Sull’insegnamento

27 luglio 2019

40. gianni e alberto sotto un nembo minaccioso copia

Funziona così. Viene a studiare con te un adolescente come tanti, appassionato della musica di Einaudi e acerbo autore di composizioni nello stile del suo idolo. Te le fa ascoltare con un certo timore ma anche con una punta di orgoglio, com’è ovvio che sia. Le ascolti con la massima attenzione e col massimo rispetto verso il ragazzo. Alla fine fai un sorriso, gli dici ‘bravo’, gli dai dei consigli e dei suggerimenti su come modificare quelli che ti sono sembrati i punti più deboli del brano. Lui presto – siccome è venuto a studiare con te perché vuole studiare con te, perché è interessato a te e ripone fiducia in ciò che puoi insegnargli – ti farà la domanda per lui più difficile: ti chiederà che cosa pensi di Einaudi. E te, siccome non sei uno stronzo né un imbecille, gli dici che apprezzi quello che fa, che è musica semplice e che arriva a molti e questo è un pregio. Lui sarà molto felice di questa tua risposta. Poi gli dici però che secondo te ha un difetto (uno solo): non è molto originale. Lui sarà un po’ dispiaciuto di questo, ma ti ascolterà incuriosito. Sarà curioso di sapere cosa vuoi dire e come andrai avanti col discorso. Allora gli fai sapere che, sì, la musica di Einaudi si ispira alle nuvole del cielo e alle onde del mare, e che tutto questo è molto bello, ma secondo te lo fa modellandosi a uno standard che si trova fuori della sua coscienza, a uno standard che esisteva già prima perché qualcun altro l’aveva già, per così dire, ‘preconfezionato’ per noi. E questo non è molto interessante. E’ più interessante quando un artista cerca nuove strade, soprattutto la ‘propria’ strada, la sua personale. E allora gli fai l’esempio di Feldman e del suo curioso brano Madame Press died last week at ninety, raccontandogli di com’è stato composto, di quali furono le idee che lo ispirarono. E non ti metti a parlargli di teorie, di sistemi o di scale, no, gli racconti semplicemente che un giorno Feldman telefonò alla madre e la prima cosa che questa gli disse fu che la Signora Press era morta la settimana precedente a novant’anni. Ora, siccome la Signora Press era stata la prima insegnante di pianoforte di Feldman e lui le era rimasto molto affezionato, allora Feldman cosa fece, prese la carta pentagrammata e scrisse novanta battute, ciascuna rappresentante un anno della vita della sua insegnante di pianoforte, e in ciascuna battuta ci mise un intervallo di terza maggiore discendente, intervallo che ricorda il suono del cucù o del campanello, come a segnare l’inesorabilità degli anni che passano, ogni volta accompagnato da un accordo diverso, a sottolineare i cambiamenti della vita. A un certo punto, corrispondente all’incirca agli anni durante i quali lui fu suo allievo, il suono si fa un poco grottesco e ironico, prendendo proprio le sembianze di un orologio a cucù, per poi riprendere la sua placida deriva verso la fine, un po’ più velocemente perché, si sa, gli ultimi anni della vita passano più in fretta dei primi. Riempite le novante battute, vi aggiunse, infine, una battuta all’inizio e una alla fine, entrambe con un piccolo arpeggio di celesta, a mo di siparietto: la nascita, appunto, e la morte della Signora Press, Vera Maurina Press, prima insegnante di pianoforte di Morton Feldman.
A quel punto il tuo allievo ti guarderà con uno sguardo che non avevi ancora mai visto nei suoi occhi. Ti chiederà, ovviamente, di fargli ascoltare questo brano, e quando l’avrà ascoltato non sarà più la stessa persona, che gli sia piaciuto oppure no. Si dimenticherà totalmente di Einaudi e comincerà a cercare altre strade, sperando di trovare la sua.
Ecco come si fa a rovesciare le persone come un calzino. Non c’è bisogno di essere dei geni o degli eroi. A volte basta far loro ascoltare o vedere qualcosa di diverso da ciò che hanno sempre visto o che ti fanno sempre vedere. Una roba di mezz’ora, insomma, al massimo di un pomeriggio.
Ecco come funziona.