“Sirìno si farà”

13 luglio 2016

Al minuto 0′ 58” del primo singolo dei mitici Cugini di Campagna, si può sentire un misterioso verso, “Sirìno si farà”. Cosa sarà mai questo tanto inquietante quanto improbabile – ma inequivocabile – ‘sirìno’?  Per i più scaltri e avveduti ascoltatori il mistero dura poco, purtroppo, giusto il tempo di fare attenzione al resto del testo della canzone: si tratta, evidentemente, di un errore. E precisamente di quell’errore che consiste nel fondere le prime due sillabe del verso “si ricomincerà” con la terza di “l’inchino si farà”. I ragazzi avrebbero dovuto cantare il secondo di questi versi, insomma, ma se ne sono accorti tardi, dopo aver già pronunciato le prime due fatidiche sillabe del primo… La cosa ancora più sorprendente, però, è che la canzone sia stata lasciata così, con l’errore in bella evidenza. Probabilmente il tempo disponibile nello studio si stava esaurendo, e il tecnico o il produttore non erano disposti a prolungarlo, neanche per quei pochi minuti che sarebbero bastati per correggerlo. Ma io voglio spingermi oltre, e pensare che i ragazzi di Pietralata abbiano voluto deliberatamente omaggiare il caso. Un tratto dada, del resto, io l’ho sempre percepito nei Cugini: oscuro, ben poco vistoso, nondimeno presente, silenziosamente fluttuante nella poetica e nell’immaginario del gruppo. Quella minima, ma illuminante, quantità di dadaismo che è necessaria del resto a far esistere qualcosa come “il ballo di Peppe”, per la cui causa non basta, evidentemente, alzare le braccia, battere le mani o financo fare la ‘mossa’. Bisogna fare anche ‘sirìno’.

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4 Risposte to ““Sirìno si farà””

  1. Marco, sei una ratio di luce nel buio della rete. La dove i più vedono solo ciò che appare enorme perché indicato da un dito prepotente e gigantesco, cui seguono allineati nel passo dell’oca le fervide dita di migliaia di piccoli soldati ferocemente giocosi, qui si sa cogliere un dettaglio – solo apparentemente – insignificante in un tessuto – anche questo solo apparentemente – frivolo e sciocco per farne una ragione di ragione. Un aforistico saggio di fenomenologia della insostenibile leggerezza della musica che proprio nel suo essere massimamente puntuale – che di più non si potrebbe trattandosi di una parola, e perdipiù clandestina – diventa pesantemente penetrante e profondo.

    Giuseppe

  2. marcolenzi said

    carissimo giuseppe, non so davvero se merito tali, meravigliose parole. grazie di cuore. ti abbraccio forte sperando di rivederti presto.
    marco

  3. caro Marco, mi sono divertito assai nel leggere il tuo testo e, confesso, che altrettanto mi sono divertito a scrivere il mio, in maniera volutamente roboante, ma vera e sincera.
    Il riferimento al modello di Eco e della sua ben nota fenomenologia Bongiornesca é, credo, evidente: ma é proprio in quello che, a suo tempo, avevo capito che non solo la bellezza é negli occhi di chi guarda ma che in generale “la …… ” (intelligenza, stupidità, saggezza, bellezza, …) é nei sensi (nella mente che quei sensi recepisce e raccoglie) di chi sente e percepisce: si può essere poetici a parlare di calcio, stupidi a trattare di filosofia, violenti a scrivere di pace e amorevoli nel difendere la tauromachia.
    E mi pare che invece, nelle discussioni in merito alle cose che vedono solo l’apparenza delle cose e la presenza del nome delle cose ma non il modo di trattare e presentare quelle cose ( ne tantomeno la loro essenza) sia molta della superficialità dei nostri tempi frenetici e liquidi (quindi destinati all’evaporazione rapida?). Spero di essere stato sufficientemente confuso e dispersivo.
    Arrivederci a tra qualche mese: proprio in questi giorni mi ci sono messo finalmente a scrivere la mia tesi di dottorato (in Francia, ma scritta in inglese) che dovrà essere conclusa a fine settembre. Pensavo di farla con calma in un anno e mi tocca di farla in affanno in tre mesi. Quindi clausura e niente vacanze. Ma scrivere leggerezze profonde é un bel modo per staccare tra una correzione ed una traduzione.
    Un abbraccio a te ad Alea e a tua moglie di cui mi sfugge, ora, il nome.
    giuseppe

  4. marcolenzi said

    condivido pienamente quello che dici e ti ringrazio ancora e vieppiù. un grosso in bocca al lupo per la tua tesi e a presto risentirci. alea e antonella (questo il nome della mia compagna) ricambiano, con me, gli abbracci, tutti e tre nostalgicissimi, tra le tante altre cose, del ciccio e del parin. 😉

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