Musicoterapia

13 aprile 2010

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11 Risposte to “Musicoterapia”

  1. Lopo said

    Capolavoro.

    Non ci renderemo mai conto davvero del lascito estetico del socialismo reale.

  2. marcolenzi said

    ah ah ah ah!!! già, davvero… specialmente della musica leggera sappiamo poco o niente. comunque, se questo video dovesse offrircene una qualche idea bisognerebbe approfondire seriamente, no? un abbraccio

  3. Mago Afono said

    Sembra uno di quei pupazzi che i ventriloqui si tengono sulle ginocchia.

  4. gadilu said

    Molto bravo.

  5. Tiziano said

    Ma della scenografia cachi con quell’incredibile e ovviamente meraviglioso separé nessuno dice nulla?

  6. Paolo said

    Qualcuno ha detto Jožin?

    So che non ha la stessa caratura dell’inquietante uomo di plastica del trololol, ma anche la canzone del mostro della palude ha il suo perché.

  7. marcolenzi said

    @ paolo
    grazie per il link, molto carina la canzone ceca, non la conoscevo.

    @ tiziano
    impossibile non notarlo, per quanto trololo ci assorba tutta l’attenzione; ma credo che lopo, parlando di lascito estetico, non alludesse solo alla musica.

  8. gadilu said

    Ho studiato il caso. Che cos’è che ci inquieta di più, qui? Innanzitutto la fissità del sorriso. Il vocalizzo (puro significante, e anche su questo dovremmo dilungarci) è emesso da una bocca raggelata dal sorriso. Fateci caso. Lo sforzo, chiaramente percepibile, è massimo. È questo che ci fa in un certo senso rabbrividire. L’espressione di ebete felicità non muta mai, anche se gli occhi sbarrati del poverino ci lasciano chiaramente intendere a quale prezzo ciò stia accadendo. Forse – azzardo – dietro questa performance va letta una terribile critica al sistema sovietico. Una critica ottenuta per imitazione caricaturale (il sorriso forzato come esibizione di una felicità programmata). Si esce esausti, da una visione del genere. Eppure non se ne può fare a meno. Siamo respinti e affascinati al contempo. Ipnotico e perverso, il trololo, come direbbe Borges, disarticola tutte le nostre consuetudini del pensiero e allude a una assenza di pensiero che potrebbe abbattersi su di noi. In ogni istante.

  9. marcolenzi said

    🙂
    molto spinta questa analisi, gabriele! l’inquietudine, però, io riesco a coglierla solo nell’effettivo (e innegabile) stridore tra l’apparente disincanto del desso canterino e il contesto politico che tutti abbiamo sempre pensato come poco incline al sorriso. eppure… che non si celi un vero mistero dietro tutto ciò, che non colga esso cioè un aspetto assolutamente ineffabile e irriducibile della vita culturale ‘mondana’ dell’urss? chi potrebbe risponderci, se non qualcuno che queste cose le abbia effettivamente vissute? in ogni caso associare l’immagine di ‘trololo’ (e quella ancor più sconvolgente dell’allestimento scenografico) al ghigno perverso di breznev non è certo cosa facile. non riesco però, nonostante tutti gli sforzi, a sentire sofferta questa performance: essa possiede un carattere metafisico, sublime e astorico che le conferisce un’aura di purezza. resto quindi basito di fronte a tanto fulgore: il pensiero continua a inciamparvi, la volontà si insabbia, il rasoio di occam si spunta.

  10. zapruder said

    Una delle cose che piu’ mi stupisce di questo personaggio -tra le altre metterei ‘ma come li trovano quersti filmati’ – e’ proprio la sequenza fonetica.
    Tralala e’ universalmente accettato come ‘motivetto’ ma trololo no.
    Letteralmente ‘suona’ idiota, perche’ questo avvenga non lo so. Misteri della fonetica…
    Difatti, appena ho visto il fermo-immagine ‘youtubico’ unito a quel titolo, ho pensato immediatamente ad un imitatore di suoni che mimava vocalmente la messa in moto a pedale di un vecchio vespino (eventualmente un piccolo fuoribordo) ma mai avrei pensato ad una sostituzione vocalica del consueto tralala.

    Ho appena terminato di leggere un racconto di Checov (Tre anni) in cui un personaggio (per fortuna secondario) canticchia ‘ru-ru-ru’.

    Adesso lo so: se vivessi in Russia, fra trlololo e rururu, sprofonderei ignobilmente nella vodka
    Cfr:
    http://revver.com/video/1439531/taxi-blues-movie-trailer/

    PS: Jožin z Bažin e’ un capolavoro! (grazie Paolo!)

  11. marcolenzi said

    caro zap, ‘ru ru ru’ dovrebbe corrispondere, più o meno, al nostro ‘ro-ra-riero…’ (intendi: vecchino sull’autobus con lo stuzzicadenti in bocca che canticchia un’aria di qualche opera). ‘trololo’ è in effetti un po’ strano per noi e suona proprio idiota (mi fa pensare più a un baule o a un divano canterino, roba del genere… 🙂 ). non saprei, forse è anche la lingua russa, con tutti quei suoni gutturali e tutte quelle vocali ingoiate… insieme alla vodka.

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