Ecco

26 luglio 2011

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Non saprei dire quale ne sia la causa e l’origine ma, stando a quel che si vede in televisione o si legge sui giornali e sul web, sembrerebbe che oggi sia andata perduta la capacità di argomentare, di confrontarsi con gli altri sul terreno delle idee intessendo una qualche discussione che muova da un argomento plausibile e si sviluppi secondo traettorie dialettiche almeno probabili per giungere infine a conclusioni, per quanto provvisorie, che abbiano un minimo carattere di perspicuità. Ora, senza stare a scomodare la maieutica socratica, e senza più credere che passando attraverso ‘approssimazioni successive’ ci si possa avvicinare, pur asintoticamente, a un qualche ‘contenuto di verità’, mi par di ricordare che una strategia argomentativa minima messa in atto in un qualsiasi scambio di idee e di opinioni debba  passare, per essere valida, attraverso le seguenti fasi:

  1. X pone la questione A.
  2. Y dichiara la sua posizione rispetto alla questione A (accordo o disaccordo, parziale o totale).
  3. In caso di disaccordo parziale, X cerca di chiarire ulteriormente la propria posizione muovendo dai punti di convergenza con Y; in caso di disaccordo totale, X cerca di riformulare la questione secondo punti di vista diversi e utilizzando  i concetti introdotti da Y, fino a trovare un minimo margine di convergenza entro il quale Y, a sua volta e allo stesso modo, possa dichiarare nuovamente la sua posizione, che di necessità si troverà a un livello più profondo rispetto alla prima formulazione.
  4. X e Y, alternandosi, articolano così una catena di argomenti correlati e consequenziali che possano condurli alla reciproca comprensione e/o al reciproco rispetto.

Invece di solito oggi un dibattito, che si svolga all’interno di un programma televisivo, per strada, a scuola o su un blog, segue il seguente, curioso schema:

  1. X pone la questione A.
  2. Y non capisce un cazzo della questione A (se è uno stupido) o fa finta di non capirla (se è uno stronzo – non si dà un terzo caso); in entrambi i casi la questione viene immediatamente spostata altrove.
  3. X, disorientato dal comportamento di Y, non sa se sia meglio riformulare la questione (con le stesse parole, dato che Y non ha fornito alcuna risposta adeguata?) o tacere e abbandonarla.
  4. Indipendentemente dalla decisione che X prende sul momento al riguardo (sia che taccia cioè o che la riformuli con le stesse parole o con parole diverse), la questione si scompagina e dissolve in una incontenibile e irreversibile deriva nell’idiozia e nella volgarità, fino a spegnersi del tutto lasciando dietro di sé terra bruciata.

Mancano insomma le componenti essenziali dell’institutio oratoria: l’eloquenza e la retorica, il gioco delle parti, il dominio della lingua. Ora, se la cosa non fosse così sistematica, sarebbe anche divertente; dispiace solo constatare che un tale habitus attraversi indifferentemente gli argomenti più frivoli e quelli più seri, le questioni politiche più impegnative e il gossip più triviale. Non so a voi ma a me la cosa, devo ammetterlo, inquieta un po’. Per il resto, continuiamo pure allegramente a mandarci affanculo. Un caro saluto a tutti i cybernauti.

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