegnarsi completamente al tempo (e dunque ai tempi, quelli correnti e mutevoli)? La paura di perdere terreno, credibilità e consensi l’ha spinta a privilegiare la seconda opzione. Ne è nata una Chiesa più “dal basso”, con tutto il pericolo della contaminazione estetica che tu denunci, caro Marco. E allora i Papa-Boys, il Papa-Rap e così via.

  11. marcolenzi said

    sì, ma è questo consegnarsi ‘completamente’, che non ho capito. poteva magari conservare qualche privilegio estetico, e invece… tutto a puttane. sono cent’anni o forse di più che non c’è un compositore serio di musica sacra (intendo un artista che scriva musica ESPLICITAMENTE al servizio della chiesa, ovviamente…). stravinskij, notoriamente ipercattolico e iperconservatore, scrisse nel 1948 una SPLENDIDA messa; la chiesa ne ha forse tenuto conto in qualche occasione liturgica? seeee…
    (vabbe’, poi alla fin fine m’importa ‘na sega, anzi da bravo ateo non mi fa che piacere… era solo una riflessione sulla tristezza in cui versa da molto tempo questa ‘povera’ chiesa).

  12. da said

    Gadilu ha fatto la notazione giusta: bisogna ricordare che la musica come l’architettura sacra erano funzionali alla liturgia, cioè all’irruzione dell’eterno nel divenire. Senza uscire dalla tua propria tradizione e rimanendo nei discorsi che ti piace fare, dovremmo rileggere il discorso che ha fatto il Papa agli artisti il mese scorso.

  13. marcolenzi said

    non lo sapevo, interessante… cos’ha detto in sostanza il papa agli artisti?

  14. da said

    oh Ma, devi valutare tu. comunque si rivede il concetto espresso da gadilu

  15. Tiziano said

    Questo papa passa per un teologo. In realtà i suoi scritti di teologia sono un confuso collage, quasi un Bignami, del tomismo. Il problema è essenzialmente questo. Il mediocrissimo livello culturale degli alti prelati cattolici(e del papa ovviamente).

  16. leehooni said

    Ho sempre timore di chi ha risposte nette di fronte a fenomeni oggettivamente complessi, e nel caso del Cattolicesimo così estesi in termini di adesioni e estensione temporale: nella mia esperienza o sono dei totalitari o degli idioti, in entrambi i casi pericolosi.

    Ai vari spunti emersi ne aggiungo un paio: il primo sul problema della commissione, laddove magari si trascura che da tempo il clero non è più economicamente in grado di commissionare lavori di spessore così come faceva in passato; si può ritenere che sia giusto, e allora poi ci becchiamo i volontari e i loro insostenibili troiai.

    Sulla stessa lunghezza d’onda il secondo spunto: una parrocchia non ha (più) scuole di canto, né di disegno o di strumento; regolare, le scuole sono altrove, ma di certo non si può pretendere che delle carenze artistiche dei fedeli si faccia carico un prete schiaffeggiando chi suona a caso, di solito per lui è oro che ci sia qualcuno che suoni.

    Riassunto: tristezza infinita, ma nessuno dei clericali che ho conosciuto se ne compiace.

  17. marcolenzi said

    caro leehooni,
    innanzitutto benvenuto nel mio blog. poi: se, parlando di chi ha risposte nette di fronte a fenomeni complessi alludi a me, ti garantisco che sono molto più insicuro e incerto di quel che possa sembrare. sono solo un burlone e spesso mi diverto a parlare con toni ‘sopra le righe’; la mia è soltanto una posa, uno stile dialettico, se vuoi. so che piace a pochi ma la cosa non mi interessa più di tanto; ho anche cercato di migliorare ma, come saprai benissimo, non c’è cosa più difficile che liberarsi dei propri difetti… su quello che dici riguardo al tema del post sono solo parzialmente d’accordo: che la chiesa versi in difficili condizioni economiche faccio fatica a crederlo, penso piuttosto a un imbarbarimento e a un degrado della sua sensibilità e del suo gusto artistico. e poi, a parte il discorso sulla scuola di disegno (non mi risulta che la chiesa abbia mai avuto in sé scuole di disegno), sulla questione del canto non ci sono ‘scuse’: il canto ha sempre fatto parte del corredo educativo dei sacerdoti, e fino a non molto tempo fa si incontravano ancora sacerdoti dalla bella voce rotonda e suadente, che conoscevano bene il repertorio gregoriano e avevano competenze musicali specifiche. anche di questi non ne esiste più nemmeno uno, o sono rimasti in pochissimi: sono diventati tutti dei seguaci di padre cionfoli… comunque, è sicuramente vero quello che dice gadilu: dal concilio vaticano secondo è cambiato il paradigma.
    detto questo, non facendo io parte della comunità cristiana non ho nemmeno il diritto di criticare cose interne alla chiesa. volevo semplicemente lamentare, da appassionato di musica, lo scarso e spesso scarsissimo livello della produzione artistica sacra degli ultimi decenni (ove per sacra si intenda un’arte, ripeto, al servizio della liturgia – dunque si deve escludere, per fare un es. il lux aeterna o il requiem di ligeti). tutto qui. grazie ancora per il contributo.

    PS ah, mi viene in mente un’altra cosa: perché la meravigliosa cappella di vance decorata da matisse è rimasto un caso pressoché isolato?

  18. leehooni said

    caro Lenzi,

    grazie dei riguardi con cui mi tratti, ma guarda che sono il Liuni (leehooni) e dunque mi puoi insultare più efficacemente..

    quel che mi interessava osservare è che la sostanziale incapacità della gerarchia ecclesiastica di stimolare un’indagine sul sacro nelle arti secondo me corre parallelamente al suo graduale ridimensionamento politico-economico, e che dunque si debba considerare la cosa a partire da prima del Concilio Vaticano II.

    e ti assicuro che un membro della comunità cristiana appassionato di musica soffre di questa infinita tristezza anche di più..

    un abbraccio.

  19. ah ah ah ah!!! stavo a vede’ chi era ‘sto leehooni… vieni, caàta!

  20. da said

    a Liuni

    se hai voglia di spiegare meglio, sono tutt’orecchi. penso che nel Concilio ci siano state concessioni a un certa immanenza, che non può non essere un adattamento ai modi e allo spirito del tempo. a difficoltà economiche , per pregiudizio, mi viene difficile credere. ma sono interessato alla tua opinione

  21. leehooni said

    @ da

    mah guarda alla fine non credo di poter risultare troppo illuminante, osservo solo alcuni fatti: nessun artista oggi può vedere nel dedicarsi al sacro una possibilità di carriera o di visibilità paragonabili a quelle, per fare un esempio, di un suo omologo nel Rinascimento.

    questo a mio parere non è solo il frutto di una degenerazione del gusto del clero o di un’indulgenza post-conciliare alla temporalità: fortunatamente, la Chiesa oggi non dichiara più guerre né designa monarchi, e parallelamente non costituisce più neanche un centro propulsore di produzione artistica.

    termino.. di certo non ce n’è traccia su youtube, ma si possono ancora godere dei rari momenti di ottima musica in una chiesa: per un fortunato caso ho modo di ascoltare spesso il coro delle suore del Sacre Coeur a Parigi insieme all’organo della basilica, e non credo sia solo per i loro aliti che riescono talvolta a indurmi una sorta di estasi.

  22. zapruder said

    Idea per un racconto (poi smetto, eh)
    [titolo provvisorio: A-Killer Bollito Vivo ]

    antefatto
    Il racconto inizia con un attentatore che lancia un ordigno esplosivo al Papa durante la messa; la bomba pero’ -letteralmente- attraversa il pontefice, trattandosi di un ologramma allestito per evitare gli ormai continui attentati, e manda in frantumi la video pala d’altare di Bill Viola. L’ agcia’ di turno muore battendo la testa su una panca mentre viene bloccato dal temibile servizio d’ordine (ex-papaboys in uniforme in cuoio stile guardia-svizzera-rivisitato) lasciandoci all’ oscuro del movente.

    Siamo nell’ anno 20.. in uno scenario da tardo impero: stato semi-dissolto, divario sociale, strapotere delle corporations, terrorismo dilagante, rigurgiti fondamentalisti, istericomunisti, fasciomentecatti (insomma, avete presente)
    Il concilio vaticano IV, nel tentativo di rinverdire i rimpianti fasti ‘borgia-style’, ha deciso di investire tutto il suo potere simbolico nell’ arte contemporanea: ultimo collante spettacolare capace di conciliare la macchina di potere dei tribunali zdanovisti, le arroganze stile Politi & co, con un dispositivo economico il cui fatturato e’ secondo solo a quello dell’ industria bellica. Insomma: Sua Santita’ -SS per gli amici- e’ diventato praticamente il piu’ potente, danaroso, spietato ed odiato critico-gallerista di quel che resta dell’ occidente.

    La Santa Sede -SS per i nemici- decide di indagare.
    Attravareso il Cardinale Marcissimus, losco faccendiere e braccio destro del papa, affida l’ incarico a R (dottorato al dams, ex insegnate precario, ex investigatore privato, ex ghost-writer…) che puo’ muoversi indisturbato non essendo il suo nome nei database.
    Segue una serie di intricate peripezie -che vi risparmio volentieri- in cui si susseguono omicidi e sparatorie (in numero variabile tra 2 e 5) e un tentativo di omicido a cui R scampa fortunosamente.

    Al termine delle sue ricerche in mezzo ad una variopinta fauna umana artistico delinquenziale, R riesce finalmente a mettersi in contatto con quella che gli indizi indicano come la mandante dell’ attentato: Lydia Gagosian.
    Ultima erede di una dinastia di mercanti d’arte, morfinomane, sadomasochista, L. vive in un segreto bunker dorato a Tokyo -da dove esercita ancora notevele influenza su diversi musei- assieme alla sua amante Kysaki Mykaka, bellissima origamista autistica di 17 anni diventata una delle massime artiste viventi grazie alla sua protezione.

    Mentre R sta interrogando Lydia fanno irruzione due samurai armati di uzi-matic che scatenano il fatidico casino bestiale. R riesce ad avere la meglio ma Lydia viene colpita a morte.
    Questa, in fin di vita, racconta a R che la mafia russa controlla il papa con lo scopo di veder salire vertiginosamente il prezzo delle opere da loro acquistate in precedenza al momento dell’ acquisizione di alcune di queste nella prestigiosa collezione Vaticana.
    L’attentato era stato una messa in scena della mafia moscovita per avviare delle indagini pilotate ed arrivare a lei. Infatti Lydia si era rifiutata di vendere a loro l’intera mostra di alcuni mesi prima (vomito di cirrotico in buste della coop) ed era in trattative direttamente con il Vaticano tramite Marcissimus che stava per acquistarle scavalcando i russi.
    Marcissimus ha tentato di far uccidere R da due sgerri -preti pedofili newyorkesi- quando a capito che stava per avvicinarsi troppo a Lydia, mentre i due samurai lavoravano in frachising per la cordata papomafiosa

    R capisce di essere stato usato e fa ritorno a Roma dove si mette in contatto con Marcissimus a cui consegna “un ultimo dono di Lydia”: un vecchio teschio in pongo di Hirst.

    Ormai al sicuro su un aereo di una compagnia orientale, R apprende dalla tv che un’ esplosione in Vaticano ha ucciso il papa, il card. Marcissimus e alcuni uomini d’affari russi che si trovavano in udienza. L’esplosivo, probabilmente, si trovava all’interno di un imprecisato manufatto in pongo…
    Accanto a lui Kysaki continua indisturbata a costruire usignoli di carta.
    Amen.

    [Inizialmente pensavo a qualcosa di piu’ natalizio tipo: BabboNatale alle prese con parassiti cerebrali delle renne, ma poi ho preferito seguire la scia ‘chiesastica’ di questo post…]

  23. marcolenzi said

    ah ah ah ah! zap, sono geniali queste tue cose! 🙂
    che ti devo di’… oltre che pubblicarle qui, cosa che mi fa massimamente piacere, spero tu le abbia raccolte e inviate anche a qualche editore; le vedrei benissimo nei tipi di castelvecchi, p. es.
    grazie!

  24. zapruder said

    http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/spinta-papa/1.html

    Se mi accusano di essere ‘l’ispiratore’ (ah, questo internet !) scappo in Francia a scrivere romanzi di fantascienza.
    Ci sara’ pure un ‘Chateauvielles’…

    Au revoir

  25. marcolenzi said

    🙂

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