Abstract cinema

14 febbraio 2010

Un interessante trait d’union tra la pittura e la musica è costituito dal cinema astratto, una forma non rappresentativa di cinema d’animazione che sorse e si sviluppò nei primi anni Venti del Novecento sull’onda dell’affermazione della pittura astratta. Esso può anzi essere considerato come una delle sue conseguenze, dato che la maggior parte degli artisti che realizzarono film astratti erano pittori o ebbero comunque contatti strettissimi con i movimenti più influenti dell’astrattismo pittorico.

Tacendo dei primissimi esperimenti di cinema astratto – condotti durante gli anni Dieci in Italia dai fratelli Corradini e in Francia dal pittore Léopold Survage (1879-1968), di cui rimangono pochissime testimonianze e quasi esclusivamente letterarie – i primi esempi significativi di questa nuova forma d’arte sono opera dei pittori astratti Viking Eggeling (1880-1925) e Hans Richter (1888-1976) e del cineasta Walter Ruttmann (1887-1941). L’idea fondamentale di costoro era quella di dare movimento alla pittura astratta, assecondando una tendenza dinamica già implicita in molte delle sue incarnazioni. Per disciplinare questi movimenti attraverso una logica che ne garantisse la consequenzialità e la coerenza formale, essi presero a modello il linguaggio musicale. Eggeling in particolare, che con la sua Diagonal Symphonie, realizzata tra il 1921 e il 1924, offrì al cinema astratto il suo primo capolavoro, elaborò un vero e proprio ‘contrappunto visivo’ che fu posto alla base della logica di successione delle forme che appaiono e scompaiono intorno agli assi diagonali del campo visivo; egli infatti trattò queste forme alla stregua di un soggetto che subisce le varie trasposizioni, aumentazioni, diminuzioni, inversioni speculari e retrogradazioni – tutti quei processi di trasformazione, insomma, caratteristici della tecnica contrappuntistica.

Richter e Ruttmann risultano, rispetto all’artista svedese, meno rigorosi e più intuitivi nella scelta dei ritmi visivi. Il primo dei due, che con Eggeling aveva condiviso l’esperienza dadaista zurighese prima di approdare al cinema, rivolse la sua attenzione all’astrattismo geometrico e in particolare all’esempio suprematista – collaborerà infatti con Malevič nel 1927 in vista della realizzazione di un film, che però non vide mai la luce e di cui rimangono soltanto degli schizzi nel lascito letterario del pittore russo; nei tre film che realizzò tra il 1921 e il 1925 (Rhytmus 21, Rythmus 23 e Rythmus 25) egli dà vita a un libero gioco di forme geometriche (limitate a quadrati e rettangoli di vario spessore) che si compenetrano, separano e scompongono al ritmo incalzante di luci e ombre. Ruttmann fu il più lirico dei tre e indubbiamente il più dotato dal punto di vista strettamente cinematografico (divenne uno dei registi tedeschi più interessanti della sua generazione, autore tra gli altri del capolavoro Berlin: Symphonie einer Großstadt del 1927); al cinema astratto dedicò quattro cortometraggi – realizzati tra il 1921 e il 1925, tutti intitolati Opus e contrassegnati da un numero progressivo – che ricordano il cosmo proteiforme di Kandinsky e rivelano una grande abilità nella tecnica di animazione. Essi furono anche i primi film di questo genere a venir proiettati in una sala pubblica.

Allievo di Ruttmann fu Oskar Fischinger (1900-1967) il quale – a differenza del maestro e di Richter, per i quali l’astrazione rappresentò un’esperienza episodica nella loro carriera – dedicò al cinema astratto tutta la sua vita e si adoperò per la sua promozione prima in Europa e poi negli Stati Uniti, tanto da divenire in breve tempo il più noto animatore di forme astratte e un punto di riferimento obbligato per tutti coloro che si dedicarono successivamente a questa forma d’arte. Nella lunga serie dei suoi Studi – dodici tra il 1929 e il 1932 – egli mise a punto una complessa tecnica d’animazione e una grammatica visiva che, più che modellarsi su quella musicale, ne fu l’immagine diretta. Questi lavori non si limitano infatti a prendere spunto da alcuni aspetti della tecnica compositiva di un Mozart, un Brahms o un Dukas, ma sono vere e proprie rappresentazioni visive delle loro opere. In questo senso l’opera di Fischinger, pur nella grande ricchezza di soluzioni ritmiche e formali, rivela una certa debolezza di impostazione per l’eccessiva sudditanza rispetto al testo musicale.

Pur restando ai margini della cinematografia ufficiale, il cinema astratto ebbe notevoli sviluppi dagli anni Quaranta agli anni Settanta che arricchirono la sua storia di nuove conquiste espressive, dai film di Len Lye (1901-1980) a quelli di Norman McLaren (1914-1987); il suo contributo più importante è stato nel tentativo di superare le specificità tecniche e linguistiche della musica e della pittura per sintetizzarle in una nuova percezione sinestetica più unitaria e profonda, che ha finito per assumere un valore paradigmatico per molta arte cinematografica moderna.

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10 Risposte to “Abstract cinema”

  1. Tiziano said

    Posso aggiungere questo capolavoro di Norman McLaren?

  2. protociccius said

    Un post davvero interessante: non conoscevo questo gioiello. Ma se proprio non riusciamo a guardare questo video con le casse del pc spente, che ne diresti di cambiare colonna sonora al film? 🙂

  3. protociccius said

    P.S.

  4. protociccius said

    (…al mio commento seguiva il video ‘Viking Eggeling, Olga Neuwirth: Symphonie Diagonale’. Non so per quale strana ragione, ma non riesco a pubblicarlo qui.

  5. protociccius said

    Ah ecco… (scusami per il casino, Marco)

  6. marcolenzi said

    sì, effettivamente la musica della neuwirth è cento volte meglio di quella che fa da sottofondo al video postato da me. però sarebbe meglio sforzarci di tenere le casse spente… 😉

  7. marcolenzi said

    niente, figurati… non so perché ma il tuo video era finito nello spam e ho dovuto ripescarlo da lì. un abbraccio e grazie a te.

  8. zapruder said

    Consiglio la visione di questo:
    (in partic. 2a parte -e’ sulla pag YT- )

    e’ considerato un ‘incunabolo’ della videoart
    (per me un po’ retorico…)

  9. marcolenzi said

    sì, grazie zap. mclaren ha avuto alti e bassi: alcune sue cose sono un po’ didascaliche, altre (come il bel video che ha postato tiziano) sono originali e stimolanti. fra l’altro, proprio tiziano recentemente mi diceva che in canada gode di un’altissima reputazione, ai limiti dell’idolatria.
    ma quello che volevo dire con questo mio post, è che sarebbe UTILISSIMO per i musicisti farsi una cultura sul cinema astratto. prima era roba di difficile reperibilità, ma ora su youtube si trova tutto. un altro mattoncino fuori del bona. 🙂

  10. Tiziano said

    Confermo: in Canada la National Film Board Commission è considerata un’istituzione culturale ‘sacra’ ed è inserita nel progetto “Canadian Heritage”, che intende raccogliere promuovere e produrre il patrimonio culturale della nazione; riceve fondi statali ingentissimi e ha sede un un edificio intitolato a Norman McLaren, il “Norman McLaren Building”, che si trova a Montréal nel “Norman McLaren District” (un intero quartiere a lui dedicato!). La National Film Board of Canada è autrice tra l’altro dei documentari cult degli anni Settanta a cui si sono ispirati i Boards of Canada, scozzesi come McLaren.

    Sono perfettamente d’accordo con Marco sull’importanza del cinema astratto per il musicista. Sottoscrivo.

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