Luigi Pestalozza (1928-2017)

23 febbraio 2017

luigi-pestalozza-1928-2017

“Io ho un altro punto di vista, senza verifiche, oltre i discorsi ragionevoli, credibili, provati, sicuri di sé e degli altri, ma non di me che sto oltre i loro confini chiusi nel Mediterraneo. Non ho paura dell’ignoranza. Basta sapere. Ulisse non aveva nessuna prova mentre era provato che il Mediterraneo, invece, esisteva, per cui il fascismo lo chiamò Mare Nostrum, al di qua dell’ignoto, della conoscenza, simbolo della prova secolare, del suo valore unico, del sapere limitato sufficiente, di quando il dominio e la prepotenza per lo sfruttamento si erano chiusi dentro di esso, paurosi di ciò che è senza prova, già allora sul versante opposto del mio punto di vista. Enea del resto, padre della patria fino a quella della retorica fascista, approdò dentro il Mediterraneo, mentre Ulisse senza prove ma sapendo materialisticamente la verità del mondo, andò orizzontalmente fuori dalla simbolica chiusura dentro la quale stanno invece i francofortesi come Habermas che cambiano fingendo di cambiare, stando dentro i confini provati e dunque invalicabili del Capitale, la cui metafora rimane quindi il Mediterraneo Mare Nostrum oltre il quale c’è quello che non conta, che non fa la storia finita in quei suoi confini se fuori di essi dove io mi trovo c’è la minaccia della cosa non provata da reprimere, il resto dell’umanità, anzi degli uomini che finiscono come il mare di Ulisse sulle rive della città senza prove […]”.

Luigi Pestalozza, Disordine, p. 7-8.

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2 Risposte to “Luigi Pestalozza (1928-2017)”

  1. simone said

    vaghi ricordi, Marco, ma tenaci.
    Il secondo alla Fenice dove eravamo andati per sentire Variante A.
    Ma il primo fu a casa sua, a Milano. Allora andavo ancora al Liceo. Un piccolo liceale dato che borghese avrebbe la trama lisa.
    Mi chiese cosa mi interessasse. Ocheghem risposi, con la naturalezza dell’Armando che risponde alla Pimpa.
    In questi giorni la polizia francese ha espulso una ragazza dalla mia classe. Sono svedese – dichiarava ogni volta che aveva a presentarsi. Era Somala e lo si vedeva e con un passaporto che il padre aveva comprato a Gibuti e con quattro domande d’asilo tutte rifiutate. E quando lei mi rispondeva sono svedese, come facevo io a non pensare, nei giorni che hanno seguito la morte di Pestalozza, a quella mia risposta “Ockeghem mi interessa… ma lui non fa che voltarmi le spalle” che avrei dovuto aggiungere.
    In quel viaggio in treno per Milano c’era poi stata anche quella signora che andava “alle olive” e che si sarebbe fermata a Pisa a comprare “le pizzelle”. Tre mondi in una mattinata. Te ne sono grato ancora oggi Marco per quel viaggio.
    Un caro saluto
    Simone

  2. marcolenzi said

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