Luigi Nono: ‘Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz’

26 gennaio 2010

 

Altro capolavoro, altra icona del Novecento. Massima espressione, priva di una qualsiasi traccia di retorica, di quel dolore indicibile, muto e rappreso.
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6 Risposte to “Luigi Nono: ‘Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz’”

  1. Fabrizio said

    Ciao Marco. I lavori elettroacustici di Nono sono bellissimi, anche se le sue velleità politico-militanti mi hanno sempre irritato. Insieme ai lavori di Berio e a quelli (sottovalutatissimi) di Maderna sono tra i pochi classici del genere che, ancora oggi, suonino assolutamente moderni.

  2. marcolenzi said

    ciao fabrizio! sono d’accordissimo sui tuoi giudizi, a parte le ‘velleità’ politiche di nono (è di fatto stato un protagonista nella storia del pci ed ha influenzato la linea culturale del partito in campo musicale, portandovi dentro non il ‘realismo socialista’ zdanoviano ma le più attuali correnti internazionali, dalla musica seriale a quella elettronica – non mi sembra poco…). comunque, il delicatissimo rapporto tra musica e politica richiederebbe non un post ma un libro a sé. mi hai dato però uno spunto per i prossimi post, grazie.
    la tua presenza qui è sempre un piacere per me. un caro saluto

  3. Fabrizio said

    Certamente la militanza ostentatissima di Nono deve’essere contestualizzata con il periodo storico, e Nono, tra i tanti che hanno usato la politica come un cavallo di Troia per far breccia nell’interesse del pubblico, è uno dei pochi in buona fede. Ma non credo che l’ottusa e opportunistica linea culturale di un partito qualunque possa essere influenzata più di tanto: in fondo gli eredi di quello stesso pci sono quelli che oggi si estasiano davanti a un Jovanotti e, nel migliore dei casi, non vanno oltre un De Andrè.

    Sei una delle pochissime persone che artisticamente danno prestigio a questa città. Ciao!

  4. marcolenzi said

    caro fabrizio, grazie del complimento! sono d’accordissimo sugli ‘eredi’, ma ribadisco la necessità di approfondire la questione dei rapporti tra musica e politica, che è molto delicata (e importante).

  5. diceeeeeeeeeeeeee Fabrizio:

    “in fondo gli eredi di quello stesso pci sono quelli che oggi si estasiano davanti a un Jovanotti e, nel migliore dei casi, non vanno oltre un De Andrè.”

    Tante volte uno volesse capire perché a sinistra sono messi come sono.
    Poi magari per tappare la bùa mi si dice: “ma no, c’è la bandabardò, i modena city ramblers……”
    Ecco, allora è proprio lì che si rischia un’overdose di storcidi’ollo.

  6. marcolenzi said

    😀

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