Posture d’ascolto

8 gennaio 2010

L’amico Marco Zocchi mi ha mandato ieri via mail questa foto di qualche annetto fa della quale non avevo memoria e nella quale sembro assorto in una qualche lettura. “No, stavi ascoltando musica, me lo ricordo benissimo”, ha precisato l’amico Zocchi. Sono posture straordinariamente simili, quella della lettura e quella dell’ascolto. Ma mentre ci è facile immaginare posture per la lettura e più in generale per l’osservazione, ci è un po’ più difficile capire quale sia la postura ‘giusta’ per l’ascolto, nella quale lo sguardo deve necessariamente perdersi nel vuoto o addirittura annullarsi. Concentrarsi nell’ascolto sembrerebbe dunque significare ‘scendere in sé stessi’, come già suggeriva Boezio, circa millecinquecento anni fa, a proposito della cosiddetta musica humana.

Credo sia molto interessante porsi la questione di quello che succede durante l’ascolto, la questione del ‘cosa si ascolta quando si ascolta’. Com’è noto, Hanslick, nel suo fondamentale saggio sul bello musicale, aveva richiamato l’attenzione dei suoi lettori sul fatto che fino ad allora l’estetica musicale era stata considerata unicamente a parte subiecti. Era dunque necessario, secondo il grande musicologo boemo, abbandonare una simile prospettiva ermeneutica, interessata ad indagare soltanto i sentimenti suscitati dalla musica nell’ascoltatore, in vista e a favore di un tipo di ascolto per così dire ‘oggettivo’, tutto volto cioè a cogliere le caratteristiche strutturali e formali di un brano di musica, il cui contenuto non consisterebbe in nient’altro che nelle reciproche relazioni intervallari tra i suoni ed essendo quindi i sentimenti e le emozioni qualcosa di soggettivo, se non proprio di arbitrario, che vi aggiungiamo noi.

Hanslick naturalmente fece scuola e il suo saggio segnò l’atto di nascita della musicologia moderna, per la quale la musica non è più e non tanto qualcosa di cui si parla (e quindi qualcosa che va tradotto nella nostra lingua) ma qualcosa che parla da sé secondo un linguaggio autonomo e dotato di codici grammaticali propri. Questo approccio, che ha dato ovviamente meravigliosi frutti, ha dominato per più di un secolo e ha finito per occultare quasi del tutto quell’estetica del sentimento che oggi, come sembrano attestare segnali e proposte che provengono da più parti, si sente il bisogno di recuperare e riprendere in seria considerazione. E infatti, dopotutto, se c’è qualcosa di arbitrario nell’approccio ‘formalista’, è proprio questa netta separazione tra oggettività del linguaggio e soggettività dell’emozione da esso suscitata; è anzi in questo ‘suscitare’, nella natura misteriosa di questo incontro tra i suoni e la vita spirituale dell’ascoltatore, che va ricercata la verità dell’esperienza musicale. Riprendere in considerazione l’ascolto nelle sue varie modalità (dall’ascolto distratto praticato dai più a quello approfondito e concentrato che è capace di dischiudere universi emotivi di sconfinata bellezza) significa anche restituire finalmente la musica alla cultura, togliendole quell’aura di purezza che in fondo non le è mai appartenuta.

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7 Risposte to “Posture d’ascolto”

  1. da said

    bel post

  2. marcolenzi said

    grazie da.

    PS che faticaccia, eh, parlare di politica su un blog! (alludo ovviamente al post fluviale di gadilu su craxi… 😉 )

  3. gadilu said

    Davvero bellissimo post, caro Marco. Dove per giunta si dimostra (ma non era necessaria quest’ultima testimonianza) che il tuo “diario” online è una risorsa importantissima per te (costringendoti in un certo senso a mettere nero su bianco questi tuoi pensieri), ma soprattutto per noi, che ti leggiamo e ti vogliamo bene e vogliamo bene a quello che scrivi.

    Fra l’altro, sono appena reduce dall’inaugurazione di una bella mostra d’incisioni (ne parlerò prossimamente nel mio blog) e le tue riflessioni sulla “postura d’ascolto” mi potrebbero servire per analizzare la “postura di chi guarda”.

    Ma sì, parlare di politica è faticoso. Ma qualcuno lo deve pur fare, no? 😉

  4. marcolenzi said

    😉 ti voglio bene anch’io.

  5. da said

    più faticoso ancora che parlare di politica, mi pare piuttosto la dote della critica. la vacuità dei criteri è venuta fuori tutta.

  6. protociccius said

    Da parecchio tempo prediligo l’ascolto in cuffia: vivamente sconsigliato da otorini e neoromantici,è tuttavia l’ascolto che più mi dà l’illusione di attingere pienamente alla sorgente sonora e di cogliere tutte le sfumature di un brano musicale. Posso immaginare che ogni volta la mia postura mi faccia assumere involontariamente l’espressione un po’ ebete di chi è attraversato da un qualche deliquio orgasmico – o al contrario l’atteggiamento severo e pensoso (simile alla lettura, appunto) di chi è immerso nella contemplazione di un oggetto da decifrare. Raramente, comunque, riesco a rimanere immobile: spesso è tutto il corpo ad ascoltare…
    Sarei propenso a credere, dunque, sfidando l’ovvio, che non esista una postura ‘ideale’ per ascoltare musica.

    Rileggendo il tuo post, mi sono ricordato di un’affermazione di Feldman che mi aveva – tra le altre – particolarmente colpito quando l’ho letta la prima volta sul tuo libro (p.170): “(…) i quadri di Guston ti dicono immediatamente dove mettersi per guardarli.”. Parafrasando (e forse anche un po’ brutalizzando) la citazione feldmaniana, potremmo dire che ogni brano musicale ti dice come e dove metterti per ascoltarlo, forse in virtù delle sue peculiarità e di quegli “universi emotivi” che nell’atto di dischiudersi agitano l’ascoltatore.

  7. marcolenzi said

    sì, ma non credo sia così immediata la comprensione del dove e come mettersi per ascoltare un brano di musica. lo stesso feldman parlava di quella caratteristica dei quadri di guston come di una cosa appunto piuttosto rara. quando si ascolta musica con attenzione in genere si tende a piegare leggermente la testa verso il basso e ad appoggiarla sulle mani, oppure ci si sdraia. l’ascolto in cuffia l’ho frequentato per un bel po’ anch’io, ma secondo la mia esperienza funzione solo per alcuni generi musicali (p. es. non funziona con la musica classica).

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