Aldo Clementi – Collage 3 (Dies Irae) (1967)

24 gennaio 2016

“L’esperienza elettronica viene ripresa con lo sconcertante Collage n. 3. Pensato come un Informel senza concessioni né scampi, esso si propone lo spiacevole come mezzo esclusivo per trasmettere una situazione di soffocamento, sino all’afasia: un’idea molto vicina a Kagel, e certamente affine al pensaiero, fra gli altri, di Metzger. Il materiale stupendamente rauco, ma ‘di petto’, garantisce al lavoro una forza stritolante, che affonda il nostro sentimento musicale nella sabbia di Tapies. Parabola sul deserto e nel deserto, i suoi ventidue minuti non lasciano tregua. […] Vi è una possibilità di forma, anche rudimentale, nella malvagità del continuum? O non è un residuo di ‘composizione’ cui cede un musicista che il formalismo non avrà mai in tutto estraneo? Certo, non si nota in questa aggressione mortale nemmeno la più scialba parvenza di quella sonorità pulita, e persino prelibata, alla quale si è talvolta abbandonato l’orecchio di Clementi. Qui, puramente cretaceo, il colore è prima di tutto spessore, densità, e assolve da solo un compito impossibile. Un naufragio esemplare: contro esso dovrà battersi la concentrazione di questa musica, a costo di schiantare.”

(M. Bortolotto, Fase seconda. Studi sulla Nuova Musica, Torino, Einaudi, 1969, pp. 190-191)

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