Accettando il metodo Bene

11 febbraio 2010

Più di una volta mi è stato chiesto di dar ragione del titolo di questo blog, che effettivamente può destare qualche perplessità, soprattutto rispetto alla presunta volontà, che sembrerebbe in esso implicita, di sottrarsi anche alla più elementare disciplina musicale. Ebbene, intendo qui svelare l’arcano. L’espressione non è mia ma di Carmelo Bene ed è stata tolta da un paragrafo del suo libro autobiografico Sono apparso alla madonna, che ne rivela perfettamente il senso e che qui sotto riporto per intero:

Si equivocò molto anche sulla mia parentesi letteraria di quegli anni. Si trattava in realtà di un mio approfondimento della musicalità in forma di scrittura. Frutto più che altro del sentir musica, mai cercando lo specifico musicistico, rifiutando il metodo Bona*, e quindi qualunque accesso in nome delle crome, semicrome, ecc. Completamente fuori dal pentagramma. Alla Di Stefano, che io ho sempre considerato la più bella voce mai sentita, e che ho conosciuto poi due anni fa. Quando ci siamo conosciuti a Milano fu l’occasione di un vero festeggiamento reciproco. Siamo tuttora amicissimi e lui spesso si diverte a dire: “Io sono il Carmelo Bene della musica. Ah la musica, che schifo! Io non so leggere la musica e non voglio leggerla”. Parole di chi, appena ventiduenne, fu definito da Toscanini “la più bella voce d’ogni tempo”. “Tutti gli altri son tenori” – dice lui. Quel che io vo dicendo da sempre: “Tutti gli altri sono attori”. Allora, non si trattava tanto della ricerca da parte mia di una metodologia interdisciplinare, ma, nella mia prassi letteraria, di una musicalità anche nella scrittura. Covava l’esigenza antiumanistica per eccellenza. Covava signora, “domina”, l’indisciplina.

(C. Bene, Sono apparso alla madonna, Milano, Mondadori, 1984, p. 26)

* grassetto mio.

Annunci

12 Risposte to “Accettando il metodo Bene”

  1. protociccius said

    Avevo in qualche modo il sospetto che si trattasse di una citazione… La scelta di quel gerundio non mi tornava del tutto: perché non usare – mi sono chiesto – la vecchia cara formula ‘contro’ (il metodo Bona)? Adesso finalmente lo so. Applicando il metodo Bene 😉

  2. marcolenzi said

    grazie, proto. mi hai dato uno spunto per modificare (e migliorare) il titolo del post. un abbraccio

  3. lucio giudiceandrea said

    cavolo, marco: rifiuti il metodo Bona, ma in realtà mi sembra che tu ne capisca davvero tanto di crome, semicrome, quinte, ottave ecc. come ci sei arrivato? col solo orecchio o anche con lo studio?
    per me resta valida questa massima:
    l’arte (la musica, la scienza, lo sport, la scrittura, la falegnameria, …) è poca ispirazione e molta traspirazione.
    a presto

  4. lucio giudiceandrea said

    un’altra domanda, marco. dal tuo “chi sono” capisco che non ti garbano al bano e allevi. del secondo non dico. del primo invece ricordo una lode che gli dedicò, in diretta tv, lucio dalla duettando con lui. è vero che al bano ha una gran voce?

  5. marcolenzi said

    caro lucio,
    il problema legato al bona non sta nelle crome o nelle semicrome: è una questione di metodo d’insegnamento, dell’uso che se ne fa e del significato che generalmente gli si attribuisce. certo che non sono arrivato a ‘capire’ di musica solo grazie all’orecchio, ma credimi ho dovuto più volte liberarmi di gran parte di ciò che mi era stato insegnato per ricominciare altrettante volte tutto daccapo seguendo strade completamente diverse, ed è stata una bella fatica (e una bella rabbia anche, quando mi sono accorto – per fortuna non troppo tardi – che quello che avevo imparato, COSI’ COME LO AVEVO IMPARATO, non mi sarebbe servito assolutamente a nulla). al solito, qui non c’è spazio per un approfondimento adeguato, ma tanto per cominciare c’è da dire che il solfeggio PARLATO è una follia tutta italiana (una delle tante, come sai…). è una disciplina completamente priva di senso. come posso fartelo capire? vediamo: ecco, immagina di prendere un bimbetto di otto-nove anni, di metterlo al tavolino e di fargli leggere su un libro una sfilza di sequenze numeriche che per lui restano lettera morta… come se uno passasse tre anni almeno della sua vita (nella fase in genere PIU’ BELLA della vita) a fare esercizi di questo tipo: “sette per due = quattordici, meno due = dodici, più sei = diciotto, diviso nove = due”, ecc. ecc. senza capire assolutamente nulla del SENSO di quello che sta facendo. ecco, questo è il solfeggio parlato.
    quello cantato invece è un po’ meglio, se non altro perché il canto è già qualcosa di più legato alla musica: ma, anche qui, alla fine, non si tratta di altro che di un apprendimento puramente mnemonico, che ti insegna a collegare un suono a un segno (il bimbo vede il fa diesis sul pentagramma e intona con la voce un fa diesis), tanto è vero che chi è dotato di orecchio assoluto, p. es., può farne tranquillamente a meno. stesso discorso per il dettato melodico (l’insegnante suona delle note al pianoforte e gli studenti devono indovinare di quali note si tratta e quali siano i loro reciproci rapporti di durata) che è l’inverso del solfeggio cantato. non si parli poi della cosiddetta teoria musicale: un contesto di nozioni totalmente astratte (“la tonalità è l’organizzazione della musica attorno a una determinata nota” – o cosa vuol dire mai una simile espressione? che se metto delle note intorno a un si allora sono in tonalità di si?! – ma come faccio a mettergliele ‘intorno’, se quello di ‘intorno’ è un concetto spaziale mentre la musica è un fenomeno temporale? boh…), nozioni che si imparano a memoria senza capire la loro effettiva funzione etc etc.
    insomma, per farla breve: è come voler insegnare a un bambino a leggere prima ancora che sappia parlare. e infatti i bambini quando imparano a leggere fanno fatica, ma perlomeno è una fatica ricompensata (“leggi, caro”. “m-a-m-m-a… ‘mamma’, c’è scritto ‘mamma’!!!” dice il bimbo, tutto contento – e ci credo che sia contento, alla parola ha associato il volto della sua dolce mammina!!!).
    tutto ciò ovviamente non è che non abbia una ragione, una ragione ce l’ha, e questa ragione consiste semplicemente nel fatto che gli studi musicali sono stati pensati non per formare l”uomo musicale’, ma unicamente per formare strumentisti – cioè operai – che poi possano lavorare in un’orchestra al servizio di un determinato ente lirico o concertistico. si lascia così al caso, alla natura, il compito di produrre compositori, musicisti dotati di talento musicale dalla nascita, mentre ci si occupa solo di insegnare a tutti gli altri a suonare uno strumento musicale (che non vuol dire assolutamente insegnare a capire la musica). ecco perché i conservatòri (con l’accento grave) non sono altro che scuole di avviamento professionale (quando va bene, perché sono decenni ormai che sfornano disoccupati, ma questo è un altro discorso).
    ecco: questo è quello che per me (ma credo anche per molti altri musicisti) ha rappresentato il bona – un’inutile tortura. ciò, ripeto, non significa che lo studio e la disciplina siano inutili, anzi! ma studiare significa dare un nome a ciò che si conosce già, non imparare un concetto del quale dovremmo poi metterci a cercare il significato reale. prima SI FA (si sperimenta, si improvvisa, si ascolta, si impara, si memorizza, si conosce ATTRAVERSO I SENSI) poi SI STUDIA: è il contrario di quasi tutto ciò che ci è stato insegnato.

    PS no, al bano non ha una gran voce. essere intonati non vuol dire avere una gran voce. non so a cosa si riferisse lucio dalla quando, a quanto mi dici, ne parlò bene.

  6. lucio giudiceandrea said

    molte grazie per la tua risposta, marco. sembra ragionevole anche a me quanto dici: prima si fa, poi si studia. anche le lingue si imparano “facendo”, cioé “parlandole”…

    quanto ad al bano: ricordo che dalla duettò con lui, in una specie di gara a chi arriva più alto. ci arrivò al bano e dalla gli riconobbe il merito. può darsi però che la loro fosse una messa in scena. immagino che i cantanti sappiano benissimo chi fra loro arriva dove. o no?

  7. Paolo said

    [umberto ma dove vivi?! ma guardati intorno, ma vai a un rave e fatti un trip, la musica oggi è lì! vieni a livorno il 17 luglio a sentire i kraftwerk e aphex twin invece di quel mocio vileda di allevi! e salutami le duemilaquattrocentonovantanove saponette che erano con te a milano a sentire il frescone. ciao, tante buone cose]

    Dopo aver letto questo dovevo venire qui a stringere virtualmente la mano che ha scritto “mocio vileda” e mi ha fatto piegare in due dal ridere!

    Prima di rientrare in discorsi seri faccio i miei umili complimenti(li accetti da un pisano? 😀 ).

    Oltre ai complimenti, GRAZIE!

    Grazie perché finalmente ho la conferma che non ero sbagliato io quando dopo anni di pianoforte dietro alla musica classica sono arrivato quasi ad odiarla per colpa di questo approccio. Ho abbandonato poco prima di sostenere l’esame del quinto anno, dopo mesi di silenzio sofferto ho abbracciato il jazz che era la mia unica certezza di “libertà” e possibilità di non abbandonare la musica. Adesso quando voglio mi immergo di nuovo nella classica prenendo cose già fatte o nuove che fa sempre bene, ma senza tante menate, tanto le ossa me le sono fatte e tutto il percorso passato me lo porto a supporto del nuovo.

    Quindi, a parte questa presentazione stile “alcolisti anonimi”, volevo solo segnalarmi come sostenitore e futuro lettore di questo blog. A presto!

  8. marcolenzi said

    ah ah ah ah! umberto… ah ah ah, me lo ero dimenticato. 🙂
    grazie paolo, il tuo commento mi ha fatto molto piacere. aspettando di leggerti di nuovo, mando un caloroso abbraccio al fratello pisano (è così, no? ci odiamo ma… guai a chi ci tocca, eh eh eh!!!).

  9. gadilu said

    Fratello pisano???

    Oh, domani vengo a Livorno. Mi sembra sia arrivato il momento di dirti due paroline ghigna a ghigna.

    🙂

  10. marcolenzi said

    😀
    ti aspetto in gloria, caro.

  11. mx said

    anche il metodo bonham non è male 🙂

  12. marcolenzi said

    vero: sicuramente meglio del bona.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: