La logica del mercato

30 agosto 2017

La logica del mercato è una logica stupida perché si basa sull’idea bislacca che, se uno fa una cosa carina, cioè che piace a un pubblico che la compra, allora può fare altre cose carine. E’ una logica rigida e cieca che può annientare chiunque. Syd Barrett, per esempio, ci perse il cervello. Siccome un giorno fece una cosa carina, una canzone intitolata Arnold Layne, allora gli chiesero di farne subito un’altra che fosse almeno altrettanto carina e lui fece See Emily play, che era in realtà molto più carina della precedente e infatti vendette molto di più. Ma già dopo See Emily play, che era la seconda cosa carina che fece, non riuscì più a fare cose carine. Per quanto si sforzasse, spronato dagli amici che si aspettavano da lui cose carine, non vi riuscì. Fece Scream thy last scream, che era però una canzone più bizzarra che carina, e quindi non andava bene; poi Vegetable man, ancora più bizzarra, quindi Jugband blues e infine Apples and oranges, nessuna delle quali venne giudicata abbastanza carina da esser pubblicata a parte quest’ultima, che fra tutte sembrava quella un minimo più carina e che infatti, a differenza delle altre, venne pubblicata. Ma le vendite, com’era abbastanza prevedibile, andarono male. Allora Syd Barrett smise del tutto di pensare a fare cose carine e cominciò a fare un po’ quel che cazzo gli pareva. Fece addirittura una canzone talmente assurda da non poter neanche essere registrata perché ogni volta che la suonava cambiava gli accordi. Si intitolava Have you got it yet? (“Avete capito, ora?”). Così fu estromesso dal gruppo. Giocando la carta del cantautore schizofrenico, cioè una carta che qualcosa fa vendere anche se non tanto quanto le cose carine, il mercato gli concesse di registrare un paio di raccolte di sue canzoni, di lì a un paio d’anni, che vendettero qualcosina. Poi più nulla, fece fagotto e se ne tornò a casa da su’ madre. Finché un suo amico, che lavorava per la casa discografica per la quale in passato Syd Barrett aveva fatto cose carine, non chiese alla casa discografica stessa di provare a vedere se Syd Barrett fosse ancora in grado di fare cose carine. “Mah, va bene, prova”. Syd Barrett tornò in studio e provò a fare cose carine ma venne fuori un troiaio immondo. Pochi frammenti senza costrutto, uno dei quali si intitolava If you go, don’t be slow. Così sparì del tutto e definitivamente.

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