Giancarlo Cardini, una scintilla di luce

16 gennaio 2010

Storica performance di Giancarlo Cardini, uno dei protagonisti dell’avanguardia musicale italiana (e non solo) degli ultimi quarant’anni, davanti alle 65.000 persone del memorabile concerto per Demetrio Stratos (Arena Civica di Milano, 14 giugno 1979). Qui il grandissimo pianista e compositore fiorentino si cimenta in uno dei classici della ‘metamusica’ dell’epoca: il Cardini (1973), solfeggio parlante per voce sola di Paolo Castaldi. Presentatosi in smoking e papillon in un contesto ad assoluta maggioranza pop-rock (si esibirono, tra gli altri, Area, PFM, Banco, Finardi, Guccini, Vecchioni e Venditti), Cardini, con assoluta compostezza ed abnegazione, sfida eroicamente e infine doma un oceano di freaks in ciabatte.

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23 Risposte to “Giancarlo Cardini, una scintilla di luce”

  1. protociccius said

    IMPAGABILE!!!
    L’avevo cercato invano su youtube (e adesso posso comodamente rubartelo senza nemmeno ricorrere allo scasso – in tutte le possibili accezioni). Grazie di questa perla.

  2. np said

    Eroico.
    Il passaggio tra 2.28 e 2.30, quando passa dietro uno con barba, berretto e pantaloncini corti arancioni, è il mio preferito.

  3. marcolenzi said

    ah ah ah ah!!! non ci avevo fatto caso.

    @ proto
    sì, l’ho messo io su youtube, ieri. 😉

  4. da said

    ‘un c’era nulla da domà: dopo gli Skiantos si erano tagliati tutti le vene

  5. marcolenzi said

    eh eh eh, già, gli skiantos: “hey, pupa, per te saranno guai!”. ‘cretini con lampi di imbecillità’, secondo un’espressione rubata a carmelo bene.
    (scherzo, eh, erano simpatici gli skiantos…)

  6. gadilu said

    Confesso che espressioni artistiche come quella presentata dal video mi lasciano completamente indifferente e mi annoiano molto. Per fare un paragone letterario, provocano su di me lo stesso effetto di questi versi di Sanguineti: “il tenero mattino conduce la mastite a visitare il triste cervelletto / sensibile al vento per incantamento est duplex intellectus” (cito a caso dall’antologia “I novissimi”). Sono cose che non mi riguardano in nessun modo e sono convinto che non valga la pena stare lì a sforzarmi di farmele piacere.

  7. marcolenzi said

    chiaro come il sole.

    (a me invece, come sai, queste cose ‘estreme’ – dadaismo, poesia surrealista, conceptual art, etc. – in genere piacciono molto. se poi sono interpretate da cardini il piacere si trasforma in estasi 😉 )

  8. marcolenzi said

    @ gadilu
    carissimo, mi viene ora in mente che ci fu su cardini una polemica, tra me da una parte e te e simone lenzi (che ricordo mi scrisse una lunga lettera) dall’altra, nel lontano 1992, quando organizzavo nella nostra città i concerti di ‘musica obliqua’. cardini venne a livorno all’oberon club a suonare in concerto alcune sue composizioni per pianoforte e il pomeriggio organizzammo presso la libreria fiorenza la presentazione del suo libro ‘bolle di sapone’, pubblicato poco tempo prima e contenente le sue ‘epifanie’ sul contemplativo quotidiano. l’incomprensione, se non rammento male, fu innescata da una tua domanda – forse un po’ provocatoria 😉 – nella quale chiedevi a cardini cosa ne pensasse dell’eccessiva preminenza dei cosiddetti ‘programmi estetici’ sulle opere concrete di molti artisti cosiddetti ‘d’avanguardia’ del novecento (ricordo che avevi appena letto il saggio di vattimo ‘poesia e ontologia’, nel quale viene tematizzato appunto questo argomento). non ricordo quale fu la risposta, ma io mi inserii nel discorso e invece di chiarirlo contribuii a ingarbugliarlo di più (allora più di adesso 😉 avevo la pessima abitudine di anteporre il mio entusiasmo all’analisi ‘rigorosa e disincantata dei fatti’). mi dispiacque però che poi non venisti la sera al concerto, perché, vedi, la cosa buffa è che sono convinto, anzi sono ASSOLUTAMENTE CERTO, che la MUSICA di cardini, a dispetto di queste sue performance estreme per le quali è più noto al pubblico, ti piacerebbe MOLTISSIMO.
    ti farò presto un cd e mi farai sapere.

  9. gadilu said

    Davvero? Non ricordo nulla di quell’episodio. E a dir la verità non ricordo neppure nulla del saggio di Vattimo (ma lo vedo lassù, su uno scaffale della mia libreria, dunque qualcosa di vero in quello che racconti ci deve essere). Forse la chiave sta in quel termine: estreme. Penso di essere tutto sommato un conservatore, in arte. O meglio, intendo i fenomeni culturali più legati alla nozione di “vincolo” (che presuppone una fedeltà tradita ma ancora presente) che a quella di “ostacolo” (semplicemente da superare). A sedici anni scrissi un testo che s’intitolava “Per la rifondazione dei termini del linguaggio” (in seguito scoprii che Cocteau c’aveva già pensato, in qualche modo, con il suo “Rappel all’ordre”). Così come in filosofia (ecco che forse mi ricordo qualcosa di Vattimo) ho sempre preferito parlare di Verwindung della metafisica che di Überwindung.

  10. marcolenzi said

    non ho capito però se ti farebbe piacere avere questo cd o no.

  11. gadilu said

    Ma certo. Considera però che ormai il mio “luogo” di ascolto prevalente è diventato la macchina…

  12. protociccius said

    Curiosità: un frammento di Cardini è stato utilizzato da Battiato nel suo pezzo-collage Goutez et comparez nel 1975.

    Di Paolo Castaldi – negli ultimi anni noto soprattutto per i suoi due saggi Adelphi – esiste soltanto in commercio l’esecuzione di Finale (1971-1973) per pianoforte. Sono riuscito a procurarmelo tempo fa, sia pure con qualche inevitabile tribolazione: il pianista – manco a dirlo – è proprio Giancarlo Cardini.

    A proposito di cose “estreme”, credo che lui abbia sempre rifiutato l’etichetta di neo-dada per la sua musica…

  13. marcolenzi said

    @ zap
    interessante, molto, questa lodevole iniziativa bolognese. mi piacerebbe anche a me esserci. vedrò di fare il possibile. grazie per la segnalazione, caro.

    @ proto
    castaldi è una figura molto interessante, unica nel nostro panorama musicale, oggi quasi completamente (e ingiustamente) dimenticato come compositore (dici bene: è più noto per i suoi libri su stravinskij, bach e debussy che per le sue geniali composizioni, da ‘scale’ a ‘finale’, appunto, alla celebre parodia beethoveniana di ‘elisa’). era invece molto noto, ammirato ed eseguito negli anni settanta. lo conobbi personalmente a fivizzano una dozzina d’anni fa durante uno dei festival ‘comunicare fa male’; cenammo insieme e fu divertentissimo. è vero, non amava l’appellativo di neodadaismo per qualificare la sua musica, si sentiva più un postmoderno e odiava allegramente tutta l’avanguardia. ha fatto dei collage, dei pastiches geniali in cui veniva sistematicamente usata la citazione. una figura davvero unica e irripetibile.

  14. Tiziano said

    Delle cosiddette “cose estreme”, che anche a me di solito piacciono, temo soprattutto il fantasma dell’in-autenticità. Devo dire che nel dadaismo e nel surrealismo molto spesso se ne avverte la presenza.

    Detto questo, la performance di Cardini mi è piaciuta. Musicalmente parlando mi sono incantato ad ascoltare e riascoltare il ‘coro’ del pubblico con le sue oscillazioni umorali.

  15. Tiziano said

    @ Zap e Marco

    Elaaa! A vedere l’omaggio a Stratos insieme? Altra roba eh! 😉

  16. marcolenzi said

    ma cosa sarebbero, poi, queste cose ‘estreme’? ho usato questo termine impropriamente, lasciandomi trascinare dall’abitudine. in arte non esistono cose estreme, esistono cose belle e cose brutte. prosit. 😉

  17. protociccius said

    Certo, è verissimo quello che dici, Marco. Ma da un po’ di tempo a questa parte ci sono in giro (e non soltanto nel settore della produzione musicale) sempre più cose né belle né brutte. Le avanguardie sono ormai patrimonio storico e repertoriale, appunto, e il fantasma dell’omologazione si aggira anche nei concerti di musica contemporanea: si sentono sempre meno reazioni sorprese, indignate, scandalizzate da parte del pubblico – un pubblico ormai quasi completamente ‘specializzato’. La musica cosiddetta contemporanea è diventata nient’altro che uno ‘stile’. Più di una volta mi è capitato, dopo aver ascoltato un brano scritto dopo gli anni ’90, di pensare: questa potrebbe essere musica di chiunque…
    Il recupero memoriale della performance di Cardini può far riflettere anche su questo aspetto: la musica, ‘certa’ musica, può ancora avere il potere di provocare, indignare, scandalizzare?

  18. marcolenzi said

    no, infatti, come giustamente osservi è già da un bel pezzo che la musica e l’arte in genere non hanno più il potere di provocare, indignare o scandalizzare. purtroppo, a mio parere, non soltanto perché ‘è già stato detto tutto’, ma perché è sempre più difficile distinguere – nel senso del ‘lasciar risuonare in uno spazio non troppo angusto’ – una voce originale e autentica in questa melassa opaca che ci avvolge da una trentina d’anni. siamo frastornati, disorientati ma soprattutto STANCHI. come ho scritto altrove, le voci un po’ più fresche (si fa per dire) vengono da certo pop (leggi, per me: bjork, radiohead, tricky, beck, daftpunk, aphex twin, autechre, fermandomi agli anni novanta…). quindi più che di un contesto omologato per mancanza di idee nuove si tratta, mi sembra, di un contesto indistinto per saturazione. piuttosto che di cose belle o brutte è più facile parlare di artisti più o meno ‘bravi’, insomma. e sforzandoci di osservare le cose dall’alto, guardando alla storia intera, mi sembra si possa parlare di una fase manierista, di transizione per questa che stiamo vivendo. una fase di riflusso e di riciclaggio. chissà se ce la faremo a vederne la fine e assistere a una rinascita di idee nuove e di nuove e rinvigorite energie.

  19. Tiziano said

    Dibattito molto interessante.

    Credo debba essere sottolineato che viviamo un tempo di eccessiva densità di prodotti musicali (ovviamente non solo musicali).
    Inoltre l’esistenza del diritto d’autore – e perciò dell’assurda possibilità di ottenere un guadagno dal possesso di una sedimentazione del pensiero – rende inautentico il gesto compositivo. Sarò anche un po’ radicale ma da questa situazione se ne esce soltanto con il rifiuto di qualsiasi forma di professionismo compositivo e anche del prestigio accademico e di quello popolare o di nicchia. Auspico perciò, più di altre cose, la vittoria di qualsiasi forma di pirateria sul diritto d’autore.

  20. marcolenzi said

    eh, caro tiziano, la questione del diritto d’autore, soprattuto quella legata alle LEGGI che lo regolano, meriterebbe un post a sé. quasi quasi… 😉
    (sono comunque TENDENZIALMENTE d’accordo con te, nonostante ovviamente sia stato per dieci anni iscritto alla siae e da sette sia passato alla sacem – la siae francese).

  21. “fa i complimenti al tuo amico, la versione di Opel è da brividi.
    poi guarda, chi nell’ambiente accademico, così chiuso in se stesso, ha il coraggio di affrontare la vera musica popolare del xx secolo va un plauso incondizionato e dimostra coraggio che purtroppo la maggior parte dei maestri di musica non ha, preferendo rifugiarsi nelle sicurezze mozartiane o chopiniane.”

    (Harmonica del blog “Call of the west” dopo che gli ho fatto ascoltare i video del tuo tributo a Syd Barrett alla Goldonetta)

    Fedelmente quindi riporto

  22. marcolenzi said

    be’, che dire, ne sono onorato. grazie sassicaia, davvero una graditissima sorpresa. baci e abbracci

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