Baci Perugina

10 settembre 2011

Stamani ho scartato un Bacio Perugina e ci ho trovato questo:

Per ciò che riguarda il  p i a c e v o l e ,  ognuno riconosce che il giudizio che egli fonda su di un sentimento particolare, e col quale dichiara che un oggetto gli piace, non ha valore se non per la sua persona. Perciò quando qualcuno dice: – il vino delle Canarie à piacevole, – sopporta volentieri che gli si corregga l’espressione e gli si ricordi che deve dire: – è piacevole per me; – e così non solo pel gusto della lingua, del palato e della gola, ma anche per ciò che può essere piacevole agli occhi o agli orecchi. Per uno il colore della violetta è dolce ed amabile, per l’altro è cupo e smorto. Ad uno piace il suono degli strumenti a fiato, all’altro quello degli strumenti a corda. Perciò sarebbe da stolto litigare in tali casi per riprovare come errore il giudizio altrui, quando differisce dal nostro, quasi che tali giudizi fossero opposti logicamente; sicché in fatto di piacevole vale il principio:  o g n u n o  h a  i l  p r o p r i o  g u s t o  (dei sensi).

Per il bello la cosa è del tutto diversa. Sarebbe (proprio al contrario) ridicolo, se uno che si rappresenta qualche cosa secondo il proprio gusto, pensasse di giustificarsene in questo modo: questo oggetto (l’edificio che vediamo, l’abito che quegli indossa, il concerto che sentiamo, la poesia che si deve giudicare) è  b e l l o  p e r  m e . Perché egli non deve chiamarlo  b e l l o ,  se gli piace semplicemente. Molte cose possono avere per lui attrattiva e vaghezza; questo non importa a nessuno; ma quando egli dà per bella una cosa, pretende dagli altri lo stesso piacere; non giudica solo per sé, ma per tutti, e parla quindi della bellezza come se fosse una qualità della cosa. Egli dice perciò: – la  c o s a  è bella; – e non fa assegnamento sul consenso altrui nel proprio giudizio di piacere, sol perché molte altre volte quel consenso vi è stato; egli lo  e s i g e . Biasima gli altri se giudicano altrimenti, e nega loro il gusto, pur pretendendo che debbano averlo; e per conseguenza qui non si può dire; – ognuno ha il suo gusto particolare. – Varrebbe quanto dire che il gusto non esiste; che non v’è giudizio estetico, il quale legittimamente possa esigere il consenso universale.

I. Kant, Critica del Giudizio, Parte prima, Sezione I, Libro I, par. 7

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13 Risposte to “Baci Perugina”

  1. giuseppe gavazza said

    bello questo testo

  2. Paolo said

    Per un bigliettino come questo, in proporzione un bacio perugina da un kg e mezzo. 😀

    Grazie per averlo condiviso

  3. marcolenzi said

    grazie a voi, amici. i baci perugina hanno procurato a sciostacoccio un interlocutore degno di lui e alla sua altezza, nel caso gli venisse voglia di ritornare. 😉

  4. l said

    preziosissimo, evviva la Perugina e il Lenzi goloso

  5. Np said

    E’ il passo più famoso – insieme a un paio dell’opera di Hegel – dell’estetica moderna.
    Ed è anche, di conseguenza, il passo più discusso, in quanto il più discutibile.
    In particolare, qui Kant codifica l’idea che il bello non abbia a che fare coi sensi come tali (fisici), postulando un disinteresse non solo strumentale ma anche sensibile.
    Niente di più dubbio.
    Ma, al di là di questo, è IL passo.

  6. marcolenzi said

    ma sì, certo nic. volevo solo restituire a sciostacoccio un interlocutore alla sua altezza. 🙂

  7. Np said

    Certo, l’avevo capito. Era per chi non lo sapeva, non è mica obbligatorio conoscere l’estetica, si campa lo stesso.

  8. …e a proposito di baci perugina ed estetica, sull’immenso reality immondo di fb discutevamo con il sued-tirolese-livornese di questa ‘osina qui un po’ tegamica:

    http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-09-10/questitalia-orecchio-183800.shtml?

    scrivevo che è il tempo degli apocalittici e Meister Wurstel si dichiarava col Principe Quirino d’accordo, addirittura mettendo in campo l’histoire de l’art…..nu vulevon savuar lo tuo pensiero….

    emilio/millepiani

  9. marcolenzi said

    che dire, emilio? sottoscrivo col sangue l’articolo, ovviamente. ma il problema è molto più complesso di quel che sembra. la musica colta (o ‘forte’, come viene qui non felicissimamente definita – perché a mio avviso un pezzo dei daft punk può essere molto più ‘forte’ dell’accordo della nona di beethoven 🙂 ) ha delle grosse responsabilità al riguardo. non è solo colpa dei governi. lo scollamento tra musica classica e nuove generazioni è dovuto anche alla cronica chiusura mentale dei conservatòri e di molti musicisti classici, come ho sottolineato più volte nel blog, per esempio qui: https://marcolenzi.wordpress.com/2009/08/31/educazione-musicale/
    qui:
    https://marcolenzi.wordpress.com/2009/01/27/il-futuro-della-musica-classica/
    o qui:
    https://marcolenzi.wordpress.com/2009/09/08/la-falsa-e-dunque-sterile-polemica-tra-ughi-e-allevi/
    e in diversi altri post.
    bisognerebbe innanzitutto avere lungimiranza, e già questo come sai non è nello stile della politica italiana: formare degli insegnanti di scuola materna ed elementare con solide basi musicali (come accade appunto all’estero, soprattutto nei paesi di lingua tedesca e nell’est europeo). solo questo costituirebbe già di per sé una rivoluzione. se gli insegnanti di scuola materna ed elementare avessero una buona preparazione musicale avremmo degli adolescenti intonati, capaci di cantare a più voci e di strimpellare qualche strumento, oltreché ovviamente più ricettivi a ogni genere musicale. quello che non si capisce ancora – o che si fa finta di non capire – è che si deve formare non il musicista ma l’uomo musicale. il musicista è solo un particolare tipo di uomo musicale, quello che fa della musica la propria professione. il non aver capito questo ha fatto sì che nel nostro paese venisse a formarsi una lacuna enorme tra chi è musicista e chi non lo è; manca qui DEL TUTTO quella dimensione amatoriale che è invece così diffusa negli altri paesi e che costituisce il sale, il cuore pulsante che mantiene viva la tradizione musicale, sia nella ricezione che nella produzione. se si aggiunge che manca poi completamente nelle scuole anche qualsiasi educazione all’ascolto, che possa almeno formare dei buoni ascoltatori e quindi un pubblico vero e consapevole, ecco che si capisce come ci sia ben poco da fare. la vedo davvero, ma davvero dura. un caro saluto.

  10. di fondo condivido – anche se nell’immenso reality immondo di fb non ho dato grande soddisfazione all’apocalittico del tuo ‘compare’.

    faccio un esempio personale: ho studiato 4 anni pianoforte, leggo la musica ed ho acquisito un minimo d’orecchio.

    in nessun grado della scuola di stato ho ricevuto un’educazione musicale all’ascolto.
    solo un prete, nelle medie, ebbe l’ardire di far ascoltare a una banda di 25 pesti, tutti maschi, uno dei pezzi che io amo di più: la versione orchestrale dei ‘Quadri di un’esposizione’.
    Fu un delirio, e io mi vergogno ancora per quello che successe durante l’ascolto – il pezzo dà margine a reazioni inconsulte.

    Ma quel minimo di capacità d’ascolto l’ho acquisita perchè l’accesso al Conservatorio era possibile anche agli esterni.

    La professionalizzazione di questo percorso, insieme al nulla d’educazione musicale della scuola, è devastante.

    In questa bellissima definizione di ‘uomo musicale’, amplia, che tu tratteggi, io mi ci ritrovo biograficamente.
    Non mi ritrovo in questa definizione della musica di tradizione come musica ‘forte’.

    Anche se è quella che conosco meglio, quella che amo, quella che raccolgo in maniera accanita perchè – ed anche questo è un problema – l’accesso alle registrazioni di musica classica, proprio per la loro enorme dimensione numerica e ripetitiva – 8 versioni decisive della 5a di Beeth., 11 Don Giovanni cruciali, etc, etc – dovrebbe essere resa molto più libera.

    Insomma, per farla breve, hai dato soddisfazione a tuo compare…così che mi prenderà in giro per due mesi…;-))

    (grazie, davvero, per la tua risposta…)

  11. gadilu said

    Non è mio compare. È il mi’ fratello. Ci siamo affretellati sull’autobus numero 20 che i prendevo un paio di fermate dopo la sua.

  12. gadilu said

    Affretellati (senti lì), affratellati (mi pare suoni meglio) e anche un po’ affrittellati (coi frati, quelli di pasta lievitata fritti e inzuccherati). 🙂

  13. marcolenzi said

    🙂

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