Scrivere la musica

27 agosto 2011

 

Dato che chi può notare il metro giambico, non sa necessariamente che cosa sia il giambo, e lo stesso per la melodia, in quanto chi trascrive le note della melodia frigia non sa necessariamente  cosa sia la melodia frigia, è chiaro che la notazione non può essere la mèta della scienza [musicale].

Aristox. Harm. 2.39

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22 Risposte to “Scrivere la musica”

  1. Np said

    oh, ecco qui.

  2. marcolenzi said

    eh, cerca cerca poi alla fine qualcosa si trova. 🙂

  3. Caro Marco questo trattato è molto interessante ma dimostra il contrario di ciò che tu vorresti dimostrare. E’ noto che Aristosseno contestasse la visione Pitagorica della musica e cercasse di dimostrare che la bellezza della musica non è data da rapporti matematici fini a loro stessi e che la scrittura di ogni tecnica notazionale non può considerarsi di per sè una dimostrazione di livello artistico alto.
    Ha ragione!
    Ma ciò, lungi da parte mia dimostrare cose attinenti alla modernità, è una forte critica al tecnicismo della scrittura, a Boulez, a Babbitt!
    Questo stralcio da te estratto (a tuo uso e consumo) cosa credi che voglia dire che chi schitarra e ci canta sopra fa un lavoro artistico? Mamma mia tutto il contrario di ciò che il tecnico Aristosseno (che nel trattato è molto chiaro e preciso dando nozioni tecnico-musicali) voleva dimostrare.
    Una mistificazione insomma.
    Cmq fai come vuoi ma questa è proprio grossa. SIgnifica che uno che la musica la studia e la conosce farà peggio di un analfabeta.
    Impossibile trovare nella storia qualcosa del genere.
    Ma tu stralci una frase e te ne bei.
    Facendo così io posso estrarre una frase dal Mein Kampf e dire che Hitler era un uomo buono e voleva fare del bene!
    Cesare

  4. marcolenzi said

    no comment

  5. Eh… no comment… Ma io ti dico quello che ti direbbero il 99,9% dei musicisti del mondo intero e credevo che queste mie “posizioni” fossero altamente condivise dalla totalità ma vedo che non è così.

  6. marcolenzi said

    cesare, sto cominciando ad annoiarmi sul serio.
    è possibile che tu non riesca a leggere quello che uno scrive, ad ascoltare quello che uno dice? è accettabile, mi chiedo, che un interlocutore si rifiuti categoricamente di parlare di un OGGETTO, di riferirsi a un OGGETTO e porti sistematicamente ogni questione FUORI dal suo luogo di elezione, rapportandola sempre ed esclusivamente a SE’? riesci a non mettere TE STESSO al centro di OGNI discussione? a smettere di pensare a TE, alla TUA musica, al TUO modo di essere compositore e a quello che gli altri pensano di TE? ti rendi conto o no che in un post che parla dei rapporti tra musica colta e pop e che ha avuto tra facebook e blog trecentouno commenti tu non hai detto NULLA sull’argomento e hai parlato solo di quello che SEI e di quello che SAI, nonostante tu venissi continuamente spronato a dire qualcosa SULL’ARGOMENTO? ma io qui parlo mai di ME?! della mia musica, di quello che so fare e che non so fare?!?!

    qui c’è una frase di aristosseno: ci vuoi dire cosa significa secondo te senza pensare a quello che voglio ‘farle significare’ io in relazione a quello che pensi TE? te ne sarei grato (e a questo punto per me la cosa diventa davvero conditio sine qua non per continuare a discutere).

  7. marcolenzi said

    guarda, te la riscrivo qui sotto, così ce l’hai davanti mentre scrivi il tuo commento:

    “Dato che chi può notare il metro giambico, non sa necessariamente che cosa sia il giambo, e lo stesso per la melodia, in quanto chi trascrive le note della melodia frigia non sa necessariamente cosa sia la melodia frigia, è chiaro che la notazione non può essere la mèta della scienza [musicale].”

    l’ha scritta un tizio dumilatrecento anni fa, quindi stai tranquillo: non parla né di me né di te. di cosa parla allora? di COSA parla?

  8. Io non ho mai parlato della mia musica…… poi ho sempre detto ciò che penso. E in modo molto chiaro. Il tuo post (questo) vuole chiaramente far vedere qualcosa e si capisce bene. Vuoi far apparire che…. c’è scritto sopra.

  9. marcolenzi said

    APPUNTO!!! HAI SEMPRE (E SOLO) DETTO “CIO’ CHE PENSI”!!! ciò che pensavi PRIMA, che è anche quello che pensavi DURANTE e che è addirittura anche quello che pensavi DOPO! dentro la tua testa c’è un pensiero e ogni volta che si presenta l’occasione tu DICI questo pensiero. gli dai voce. pigi ‘play’ e si sente il tuo pensiero. NON LO TIRI FUORI!!! NON LO BUTTI SUL PIATTO DELLA BILANCIA!!!! NON LO ‘SMONTI’!! NON LO CONFRONTI CON QUELLO DEGLI ALTRI!!!
    lo dici. dici il tuo pensiero.

    che ti devo di’, cesare? va bene così. un abbraccio

  10. Io lo metto a disposizione degli altri ma viene sempre contestato e va bene.
    Ho commentato il post su Aristosseno con la libertà che mi contraddistingue, dicendo cosa penso. Mi sembra più che chiaro ciò che vorresti dimostrare.
    io non sono d’accordo con te.
    Cesare

  11. marcolenzi said

    ah ah ah ah ah!!! ma il tu’ pensiero ‘un è ‘na bicicletta! non è che lo devi mettere ‘a disposizione’ degli altri… non è che uno ‘lo prende in prestito’… poi: viene sempre contestato?! dé, incazzati! fai valere le sue ragioni, mostra i suoi fondamenti, traducilo, metaforizzalo, aiutati con delle immagini, produci degli esempi in suo sostegno… come sarebbe a di’ “va bene”?! se viene sempre contestato vor di’ che c’è qualcosa che ‘un va, no? certo, può darsi benissimo che gli altri ‘un capiscano un cazzo, ma può anche darsi che debba essere spiegato meglio…

  12. Ma non importa non è che qualcuno deve vincere. E poi viene contestato perchè siamo qui in questo blog. In altre situazioni e contesti sarebbe differente, credimi. Vorrei vedere in una seria conferenza sul tema o in un consesso accademico. ma anche in una conferenza dove vengono semplici appassionati, solo qualche rockettaro applaudirebbe ciò che dite mentre c’è un esercito di persone cha amano la musica pronte a stringermi la mano.

  13. marcolenzi said

    ah ah ah ah ah!!!! la prossima volta che ci si vede ti offro venti ponci. ti voglio bene, cesare. buonanotte.

  14. Anche io! Al Civili però!

  15. E poi dai se non ci sono io a romperti le palle ti divertiresti di meno, no? 🙂

  16. marcolenzi said

    rieccomi. ohiohi, dé… stanotte c’ho messo du’ ore per addormentarmi perché vedevo noi due che si teneva questa conferenza al ‘consesso accademico’ e poi alla fine da una parte tutti questi tipi con la barbetta che stringevano la mano a te e dall’altra un paio di apache che davano una pacca sulle spalle a me. ah ah ah ah ah!

    PS ecco, sì, ora però vedi di non rompermi le palle per almeno una decina di nuovi post. 🙂

  17. Ragazzi, ci metto del mio, da profano ovviamente. Non penso che la forma (scritta o non scritta) della musica possa essere l’unico parametro da utilizzare per valutare la qualità artistica di un pezzo. Questa mia affermazione – credo – porta più acqua alla causa di Marco. Cesare, però non volermene. Intendo solo dire che la codificazione di una struttura narrativa o la cristallizzazione di un concetto in musica non debbano per forza aver bisogno dello spartito. Vi chiedo infatti: è possibile che uno stesso pezzo scritto su uno spartito possa essere arte se eseguito da un interprete, e possa al contrario non esserlo se eseguito da un altro interprete?

  18. marcolenzi said

    la musica non esiste se non viene eseguita. bisogna che qualcuno ‘ce la faccia sentire’. (ciò non significa che non possa essere letta col pensiero, per chi è capace di farlo leggendo la partitura con i soli occhi – ma anche in questo caso uno si fa la sua propria esecuzione in testa, INTERPRETA insomma). esistono dunque solo interpretazioni di un pezzo (compresa quella di chi il pezzo l’ha scritto – che di solito si incazza se non viene interpretato come lui esige sia interpretato :D), la bontà delle quali è valutata sulla base di modelli culturali che informano una collettività di persone che condividono determinati valori per un dato periodo. ma è fuorviante usare in questo caso la coppia di opposti ‘arte / non arte’; se uno interpreta qualcosa è scontato che questo qualcosa sia in qualche modo ‘arte’, altrimenti COSA interpreta? per cui di solito non si parla di interpretazioni ‘artistiche’ e ‘non artistiche’ ma di interpretazioni brillanti, persuasive, originali e di interpretazioni fiacche, deboli, incongrue, insensate, etc. etc. pfanner, fai delle domande metafisiche per rispondere alle quali bisognerebbe scrivere ogni volta un libro 🙂

    PS valentini è in ferie, torna fra un paio di mesi 😉

  19. Hi hi hi. Pota, che vuoi che ti dica Marco: deformazione professionale. D’altronde mi sono sempre compiaciuto più delle mie domande che delle mie risposte. Abbi pazienza. E poi inquadra tutto sempre come una chiacchierata alla livornese (seria fino a un certo punto), con un buon vino in tavola.

    Mi chiariresti questa tua affermazione, poiché dai per scontato una cosa che a me proprio non sembra: “se uno interpreta qualcosa è scontato che questo qualcosa sia in qualche modo ‘arte’, altrimenti COSA interpreta?”. Quando facevo solfeggio col flauto (correva l’anno 1987) interpretavo spartiti, ma credimi né la mia interpretazione né il pezzo interpretato potevano definirsi arte (sopratutto la prima).

    Uh. Quante parentesi!

  20. marcolenzi said

    sì, hai ragione: volevo dire non “è scontato” ma “dà per scontato”.
    a un pianista viene insegnato a interpretare SPARTITI (di qualsiasi valore essi siano). non sarebbe in grado di INTERPRETARE, p. es., delle crepe su un muro. (bisogna che cage prima gli spieghi come si fa 😉 ).

    insomma voglio dire: affinché qualcosa possa diventare a un certo punto uno ‘spartito’ occorre che passi dal filtro di qualcuno che lo ritenga ‘arte’ (in questo caso musica).

  21. La musica è un linguaggio che si parla (suona), legge e scrive. Non c’è bisogno di saper leggere e scrivere per parlare…. E si può anche pensare ed avere delle idee. E teoricamente chi sa leggere e scrivere può non averne alcuna. Ma senza saper leggere nè scrivere non scriverai mai la poesia di Leropardi nè i Fratelli Karamazov o i Promessi Sposi. Nè tantomeno una sinfonia perchè non puoi parlare dicendo contemporaneamente 20 e più frasi. Nè siamo in grado di architettare un pensiero e una forma di sviluppo letterario di un romanzo o possiamo mprogettare un castello senza disegnarlo e mettendo i mattoni come capita.
    Sostenere ciò che sostieni è come dire che la letteratura è fatta da analfabeti, l’architettura da muratori, la pittura da imbrattatele della domenica, la filosofia da pensatori da bar sport, la scienza da conoscitori delle tabelline etc. etc..
    Puoi sostenere ciò che vuoi ma non esiste letteratura senza le lettere…
    Ritenevo che questi fossero principi condivisi anche dall’uomo della strada, invece vedi……..
    E per esperienza personale ti aggiungo che l’arte è sangue e sudore, litigi con la famiglia, rinuncie a sacrifici, studio incessante e spirito da guerriero.
    Cesare

  22. marcolenzi said

    componista fu borlenghi
    e il devoto castracani
    dispiaciuta la volonghi
    fur vergati in su le mani

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