Ancora su musica ed emozioni

4 giugno 2010

I musicologi hanno buon gioco nel denigrare quello che viene da essi generalmente considerato l’approccio ‘ingenuo’ alla musica, quell’approccio cioè che tende ad associare alla musica delle immagini, di solito legate a ricordi o a particolari momenti del vissuto personale. Tale facilità deriva dal fatto che essi – i musicologi – tendono a pensare che per l’ascoltatore ingenuo l’immagine associata alla musica, senza la quale la musica stessa sembrerebbe priva di senso, è intesa come ciò che la musica significa, nel senso più letterale del termine ‘significare’. Come il significante ‘albero’ rimanda all’albero reale, il significante musicale – i suoni in cui esso consiste – rimanderebbe dunque all’immagine ad esso associata. E in effetti in molti casi sembrerebbe proprio che le cose stiano così: quante volte sentiamo rispondere, quando si chiede a qualcuno di descriverci le proprie sensazioni suscitate da un determinato ascolto, “questa musica mi ricorda…”, oppure “questa musica mi fa pensare a…”. Ed è lì che interviene puntualmente la ‘rettifica’ dell’esperto: “ciò è soggettivo”, puntualizza il musicologo, “riguarda soltanto te e il tuo vissuto più che la musica in sé; la verità è che tu non comprendi il significato della musica per ciò che essa è, ma solo per ciò – le immagini, i ricordi, i pensieri, l’extra-musicale, insomma – che suscita in te”. Questo ragionamento sembrerebbe di primo acchito non fare una grinza. Ed è vero: la musica “la si sa o non la si sa” e chi l’ha studiata, chi la sa ‘leggere’ e interpretare o a maggior ragione chi la sa scrivere, la capisce più e meglio di chi “non ne sa nulla”. Ma la faccenda è un pochino più complicata, come altrove ho sottolineato più volte. Intanto, non è così ovvio che nella relazione che l’ascoltatore ingenuo stabilisce tra la musica e le immagini da essa suscitate, i suoni fungano da ‘significante’ e le immagini da ‘significato’. Prendiamo un caso specifico: quello di una musica che per una ragione o per un’altra evochi irresistibilmente un ricordo, anche se non riusciamo bene a capire perché proprio quello (sono da escludere, quindi, le associazioni per così dire evidenti, p. es. la sigla del ‘Pinocchio’ di Comencini che ci ricordasse il ‘Pinocchio’ di Comencini, o che ci ricordasse la scena del momento in cui lo guardammo alla televisione, etc – qui infatti la musica non è che propriamente ci ricordi la sigla dello sceneggiato: la musica in questo caso è la sigla dello sceneggiato, la stavamo effettivamente ascoltando mentre guardavamo lo sceneggiato). Quando invece suscita un ricordo che non sia direttamente collegato ad essa, la musica non può significare il ricordo in sé, ma può semmai dirci qualcosa di esso, qualcosa che ci era sfuggito, che era stato solo vagamente percepito nel momento stesso in cui la scena del ricordo era stata effettivamente vissuta. Così, come invariabilmente si resta delusi e con l’amaro in bocca quando si torna nei luoghi della nostra infanzia, perché essi – i luoghi, le scene del nostro vissuto – sono capaci di suscitare in noi forti emozioni solo in quanto ricordi e non in quanto luoghi o scene possibilmente raggiungibili e ricostituibili (anche qualora si ritrovassero “esattamente com’erano”); così, dicevo, anche nell’associazione della musica al ricordo non si rivive propriamente la scena del ricordo, ma appunto quell’emozione, insieme vaga e peculiare, che già allora ci era sfuggita e che ha costituito la condizione preliminare e necessaria del ricordo stesso, ciò che ha reso insomma quella scena effettivamente vissuta degna di essere ricordata (ed è curioso constatare, a tal proposito,  che i ricordi emotivamente più intensi siano spesso quelli legati a momenti che, se analizzati alla luce della ragione, appaiono insignificanti o del tutto secondari rispetto ai momenti decisivi della nostra vita – quelli, per intenderci, che non andranno a costituire i nostri curricula). E allora e per finire, a ben vedere, la musica che suscita in noi un particolare ricordo o una particolare emozione o immagine (mi piace rendere labili e sfumati i confini tra questi due concetti) si fa garante di un’operazione tutt’altro che ingenua o arbitraria: essa dà voce non al ricordo ma all’emozione che lo ha attraversato fugacemente nel momento in cui è stato effettivamente vissuto e che è rimasta latente nel nostro inconscio fino al momento in cui la musica stessa, attraverso il suo straordinario e immenso potere, non ha occasionato una sua nuova manifestazione; un fenomeno, questo del riaffiorare di emozioni perdute, che certo, nulla aggiunge al vissuto e men che mai lo spiega, ma che riesce a mantenere vivo e intatto lo stupore per il mistero della vita e dell’essere.

Annunci

18 Risposte to “Ancora su musica ed emozioni”

  1. Fabrizio said

    Nostalgia delle cose che non sono mai state, direbbe Carmelo Bene.
    Un post impeccabile.

  2. marcolenzi said

    perfettamente calzante la citazione da cb; grazie fabrizio. ho qui, come altrove, cercato di esprimere in estrema sintesi questioni – p. es. quella del rapporto complesso e oscuro che lega l’immagine del ricordo all’emozione da esso suscitata – che richiederebbero un intero libro per essere pienamente sviluppate. forse volevo semplicemente dire, sulla scia di una bellissima riflessione di leopardi che si trova nello zibaldone (pp.126-27, primo vol. nell’edizione dei classici mondadori), che il suono è più potente dell’immagine rispetto alla capacità di far riaffiorare emozioni perdute.

  3. da said

    Fuori dal fugace e superficiale dell’ emotivo e fuori dal razionalismo del meccanismo automatico mi pare esista un terzo luogo in cui le cose assumono una sola forma e un solo significato .
    Questo luogo mi pare essere quello del simbolico, dove le forme e i significati si rincorrono a comporre – e in certe epoche a scomporre- la bellezza (in cui forma e significato corrispondono) che l’ arte ha l’ incarico specifico di rivelare.

    Il concetto di memoria come magazzino -che diventa così rapidamente un polveroso sottoscala- a cui noi
    attingiamo quando qualcosa ci stimola lo trovo falso, come se un uomo fosse un hard disk con collegamenti.
    La mia memoria è la mia forma di oggi, sintesi non solo di quello che non sono più, ma addirittura anticipo di ciò che non sono ancora.
    E auspico che la mia forma e il mio significato coincidano in quell’ unicità, omologazione permettendo, che mi eternalizzerà.
    Amen

    chi disse che la meraviglia è il principio della filosofia?

  4. marcolenzi said

    aristotele.

    ma l’emotivo non è né fugace (fugace semmai è il coglimento del suo senso da parte nostra) né superficiale (rimane perlopiù latente e ha il potere di strutturare e orientare una forma di vita); e il simbolo è sempre aperto all’interpretazione, anche quando assume poche e consolidate forme. inoltre è tutto intrecciato, anche la memoria a tutto il resto: è fuorviante paragonarla a un hard disk o a semplici modelli automatici di stimolo-risposta.
    difficile tema: meglio forse tornare alla musica, che già di per sé tende a incasinare le cose non appena si cerca di approfondire un minimo tante questioni, come questa del post, che la riguardano.

  5. np said

    @ da:

    sei proprio un ermeneutico romanticizzante impenitente! 🙂

    Ci andrei più cauto, nel dire che ” esiste un terzo luogo in cui le cose assumono una sola forma e un solo significato.”

    Intanto, posso provare piacere o considerare bello un brano musicale senza che mi emozioni. E viceversa, posso emozionarmi senza provare piacere e senza considerarlo bello. Poi, l’emozione non corrisponde sempre al sentire o al percepire: posso sentire/percepire un preludio di Chopin come triste (e quasi tutti direbbero che è la percezione corretta: perché sennò non è stato mai suonato al Carnevale di Rio, tra piume e tacchi altissimi?), senza che io diventi triste (eppure sapendo benissimo cosa vuol dire essere tristi).
    In questo caso, direi che l’interpretazione c’entra poco. Come diceva Wittgenstein, non sempre percepire è interpretare, questo essendo un’occorrenza specifica, un’esperienza particolare che facciamo solo in determinati casi (per esempio, direi nel caso dell’Orinatoio di Duchamp, o forse anche nel caso della musica aleatoria).
    Insomma, è un problema bellissimo e pieno di articolazioni, sono d’accordo con Marco.

    Più che ricordurre tutto il discorso al simbolico come sua soluzione, io, da impenitente wittgensteiniano :-), lo ricondurrei appunto a chiarificazioni concettuali di un magma fluido ed irriducibile ad unum.

  6. da said

    Proprio Aristotele, che si pose il problema di rendere la meraviglia comunicabile, cioè condivisibile, cioè comunitaria, ponendo le categorie della filosofia.

    No, intendo proprio fugace e superficiale perchè se rimane emozione non cambia la nostra percezione una volta per tutte. se sull’ emozione strutturerai un sentimento, allora tutto ciò non sarà più superficiale, ma razionale, comunicabile, condivisibile. com’è deve essere l’opera d’ arte.

  7. da said

    …com’è e deve essere l’opera..

  8. marcolenzi said

    @ np
    ottima precisazione: è necessario distinguere tra percezione ed emozione – la prima essendo, come dire, più neutra, più distaccata, laddove la seconda tende ad ‘appiccicarsi’ all’anima, a ‘bagnarla’ (ed è dunque sempre necessario un po’ di tempo per asciugarla…). inoltre, possono essere ininfluenti l’una sull’altra: posso ben percepire la ‘tristezza’ veicolata da un brano SENZA ESSERE IO TRISTE. bello, bello… eh, quante tracce da sviluppare (ma come si fa in un blog, porca miseria? 🙂 )

    @ da
    sì… più che comunicabile direi condivisibile: la ragione della meraviglia ‘in sé’ (ciò per cui essa è meraviglia) rimane oscura e incoglibile, mentre la sua esperienza (l’esperienza della meraviglia, appunto) è condivisibile perché comune a tutti (a tutti tranne che a daniele capezzone, ovviamente).
    è sempre stimolante parlarne, o almeno provarci, in ogni caso. lo faccio spesso con i miei studenti, p. es. (con esiti diversi e imprevedibili).

  9. da said

    a np

    mi rendo conto che il tono assertivo può dare noia, provo solo a dire qualcosa su sti cazzo di blog con i mezzi che mi ritrovo

    a mà

    sì, ok

  10. Paolo said

    Lancio una proposta, che ne pensate dell’apertura di un forum?

    Ci troviamo sempre nei limiti posti dal mezzo informatico ovviamente, però forse si potrebbero sviluppare tracce e discussioni in maniera più articolata. Invisionfree offre il servizio gratuitamente; non voglio sobbarcare nessuno di impegni ulteriori, quindi se siete interessati posso occuparmene io della creazione.

  11. marcolenzi said

    perché no? proviamo a vedere cosa succede. grazie per la gentile iniziativa e per il tuo impegno, paolo. attendo ulteriori lumi, dunque. intanto ti saluto caramente.

  12. marcolenzi said

    caro paolo,
    se aspetti consigli da me vuol dire che hai sopravvalutato la mia capacità di comprensione… 😉
    sono stato sulla pagina di invisionfree ma non ho capito assolutamente nulla 🙂
    allora, vediamo di chiarire un po’ meglio la cosa. io avevo capito che la tua proposta di estendere la discussione di qui a un forum riguardasse soltanto questo post su musica ed emozioni, sbaglio? cioè bisognerebbe copiare questo post e metterlo lì (cosa che ti autorizzo a fare, citando ovviamente la fonte) per cercare di coinvolgere più persone al confronto. spostare di là la discussione, insomma. se invece si trattasse di aprire un forum sulla musica con questo e altri argomenti da proporre sarebbe per me un impegno troppo gravoso (riesco a malapena a trovare il tempo per gestire questo blog, un profilo su facebook e una pagina di myspace musica in mezzo alle tremila cose che ho da fare…). indipercui ricapitolando: se si tratta di mettere questo post fai pure e vediamo che succede (e ovviamente in tal caso mi creerei subito un account su invision per partecipare al forum, cosa che non mi costa niente); altrimenti lasciamo perdere. un caro saluto e grazie ancora (e scusami per la limitatezza del mio comprendonio 🙂 )

  13. NoiZeBoX said

    Grande Marco…bellissimo post!
    grazie anche a tutti gli altri!
    vi leggo sempre volentieri e il mio sapere cresce!

  14. Paolo said

    Non c’è nessun bisogno di scusarsi, figuriamoci! Anzi magari dovrei farlo io visto che non mi sono spiegato per niente. 😀

    L’idea era quella di riproporre questi argomenti (partendo ad esempio da un intervento dal blog) e coinvolgere un maggior numero di persone per riuscire magari ad ampliare la discussione. Senza la presenza di esperti però dubito che possa avere un gran senso, e riproporre semplicemente gli articoli di questo blog farebbe del forum una indebita ed inutile copia, visto che qui in ogni caso si discute lo stesso.

    Grazie comunque per la disponibilità, forse in realtà quello che cerco è più simile ad un corso di laurea…:D

  15. marcolenzi said

    sì, ora ho capito, caro paolo. pensavo invece che si potesse mettere questo post in un luogo MOLTO PIU’ FREQUENTATO DI QUESTO, già avviato, insomma (ad es. nel contesto di un forum su argomenti musicali che avesse un largo seguito e molta partecipazione). comunque grazie lo stesso. (se vuoi, prova a coinvolgere qui qualche tuo amico che potrebbe essere interessato a partecipare).

  16. zapruder said

    Vediamo se indovino:
    L’ immagine che fa da ‘incipit’ al post e’ un tuo quadro (tra citazione e autobiografia)
    Probabilmente realizzato attorno alla meta’ anni ’80.

    [col caldo guardo solo le figure…]

  17. marcolenzi said

    rieccolo, mister x! 🙂
    bravo!! però l’ho fatto nel ’92 e non c’è nessuna citazione esplicita… ciao caro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: